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Gennaio 2018 . L’incontro con la Libera Scuola di Agricoltura Sinergica ‘Emilia Hazelip’

Una volta tornato in terra di Romagna rientro giorno dopo giorno nei ritmi dell’Orto Entelekia e intanto l’Autunno avanza, divenendo Inverno. Una bella mattina di nebbia e di sonno ricevo una chiamata di Antonio che mi dice: ‘Hey Alex, come stai? A gennaio c’è il prossimo incontro tra i docenti della Scuola. Gli ho parlato di te e gli ho detto che ti avrei invitato per presentarti ufficialmente. Vuoi venire?’.
Non mi sembra vero. Mi trafigge un’emozione che mi toglie il fiato e quasi tutte le parole, ma dal diaframma riesco ad esclamare ‘Assolutamente sì!’.
In quel momento la mia percezione del tempo subisce un duplice mutamento, da un lato sembra che tutto si sia fermato; dall’altro i giorni passano in un lampo, tant’è che mi trovo già in viaggio verso Borgo Taro, destinazione fissata per questo incontro. Al volante c’è il silvantropo Michele, al passeggero c’è l’elfica Erica e nei sedili dietro ci sono io assieme alle valige e alle verdure raccolte con fierezza dai nostri orti.
Il viaggio dura più di quello che immaginavo infatti avrei giurato d’esser giunto in alta Italia, ma poi scopro che Borgo Taro è sempre in Emilia-Romagna! Pazzeschissimo!!..

Accompagnati dalla luce del tramonto che combacia con l’apparizione delle prime stelle arriviamo al  casale, situato in mezzo alle colline in un panorama incontaminato e mozzafiato. Stefania ci accoglie e ci fa strada verso l’ingresso.
Accanto alla porta ci sono due sacchi stracolmi, uno di noci e uno di mandorle, visione che emana prosperità e ricchezza. Percorriamo un breve corridoio che termina con una porta a vetri attraverso cui si intravedono le sagome di alcune persone, tra cui riconosco Antonio. Entriamo, la stanza è intrisa di una luce calda e di un’atmosfera accogliente. C’è un tavolo lunghissimo messo in diagonale in cui sono seduti i membri della Scuola. Gli unici posti ancora liberi sono i nostri e lungo il tragitto per raggiungerli facciamo un giro di saluti.

La prima persona che incontro è Anna Fanton. Nel momento in cui ci presentiamo stringendoci la mano e guardandoci negli occhi sento risuonare una vibrazione sottile e nitida al tempo stesso. Per quanto sia veloce la tempistica rimango profondamente colpito da questa percezione e la continuo a portare dentro mentre incontro le altre due Anna (la Satta e la Benzoni), Angelo, Luciano, Marco, Lello e Alessio. Ritrovo con grande piacere anche Marilia e Laura che avevo già conosciuto al primo corso a Ronchi dei Legionari nel 2015 e in fine ecco Antonio che con uno sguardo e un abbraccio, in un istante concilia questi mesi di lontananza.

Pongo attenzione in questo attimo e nel tempo di un respiro contemplo quanto sia veramente incredibile il fatto di essere qui, immerso in una realtà che fino a ieri studiavo sui libri e vedevo nei video, ma ora ci sono dentro, dal vivo. Sto respirando la stessa aria che respirano loro, le persone che hanno conosciuto direttamente Emilia e che hanno dato vita alla Libera Scuola di Agricoltura Sinergica. Se sono qui è prima di tutto grazie ad Antonio. Ancora una volta mi fa sentire la fiducia che ripone in me e questo ha un valore inestimabile.
Mentre un senso di calda gratitudine mi pervade la schiena e il torace  mi accingo a prendere posto, è il momento di iniziare la riunione. Mi colpisce fin da subito l’atmosfera calma e lenta con cui si affrontano i punti del programma che sembrano essere veramente troppi per un incontro di appena 3 giorni!

Iniziamo a raccontarci, uno alla volta, presentando la propria identità, la propria storia, il proprio percorso, i propri progetti, le proprie intenzioni.
Esordio ringraziando tutti per l’accoglienza ed esprimo il valore che questo incontro ha per me, a partire dal fatto che mi aiuta a ricordarmi che ci sono altre persone a muoversi nella stessa direzione in cui mi sto muovendo io, cioè verso la terra, in risonanza con la natura. Li ringrazio perché in questo mi fanno sentire meno solo. Luciano rompe l’attimo di silenzio che si era creato con la sua voce gentile e calda dicendomi sorridente “no Alex, non sei solo”.

Slittiamo in questa atmosfera di condivisione e tranquillità fino a notte fonda mentre gradualmente ogni tanto qualcuno si ritira per dormire e l’assemblea muta spontaneamente in un dialogo dinamico che si sposta dal tavolo all’angolo della stanza dove ci ricollochiamo. Mi trovo nuovamente con Anna Fanton che mi racconta di una tecnica da lei utilizzata: la semina di senape e facelia messa lungo un piccolo solco che segue il perimetro esterno dell’aiuola. Mi spiega che queste piante creano una barriera viva capace di frenare l’avanzata delle erbe spontanee che dai camminamenti cercano sempre di ricolonizzare le aiuole. Ovviamente questa tecnica va consociata comunque al controllo manuale delle erbe spontanee, ma è veramente molto interessante! Mi dico che la proverò sicuramente!
Continuiamo a chiacchierare in questa bella atmosfera di convivialità finché diventa veramente troppo tardi e ci auto obblighiamo ad andare a dormire anche se tutti saremmo voluti rimanere svegli a oltranza.

Raggiungo la camera che condivido con Luciano, coricato in un letto singolo, e Lello, nel suo sacco a pelo nel letto matrimoniale. Mi sistemo accanto a lui muovendomi lentamente, con assoluta delicatezza per non rischiare di disturbare minimamente il suo sonno. Come una piuma appoggio la testa al cuscino e faccio un respiro profondo che sboccia in un sentimento di contemplazione. Nella camera riecheggia il russare di Luciano e di Lello in una melodia piacevole che concilia il sonno, poi improvvisamente Lello fa uno scatto nervoso e quasi mi arriva con un gomito in faccia. Lo guardo e capisco subito che non sarà un episodio autoconclusivo, infatti passa tutta la notte tra il respiro affannato e i pericolosi scatti involontari. Cerco di appisolarmi, ma cerco di non chiudere mai completamente gli occhi e tengo la guardia alzata per parare i colpi provenienti dal suo sonno tormentato.
Al mattino risvegliatomi sano e salvo gli dico ‘Lello non ho mai visto nessuno dormire in maniera così affannata come te questa notte!’ e lui risponde un po’ divertito e un po’ imbarazzato, con un sorriso intriso di energia distesa e serena, del tutto pacifica e benevola, assolutamente non riconducibile all’imprevedibilità del combattente notturno!

Scendiamo raggiungendo gli altri, qualcuno sta facendo colazione, qualcuno è fuori a prendere un raggio di luce proveniente dalla Stella Madre che sorge benevola. Tra questi c’è Antonio e colgo il momento per raccontargli dell’orto fatto a ottobre ad Avignonesi; di come lui mi sia mancato in quei giorni e di come al tempo stesso abbia sentito a distanza la sua presenza che mi ha dato forza e coraggio per affrontare quell’esperienza, spaesante senza la sua vicinanza fisica, ma nel complesso una bella e importante avventura che mi ha fatto crescere. Gli racconto degli esperimenti fatti con le aiuole pacciamate in due strati (prima il cippato e poi la paglia) e dell’irrigazione in 4 linee (posizionata sotto la paglia, ma sopra al cippato). Lui esprime apprezzamento incoraggiandomi a sperimentare, a esplorare le sconfinate possibilità dell’Agricultura Sinergica, ricordandomi però di essere chiaro nel momento in cui parlo di queste cose ad altre persone, specificando bene il confine tra le tecniche codificate da Emilia e quelle che invece fanno parte della mia personale ricerca. Questa considerazione mi fa rendere conto di come coi gesti di tutti i giorni mi stia inoltrando in un territorio in un certo senso ancora inesplorato e questo mi trasmette entusiasmo intenso. Mi evoca l’immagine di un albero possente, solido, dalle radici profonde, dai rami strutturati e al tempo stesso in continua crescita, in continua evoluzione.

Proprio in quel momento dico ad Antonio che non vedo l’ora di vivere una nuova esperienza con lui, un nuovo corso insieme, e proprio in quel momento lui mi fa capire che potremmo andare avanti così una vita intera, ma è giunto il momento di concludere il mio percorso di formazione iniziando un cammino in equilibrio sui miei passi. Nel frattempo si è fatta l’ora di riprendere l’assemblea e ci richiamano all’appello. Durante tutta la mattinata sento muovermisi dentro un dualismo: da un lato un senso di tristezza all’idea che quest’esperienza con Antonio finisca qui; dall’altro la metaforica consapevolezza che una gravidanza dura più o meno 9 mesi e ad un certo punto bisogna pur fare il ‘salto di fede’. Nel pomeriggio dopo la pausa pranzo riprendiamo il discorso e, con la profonda pacatezza che lo caratterizza, Antonio mi fa riflettere sul fatto che il mio passaggio da allievo a insegnante non determinerà la fine né del nostro rapporto umano, né del nostro percorso. Avremo ancora occasione di vivere nuove esperienze assieme.
Le sue parole mi arrivano dentro riecheggiando in profondità e dissolvono la tristezza, rimane unicamente il colore e il profumo della fiducia verso quello che verrà.
Come ultima cosa Antonio mi dice che per compiere il prossimo passo di questo percorso devo chiedere ad uno dei docenti della Scuola di accompagnarmi come ‘supervisore’ in un corso dove io condurrò gli allievi nell’esperienza teorica e pratica didattica. Così il docente accompagnatore potrà valutare con sguardo imparziale il mio grado di capacità e di predisposizione all’insegnamento dell’Agricoltura Sinergica. Dentro di me sento chiaramente chi è la persona con cui vorrei vivere questa esperienza e compiere questo passo.

L’assemblea riprende e prosegue serenamente fino all’ora di cena dove degustiamo ancora una volta le prelibatezze preparate con cura da Stefania e Luca, accompagnate dalle insalatone fatte con le verdure provenienti dall’azienda di Michele e dall’orto sinergico Entelekia (fierezza!).
Dopo cena si ricrea una situazione di chiacchiere tranquille e mi trovo nuovamente vicino ad Anna Fanton, le racconto ciò che mi ha detto Antonio e le esprimo il mio sentire: vorrei che fosse lei ad accompagnarmi nell”esame finale”. Mentre le parlo guardandola negli occhi sento nuovamente quella vibrazione positiva che mi ha evocato nel momento in cui l’ho incontrata per la prima volta. Lei sembra contenta per questo mio slancio e si rende disponibile a questa opportunità.

Ancora una volta non mi sembra vero. A pensarci bene è disarmante la naturalezza con cui tutto questo sta accadendo, la spontaneità con cui quel desiderio, espresso qualche anno fa, attimo dopo attimo sta diventando sempre più una vivida realtà.
Ancora una volta nel mio giardino interiore sboccia la gratitudine.

Passo la notte in un sonno beato, ma così beato da contagiare il buon Lello che questa volta risuona con me nella compostezza pacifica.
Al mattino è giunto il tempo delle conclusioni e dei saluti. Ci diamo appuntamento per ritrovarci a maggio nel lago di Nemi dove Anna Fanton sta curando un mega orto sinergico, poi gradualmente ognuno riprende la via di casa. Lungo il viaggio di ritorno mi accompagna la calda sensazione di fiducia che Antonio ripone in me e ancora una volta rimango senza parole. Mi rimane unicamente la voglia di dimostrargli che la sua fiducia è ben riposta.

Ritorno in terra di Romagna segnato indelebilmente. Porto con me il calore che questo incontro mi ha regalato, riassunto in una fotografia: questa esperienza voglio ricordarla così.

sinergici

Diario Dell’Orto – Capitolo 10 (Agosto-Ottobre)

articolo in allestimento
(in tragico ritardo)

Agosto continua sulla scia di Luglio: il caldo incessante sfiappolisce la voglia di lavorare mentre le giornate volgono alla contemplazione e alla raccolta.
Una plumbea mattina di inizio Settembre quando sta per piovere ci turbofiondiamo nell’orto a raccogliere l’agognato mais multivarietale

SONY DSCVista l’uggiosità di questa estate _ che ci ricorda tanto quella del 2014 _ raccogliamo le pannocchie anche se non sono completamente secche: preferiamo farle asciugare al riparo dalle piogge obnubilanti che a questo punto rischiano solo di generare muffe o marciume!SONY DSCEd eccoci in uno di quei momenti di antica e nuova tradizione contadina: l’attimo prima di aprire il sigillo in cui la Natura ha confezionato i chicchi di Mais. Sfoderando le foglie che rivestono le pannocchie riviviamo la sensazione di entrare a contatto con qualcosa di straordinariamente nuovo, appena sfornato, fresco di stampa, come quando da bambini sbustavamo le figurine o quando spacchettavamo i regali di natale: infervorati dalla curiosità di vedere quale rarità ci attende..

Un’esperienza sublime sboccia dalla visione delle forme e dei colori che testimoniano la miracolosa magnificenza della biodiversità

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Tutto questo non è scontato, anzi..
è un vero successo!!

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Queste poche pannocchie incarnano lo sforzo delle piante più rustiche e più adattive del progetto ‘Culla Genetica’ avviato con la semina primordiale ad Aprile. Una volta che saranno ben asciutte selezioneremo i migliori chicchi conservandoli per l’anno prossimo, ma intanto _ visto che dall’orto continuiamo a raccogliere pomodori _ incominciamo salvando i loro semi.SONY DSCTra le numerose varietà antiche coltivate quest’anno troviamo anche delle sorprese inaspettate: delle nuove varietà nate in sede Entelekia grazie alle imprevedibili impollinazioni incrociate. Tra queste, due ci colpiscono in particolare e guardando attentamente i loro frutti ipotizziamo l’albero genealogico dei loro genitori

Per il momento una la cataloghiamo come l’incrocio tra il Ropreco con il Cuore di Mamma e l’altra come l’incrocio tra il Cuore di Mamma e il Grappolo Plus ( che a sua volta era già una selezione di una variante del Grappolo Abruzzese ). Entrambe le varietà sono caratterizzate da una polpa soda e carnosa tipica del Cuore di Mamma. Per i sapori invece… non ci sono parole per descriverli!
Riponiamo i bicchierini con i semi al buio in attesa che avvenga l’alchemica fermentazione

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Fine Agosto, un bel giorno nell’esatto momento tra la piena fruttificazione estiva e il nitido concretizzarsi del sentore autunnale, improvvisamente si apre un portale verso un lungo viaggio …

[ link prossimamente disponibile ]

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Dal lungo viaggio ritorno solo a inizio Ottobre, trovando l’orto nella sua fascinosa, trasandata e introspettiva veste autunnale addobbata fedelmente dai funghi nati spontaneamente tra la pacciamatura legnosa intenta a decomporsi 

Ad accompagnare questo magico momento _ intriso di intensi profumi caratteristici della gloriosa ciclicità stagionale _ è il pungente e balsamico pepe rosa, nato da un seme ricevuto in dono qualche anno fa da Angelo del Giardino Botanico Officinale del Duomo di RavennaSONY DSCPrima di farne esperienza, non avremmo mai potuto capire come il semplice fatto di aggirarsi in un piccolo orto possa diventare un viaggio attraverso lo spazio-tempo, verso le memorie risvegliate dalle connessioni umane, instaurate con le persone incontrate nel cammino della vita ed impresse negli strati più profondi della propria interiorità.
SONY DSCOttobre, certi giorni il vento spazza via le nubi e la luce della stella madre torna a farci sentire l’estate. Le creature della terra rispondono prontamente

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Sotto questa luce calda contempliamo la fragrante abbondanza che si sta manifestando nell’orto sinergico Entelekia:
Eccone alcuni assaggi!

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radicchio rosso a palla
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cicoria catalogna
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radicchio rosso pintone
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broccoletti
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cavoletti di bruxelles (in arrivo)
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zucche ( figlie della patisson e padre ignoto )
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cavolo cappuccio bianco
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cavolo riccio
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cavolo verza

Mentre contempliamo la loro forma compiuta
ricordiamo il momento in cui a maggio li seminavamo
vedendoli venire al mondo.

Un altro respiro arriva
e con esso
la delicatissima percezione
della straordinaria magia
che regola tutto ciò

continua …

 

 

Diario dell’Orto _ quinto anno _ capitolo 9 (luglio)

SONY DSCLuglio, giorno dopo giorno le piogge diminuiscono ed il caldo aumenta, così spossante da sciogliere completamente la voglia di lavorare. Ci sentiamo sfiappoliti, sgnappiti, sghimberlati.
Luglio, mese di raccolta e di osservazione.
SONY DSCCominciamo dalla serra-veliero, dove un pomodore ‘Cuore di Mamma’ socializza con le ‘Cipolle di Alife’. Da questo panorama possiamo ora spostarci simultaneamente verso due frangenti:SONY DSC

1
I POMIDORI

 

Mentre in serra hanno cominciato a maturare a metà giugno, nell’orto hanno iniziato ai primi di luglio. Le prime varietà che arrivano a colorare l’estate sono appunto il ‘Cuore di Mamma’ e il ‘Verna Orane’

 

Subito dopo arrivano a maturare anche i primi pomodori nel ‘tappeto volante’ avviato a maggio. Con queste piccole grandi ondate di raccolto avviamo le prime autoproduzioni di conserve per l’inverno
(che soddisfazione)

 

2
LE CIPOLLE DI ALIFE

 

Quando le cipolle ‘abbassano la testa’ capiamo che è il momento di raccoglierle e man mano che le tiriamo fuori dalla Terra rimaniamo sempre più meravigliati!
Sono cresciute in 4 mesi, in appena 3 metri di aiuola, grazie al Sole, alla Terra, all’Acqua e alla Magia che rende possibile tutto ciò
SONY DSCDopo un periodo di essiccagione prima al sole e poi al riparo, è il momento di intrecciare. I primi bulbi intrecciati sono i piu ‘belli’, i più ‘rustici’, quelli che teniamo ‘da seme’ per riprodurre le nostre varietà adorate, tra cui appunto la Cipolla di Alife, ma anche l’Aglio Biancone di Romagna che ora è già alla seconda generazione in sede Entelekia!SONY DSCAnche per lo Scalogno Tondo Americano questo è il secondo anno di rinnovamento varietale con tecniche di Agricoltura Sinergica. Volta dopo volta queste varietà diventano sempre più adatte al nostro terreno, al nostro modo di coltivare, alla nostra energiaSONY DSCE poi torniamo nell’orto, dove troviamo i pennacchi del mais e le prime pannocchie ad accoglierci festosamente, queste piante erano state seminate quasi scherzosamente un po’ quì e un po là.
Osservando ci accorgiamo di una dinamica molto significativa…

 

Prendiamo come punto di riferimento “l’aiuola lunga nord”.
Nel primo tratto vediamo che il mais cresce rigoglioso fino a sconfinare nelle fronde della vegetazione arborea che ricopre l’aiuola (frangente A)

 

Pochi passi più avanti invece, appena usciti dal tratto riattivato a marzo, il mais si presenta drasticamente sottosviluppato (frangente B).

dsc02993.jpgEbbene, il seme di mais utilizzato è lo stesso, seminato nello stesso momento. Anche le consociazioni sono le stesse. L’unica cosa che cambia nei due frangenti è il modo in cui è stato preparato il suolo:
nel frangente A
il suolo è stato recuperato a marzo partendo da un terreno rimasto inerbito per decenni, lavorato con tecniche finalizzate a valorizzare l’humus superficiale e a rispettare la stratificazione del suolo (infatti l’aiuola è a piano terra);
nel frangente B
il suolo è stato recuperato nel 2014 partendo dallo stesso terreno rimasto inerbito per decenni, ma all’epoca avevamo sbadilato e sbidonato per formare l’aiuola rialzata.
Ad oggi di fronte a questo significativo risultato arriviamo a capire, o a pensare, che un elemento estremamente determinante per la crescita delle piante è l’integrità dell’humus superficiale (quando c’è) o comunque l’integrità della stratificazione del suolo.
SONY DSCSull’onda del mais sperimentale andiamo nello squadro in cui facemmo la semina primordiale per il progetto ‘culla genetica’ (frangente C)
Qui il terreno praticamente non ha traccia di humus, e qui non abbiamo fatto alcun tipo di intervento sul suolo tranne un foro praticato nel terreno per inserire il seme di mais. Ebbene, qui le piante sono meno sviluppate e meno produttive rispetto al frangente B, ma sono più sviluppate e più produttive di quelle nel frangente A.
Questo terzo risultato ci conferma quanto affermato pocanzi riguardo all’importanza dell’integrità della stratificazione del suolo.

 

A pochi passi dal mais primordiale, con la stessa logica avevamo piantato le patate con la trivella manuale, lasciando indisturbato il suolo tranne nel punto esatto in cui dovevamo inserire il seme nel terreno.
Dopo pochi mesi dalla semina ecco che raccogliamo le prime patate, sode e saporite come non mai
e soprattutto, totalmente naturali.

SONY DSCE ora torniamo nelle aiuole dell’abbazia dei pomodori, dove l’inerbimento tappezza i camminamenti ( e in realtà si espande anche sulle aiuole ). Ricordiamo che a maggio avevamo trapiantato in via sperimentale delle bietole, dei sedani, dei cavoli vari nella linea 2,5 mentre l’aglio e lo scalogno erano ancora rigogliosi nelle linee 2 e 3. Dopo la raccolta dell’aglio e dello scalogno, le piante nella linea 2,5 hanno ricevuto più luce e sono cresciute recuperando velocemente.

SONY DSCAllo stesso modo anche le piante trapiantate in linea 1 dopo la raccolta delle fave stanno crescendo bene. Aggirandoci nelle aiuole vediamo però che ci sono diverse zone rimaste vuote dalla raccolta delle alliacee, così scostiamo un po’ la pacciamatura legnosa e praticando delle aperture con la trivella manuale mettiamo a dimora nuove piante di bietola, lattuga, finocchio e cicoria, comprate gratis dal nostro vivaio autoprodotto.

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SONY DSCEcco, adesso sì.
Adesso su ogni aiuola si sta innescando ‘il ciclo delle età’, dove coesistono piantine giovani, piante già avviate, piante prossime al raccolto e piante andate a seme, ora verso il termine del loro percorso vitale.

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Un altro mese arriva al tramonto, e la gratitudine continua ad accompagnarci in questo percorso nell’orto entelekia
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continua …

dal deserto alla foresta

Questa storia
parla di una promessa seminata molti anni fa:
‘quel deserto un giorno sarà una foresta’

parla della magia con cui l’universo rimescola costantemente le sue carte fino ad aprire le porte verso la realizzazione di quella promessa

parla della follia con cui il team entelekia si è lanciato, con fiducia, attraverso quelle porte

era il 2010
in quella campagna africana guardandosi attorno si scorgeva polvere e desolazione a 360 gradi

l’incontro con un rabdomante ha permesso di trovare il punto esatto in cui cercare l’acqua

la ricerca prende forma con una serie di problemi insormontabili
e magiche risoluzioni

finché un bel giorno nel 2012 siamo arrivati all’acqua
che è tornata a scorrere sulla terra

da quel momento
la possibilità
è diventata
realtà

il deserto
ha iniziato
la sua
trasformazione

ancora oggi l’universo rimescola le sue carte

e il team entelekia
fiducioso
rimane pronto
a cogliere il momento in cui
nuove porte
si apriranno

Diario dell’Orto – quinto anno – capitolo 8 (giugno)

SONY DSCGiugno, mese di grande rinnovamento per le aiuole dell’orto Entelekia che sono pronte all’alchemica trasformazione transitoria dalla modalità estiva a quella autnnale

SONY DSCcominciamo però osservando come procede l’esperimento del “tappeto volante” avviato a maggio

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I pomidori si mostrano determinati e rigogliosi, il trapianto con la trivella manuale ha permesso un efficace attecchimento delle radici al suolo

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a volte un po’ d’acqua scende dal cielo, altre volte invece glie la diamo noi manualmente. ed ecco già che i primi frutti iniziano a prendere forma

SONY DSCaccanto al tappeto volante ecco l’aiuola 11, avviata a marzo ( vedi secondo capitolo del video percorso ) dove i piselli rampicanti di Zollino sono arrivati alla fine del loro ciclo vitale. Dopo la loro raccolta nella linea 1 potremo già iniziare a trapiantare del cavolo riccio per la raccolta a mungitura durante tutto l’autunno e l’invernoSONY DSCintanto le cipolle di Alife continuano a crescere assieme al sedano e alle erbe spontanee che dalla parte del camminamento iniziano a dilaniare la pacciamatura, ma ormai possiamo aspettare con calma il raccolto delle cipolle senza più bisogno di intervenire nel frattempo con il diserbo manualeSONY DSCnell’aiuola 8 dopo aver raccolto le ultime lattughe a maggio abbiamo trapiantato pomodori, zucchine (in linea 2,5) e mais (in linea 1)SONY DSCsempre con spirito sperimentulo approcciamo diversamente le due metà dell’aiuola: a ovest per ora applichiamo il proverbiale ‘non fare’ lasciando crescere le erbe spontanee in sinergia con le piante coltivateSONY DSCa est invece applichiamo ‘il fare’ e interveniamo sulla crescita del convolvolo e compagnia bella, pacciamando abbondantemente con paglia subito dopo.
Pomodori, zucchine e mais ringraziano vistosamente!
SONY DSCper l’appunto: ad ovest i pomodori sono ancora in fiore mentre ad est stanno già iniziando a fruttificareSONY DSCorbene, arriviamo alle aiuole dell’abbazia laddove scalogno ed aglio sono pronti per il raccoltoSONY DSCnel caso delle scalogne lo capiamo dal fatto che ha ‘piegato la testa’, segnale fenologico così chiaro da abbattere ogni barriera linguisticaSONY DSCestirpiamo il primo ceppo dal terreno come fosse la spada nella roccia e con grande sorpresa troviamo un grappolo di scalogni ben formati e sani.
mossi da entusiasmo implacabile misto a stupore reverenziale procediamo raccogliendo tutta la linea e ci rendiamo conto di come pochi metri di aiuola siano in grado di dare un raccolto significativo!
SONY DSClo scalogno tondo americano ci ha dato grandi soddisfazioni, mentre quello francese è rimasto significativamente più sottosviluppato anche se i suoi sforzi sono comunque molto apprezzabiliSONY DSCl’anno prossimo probabilmente risemineremo in gran parte lo scalogno tondo americano e solo (o addrittura) in piccola parte quello francese per dargli un’altra possibilità all’interno del percorso di adattamento varietale alle tecniche colturali dell’Agricoltura SinergicaSONY DSCcon l’aglio invece il tratto fenologico che ci fa capire il punto di maturazione è il grado di siccità delle foglie. quando a partire dal basso contiamo almeno tre foglie secche allora è per noi il momento di raccogliere, soprattutto se la stagione è frequentemente piovosa come quest’anno ( o come il memorabile 2014 )SONY DSCse la stagione fosse piu asciutta avremmo potuto aspettare ancora un po’ per raccogliere aglio e scalogno, ma in questo caso preferiamo raccogliere un po’ prima avendo un raccolto sano anziché un po’ dopo avendo un raccolto sulla via della marcescenzaSONY DSCallestiamo in un lampo lo spazio per far asciugare il raccolto, conferendo a tutto l’ambiente domestico uno straordinario aroma aglinoSONY DSCogni tanto diamo una rimescolata per rigirare i bulbi affinché possano asciugarsi tutte le eventuali zone umide, ed è proprio mentre siamo intenti a prenderci cura di questo significativo e commovente raccolto che ci balena l’intenzione di fare un bilancio di riferimento per ogni singola aiuola, cominciamo con l’aiuola zero ad esempio, dove in inverno seminammo fave in linea 1 e aglio biancone in linea 2,5 ( un’unica linea poiché a ridosso di un camminamento stretto, con un bulbo seminato ogni 10 centimetri ).SONY DSC su circa 60 bulbi seminati ne abbiamo raccolti ben 50. dei 10 mancanti alcuni li avevamo raccolti precocemente per l’irrefrenabile curiosità di controllarne lo stadio di crescita e gli altri li hanno mangiati i topazzi. a tal proposito considriamo quanto sia stato efficace l’intervento con il coltellaccio per demotivare i rosicchiatori del sottosuolo (vedi capitolo 4 del video percorso)SONY DSC in passato quando di fronte alla presenza di topazzi alzavamo le mani pensando ‘vige la regola del non fare’ arrivavamo a raccogliere forse 10 bulbi su 60,
ma l’enorme differenza che c’è tra l’una e l’altra condizione non è solo in termini di raccolto, ma è prima di tutto in termini di libertà:
nel proprio ‘orto del non fare’
sentirsi liberi di fare
ed è a quel punto che il ‘non fare’ si trasforma: da dogma diventa una scelta,
quindi: essere liberi di scegliere quando fare e quando non fare
SONY DSCcosì di 50 teste d’aglio raccolte ne contiamo 16 fenotipicamente ‘perfette’ ovvero fedeli al loro codice genetico nella massima espressione in un contesto di coltivazione naturale (e di piantumazione fitta). queste 16 le teniamo da seme per riprodurre il gene varietale dalle piante che sono state in grado di dare il massimoSONY DSCi restanti 36 bulbi invece sono quelli destinati all’uso alimentare, di cui 21 sono come gli altri da seme, solo un po’ più piccoli, mentre 13 per la prima volta presentano il gambo duro di chi stava cercando di fiorire: tratto molto insolito per questa varietà che ‘di solito’ non va a seme.
(di questi 13 ce ne sono 3 che hanno sviluppato dei bulbini lungo il gambo, troppo artistici per non essere fotografati).
in questi anni abbiamo visto che l’aglio migliore dal punto di vista della conservazione è proprio quello che va a seme: poiché sviluppa al centro un gambo secco circondato da un unico anello di spicchi ben formati.
SONY DSCinvece quello che non va a seme al centro produce un agglomerato di bulbilli sempre più piccoli, e spesso è da questo globulo che uno di questi spicchietti inizia a marcire intaccando l’intera testa. così ci diciamo che anche da queste 13 piante andate a seme proveremo di ripiantare qualche spicchio l’anno prossimo per vedere prima di tutto se andranno nuovamente a seme, e poi per verificare l’eventuale migliore resistenza nella conservazioneSONY DSCed eccoli i ‘bacchetti’ dell’aglio, ancora distesi nei camminamenti dal giorno della raccolta. li avevamo recisi che il fiore era ancora chiuso, e ora li troviamo magicamente fioriti sebbene siano rimasti buttati là sotto al sole e alla pioggia per giorni, abbandonatiSONY DSCvedere la determinazione incondizionata della vita è sempre.. disarmante

SONY DSCquesti teneri bulbilli, oh come vorremmo che si riseminassero spontaneamente in giro per l’orto per poi spuntare all’improvviso, sorprendendoci (ed è già un’aspettativa)SONY DSCanche un fiore di scalogno rimasto a terra tra i pomodori dell’aiuola lunga sud sta continuando la sua vita fuori dal suoloSONY DSCè veramente sconvolgente la forza di questi fiori che ce la mettono tutta anche in condizioni del tutto irrazionali, nel senso: i bulbi li abbiamo già raccolti! ai fiori non resta che seccarsi ormai! e invece no.. SONY DSC..invece ogni attimo è un momento perfetto per mettercela tutta, fino all’ultimo respiroSONY DSCe così dopo aver raccolto aglio e scalogno (linea 2 e 3) e dopo aver tagliato raso terra le fave e i piselli  (linea 1) spuntano visibilmente i pomodori e l’aglione della Valdichiana in fioreSONY DSCora è il momento di ripopolare tutti gli spazi che si sono liberati grazie al festoso raccoltoSONY DSCci dirigiamo nella serra veliero per ‘comprare gratis’ le piantine autoprodotte nel piccolo vivaio domestico, ma appena entriamo troviamo già delle belle sorpreseSONY DSCi pomodori stanno iniziando a maturare! il primo in assoluto quest’anno è il Verna Orange, varietà indiana (spettacolare) reperita da Kokopelli nel 2014SONY DSCparallelamente constatiamo che i peperoncini (nati a febbraio nella serretta artificiale assieme ai pomodori) dopo essere stati travasati iniziano a ‘piazzarsi’ ben beneSONY DSCalcuni stanno fiorendo, ma altri iniziano già a fare i primi fruttiSONY DSCa differenza dell’anno scorso che per mille motivi i peperoncini andarono maluccio, quest’anno fino ad ora va tutto alla grande! e ne siamo gratiSONY DSCma eccoci nel vivo del vivaio avviato con semi di ‘sativa sementi’ dove troviamo:
bietole da coste gialle, rosse e bianche..
SONY DSC..cavoli ricci, broccoli, cavolini di bruxelles..SONY DSC..cavoli cappucci, cavoli verze, cavoli neri..SONY DSC..finocchi! ecco, iniziamo con loro!SONY DSCriprendiamo la geometria basilare della linea 2 e della linea 3 in cui trapiantiamo i finocchi a zig zag distanziandoli di 25 cm sulla filaSONY DSCallo stesso modo e seguendo le stesse distanze trapiantiamo anche i radicchi, in questo caso non solo nella linea 3 e 2, ma anche nella linea 1 in mezzo all’aglione ed ai mais riemersi dopo la raccolta delle faveSONY DSCcon i cavoli invece raddoppiamo la distanza sulla fila, e anziché metteli a zig zag tra la linea 2 e la linea 3 li mettiamo in una singola fila nella linea 2,5 (a metà tra la linea 2 e la linea 3)SONY DSCquesti sono esempi di come poter gestire ‘la fase alchemica’ che va dall’orto primaverile-estivo all’orto autunno-invernaleSONY DSCin questi casi il pattern che applichiamo è abbastanza ‘monocolturale’, ma se lo contestualizziamo nell’ecologia dell’aiuola in cui ci sono anche pomodori, mais, fagiolini rampicanti e aromatiche, ecco che già suona in un’altra tonalitàSONY DSCsenza contare gli spazi ancora da riempire con altra biodiversità
e senza contare gli spazi già riempiti dalle piante perenni sopravvissute alla fame dei topazzi riseminate liberamente in giro
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continua …

Diario Dell’Orto – quinto anno – capitolo 7 (maggio)

SONY DSCMaggio
il mese delle rose
e del sole
che ancora cede il passo al temporale
SONY DSCil mese in cui avanzare nella selva delle sperimentazioni, infatti nel pratino appena tosato iniziamo un nuovo progetto misteriosoSONY DSCper prima cosa stendiamo il più ampio, antico e prezioso tappeto di mia mamma..SONY DSC.. poi pazientiamo per circa dieci giorni. ora alzando il tappeto vediamo la gramigna sbiancata per la prolungata mancanza di luceSONY DSC
ora che l’impulso creativo delle spontanee è stato un attimino placato,
procediamo impugnando la fantasmagorica trivella manuale con cui facciamo una serie di buchi a circa 50 centimetri tra loro in ogni direzioneSONY DSCricopriamo il suolo con il tappeto, poi con un cutter apriamo una fenditura in corrispondenza di ogni buco sottostanteSONY DSCed ecco i protagonisti dell’esperimento, gli ultimi pomodori ancora in attesa di esser trapiantati, tutti nati da semi di preziose varietà antiche autoprodotteSONY DSCquesto esperimento da un lato è ispirato al metodo di Emilia Hazelip per ‘ripulire un suolo dalle erbe spontanee coltivando le patate sotto il cartone’; dall’altro invece richiama il leggendario metodo che Luciano Furcas usa nell’orto in terrazzo pacciamandolo con i tappetiSONY DSCin questo caso usiamo i pomodori al posto delle patate ed il tappeto al posto del cartone, limitando l’intervento sul suolo alla micro trivellanza seguita da un semplice trapianto innaffiato abbondantemente.
SONY DSCa qualche giorno di distanza ecco che i pomodorini sembrano reagire bene. ora che i nuovi nati sono affidati alla terra è il momento di ‘smollarli’ continuando comunque ad accudirli, ma senza appesantire e frenare il flusso con il peso delle aspettative o delle responsabilità.
SONY DSCcome dice Fukuoka: “il contadino è l’aiutante di Dio”, allora questi pomodori ( come tutto del resto ) cresceranno sì grazie alle nostre cure, bensì anche e soprattutto grazie alle leggi cosmiche e a quel potere da cui tutto nasce e che tutto regola.
ma allora.. non siamo soli ad accudirli!
siamo con l’intero universo!
SONY DSCe forse è questo il cuore della sinergia
è questo a far la differenza tra il far le cose sentendosi da soli e il far le cose sentendo la compagnia del tutto
SONY DSCe sentendo questa compagnia ogni volta che ce ne ricordiamo, ci spostiamo verso ovest dove incontriamo l’aiuola 11 avviata a marzo ( vedi il 2° capitolo del video percorso ) che vede ora il trionfo delle cipolle di alife consociate ai piselli di zollino e a qualche sedano appena arrivato.
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dopo un importante intervento manuale sulle erbe spontanee decidiamo di pacciamare con la paglia, che ora copre la pacciamatura legnosa e protegge l’humus naturale salvaguardato grazie alla particolare tecnica utilizzata per recuperare l’aiuola dal terreno inerbito.

(in questo caso la paglia aiuta anche a dare sostegno alle cipolle che tendevano a sbarandellarsi un po’ per tutti i versi)
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procedendo verso ovest invece, come nell’aiuola 10 ad esempio, per ora continuiamo a tenere la semplice pacciamatura legnosa gestendo periodicamente la crescita delle erbe spontanee tagliandole a livello terraSONY DSCcon gioia vediamo le lattughine trovare il loro posto in mezzo al putiferio dello scalogno da cui spuntano i mais più rustici, a cospetto delle prime freschissime fave, nate dai semi riprodotti e conservati l’anno scorsoSONY DSCa sud di questa aiuola vediamo che per la prima volta il melo cotogno sta facendo i frutti, che emozione sorprendente!SONY DSCprocedendo ancora verso ovest troviamo l’aiuiola 9 dedicata alle alliacee: cipolla estiva, aglio rosso e aglione della Valdichiana. SONY DSCqui avevamo già steso la pacciamatura legnosa ed ora stiamo teorizzando un prossimo intervento di controllo delle erbe spontanee seguito da una pacciamatura di paglia ( come nell’aiuola 11 )SONY DSCl’aiuola 8 invece (quella delle lattughe) è pronta per essere riattivata: tagliamo a livello terra tutte le rimanenze lasciando le radici nel suolo e ci prepariamo a trapiantare zucchine, pomodori e maisSONY DSCmentre ‘ripuliamo’ l’aiuola si sente un forte profumo di sottobosco e funghi, emanato dal suolo che da quando usiamo la pacciamatura legnosa finalmente inizia davvero a rigenerarsi!SONY DSCprocedendo oltre ecco l’aiuola 7, con l’albero di kaki al centro e tutte le varietà di aglio che prosperano, ospitando nel loro ‘sottobosco’ alcuni trapianti di lattughe, bietole e sedano da cui presto potremo già raccogliere foglie a mungituraSONY DSCSONY DSCeccoci giunti nell’abbazia dei pomodori, che ancora dei pomodori non è poiché attualmente ci sono fave e piselli a prosperare nella linea 1 di quasi tutte queste aiuoleSONY DSCquando quest’inverno progettavamo su carta il design ed il pattern per queste coltivazioni prevedevamo un diradamento delle fave e dei piselli in corrispondenza delle postazioni destinate ai pomodori, così da garantire spazio e luce a sufficienza per farli crescere bene fin da subitoSONY DSCperò ora che sarebbe il momento di diradare non ce la sentiamo, ci stringe il cuore all’idea di stroncare prematuramente la vita di queste belle gioie, così ci limitiamo a togliere giusto qualche foglia ( le più ombreggianti ) trapiantando i pomidori nelle posizioni predestinate dove si mimetizzano all’istanteSONY DSCinvece nelle linee 2 e mezzo di queste aiuole ( tra la linea 2 e la linea 3 dove si trovano l’aglio e lo scalogno ) le lattughe, i sedani, le bietole, i cavoli ricci trovano felici il loro posto facendo amicizia e sinergia con le alliacee che le ospitanoSONY DSCl’unica aiuola che non abbiamo imbottito di piante da foglia in mezzo alle alliacee è l’aiuola 3, con scalogno romagnolo (linea 2) e francese (linea 3) nel versante ovest e scalogno romano (linea 2) e americano (linea 3) nel versante estSONY DSCl’idea era nata come una premura soprattutto verso lo scalogno romano e romagnolo in linea 2 per non farli finire avvizziti e stretti come delle sardine tra fave e insalate.. ebbene nonostante tutta la premura e tutto lo spazio e la luce che ricevono stanno andando maluccio. ancora una volta si ottiene proprio ciò che si vuole evitare. SONY DSCancora una volta questo ci insegna che forse non si può evitare ciò che è inevitabile, però si può ottenere ciò che è ottenibile!
forse è meglio muoversi verso ciò che si vuole ottenere anziché verso ciò che si vuole evitare,
ma la differenza è sottile per quanto immensa e l’attenzione per distinguere l’una dall’altra non è mai abbastanza
SONY DSCe un’altro respiro arriva
come una bellissima occasione per proseguire nel sentiero della vita
SONY DSCcome una inestimabile occasione per imparare ad ogni attimo
qualcosa di nuovo
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continua …