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Ecovillaggio Corricelli – Settembre 2018 – Diplomato nella Libera Scuola di Agricoltura Sinergica Emilia Hazelip

articolo in allestimento

Il prossimo incontro con la Libera Scuola di Agricoltura Sinergica Emilia Hazelip è previsto all’Ecovillaggio di Corricelli. Mentre Anna Fanton ed io confabuliamo per pianificare il viaggio, il buon Emanuele esprime la volontà di venire con noi e propone di andare tutti e tre assieme con la sua macchina. Accettiamo con gioia la sua proposta e dopo aver lasciato trascorrere un’altra notte, al primo mattino dal Lazio partiamo alla volta della Toscana.

L’auto di Emanuele, che guida con encomiabile concentrazione, è insonorizzata e produce un effetto sordo che sommato all’intrascurabile percezione della velocità innesca un ossimoro percettivo contrastante, tale da farci sentire come all’interno di una bolla, fluttuanti lungo la strada illuminata dai raggi della Stella Madre mentre il panorama lentamente muta sotto ai nostri occhi e un altro respiro arriva. Man mano che l’andamento diviene sempre meno lineare e sempre più dinamico realizzo che stiamo giungendo in Terra di Toscana, anzi ci siamo ormai addentrati pienamente nelle sue inconfondibili e caratteristiche colline sognanti.

Periodicamente telefono ad Antonio per aggiornarci sulle rispettive posizioni, lui, Marilia e Marco sono già arrivati al punto di incontro mentre noi siamo un pelo in ritardo poiché abbiamo sbagliato strada un paio di volte ed a una certa ci siamo pure fermati a fare uno spuntino, degustato assieme alla presa di coscienza che non era certo il caso di fermarsi a mangiucchiare!
(Mia Mamma da ostetrica commenterebbe: “come i bambini appena nati che vogliono mangiare ogni due ore”).
Ripartiamo determinati a raggiungere in fretta la destinazione ormai prossima, ma alla visione del cartello stradale che dice ‘Cantagallo’ Emanuele accosta, scende dalla macchina dicendo ‘devo fare una cosa’ e dagli specchietti retrovisori lo ammiriamo incamminarsi verso il cartello (ormai 20 metri più indietro) intento a fotografarlo, poi con passo soddisfatto e contraddistinto dalla sua intrinseca calma ritorna in macchina e ci spiega che sta scrivendo una canzone intitolata ‘Senso Comune’ in cui il testo è strutturato su giuochi di parole realizzati sui nomi dei Comuni. Il videoclip sarà realizzato con le immagini dei cartelli segnaletici che riportano appunto i nomi dei Comuni citati nella canzone, tra cui ora anche ‘Cantagallo’.
Lungo il tragitto ci fermiamo un altro paio di volte a fotografare degli imperdibili cartelli segnaletici ed in fine, finalmente, arriviamo al punto di incontro dove incontriamo Antonio, Marilia e Marco un po’ preoccupati e un po’ interdetti dal nostro ormai grossolano ritardo, ma la cosa importante è esserci ritrovati e con un giro di sguardi e di abbracci tutto si armonizza in una bella risonanza. In questo frangente mi dico che è bello poter riguardarli negli occhi.

Assieme riprendiamo la rotta verso la nostra destinazione ormai inesorabilmente sempre più vicina, finché ad un bel momento lungo il fianco della strada trafficata appare un grande arco sconnesso da qualunque altra struttura, come una reliquia antica, come il portale verso un altro mondo e noi ovviamente svoltiamo proprio lì, passiamo sotto all’arco e iniziamo a risalire una via sterrata e sassosa che si addentra nella collina.
Man mano che avanziamo si sente un graduale cambiamento nell’aria e ad un certo punto diventa tangibile il momento in cui varchiamo il confine vibrazionale del bosco e veniamo accolti dal suo grembo.

Il tragitto è lungo e piacevole, quando d’un tratto la nostra auto inizia a soffrire la ripida salita. Emanuele da gas e la macchina va su di giri, Anna ed io gli chiediamo se non preferisce accostare e farci venire a prendere dai ragazzi dell’Ecovillaggio, ma lui, tra fiducia e ostinazione, rincalza dando gas. L’aria diventa irrespirabile dalla puzza di bruciato. Emanuele con fare sbalordito e preoccupato decide di fermare la macchina e continuiamo la salita assieme ad Antonio, Marilia e Marco, muniti della loro auto a 4 ruote motrici.
Orbene, passiamo il proverbiale guado e dopo le ultime curve imbrocchiamo l’ultima salita ed ecco che nonostante le numerose peripezie, gloriosamente approdiamo alla nostra destinazione: quella che chiamano ‘La 1’ ovvero la casa base di riferimento per tutto l’Ecovillaggio.

Arrivano ad accoglierci Anja ed Enzo e ci accompagnano lungo un sentierino in ripida discesa che arriva in un terrazzamento dove troviamo una bellissima struttura in legno open space in cui atmosfera interna ed esterna si compenetrano osmoticamente grazie alle pareti che dalle ampie aperture lasciando entrare il profumo del bosco e la luce dell’orizzonte. L’atmosfera è fantastica in tutti i sensi del termine.42629541_2655303764695745_5672864457496199168_n

Anja mi conduce oltre questo luogo che è sia una cucina, sia una sala da pranzo, sia una sala riunioni e percorrendo un sentiero pianeggiante che costeggia il crinale giungiamo ad uno spiazzo in cui con disinvoltura apro la tenda pop-up sul basamento di pancali e cartoni che delinea l’area destinata.

Mi stendo un attimo per contemplare il presente e da questo momento in poi la percezione del tempo si sveste del formale abito cronologico rivelandosi nella sua essenza dinamicamente eterna. Il bosco e il cielo sono le lancette dell’orologio cosmico che scandisce i momenti, la luna e le stelle sono il nostro calendario lucente.

Ritorno dagli altri, facciamo una passeggiata visitando i vari luoghi che compongono l’anatomia di questo Ecovillaggio, bellissimi spazi verdi e sentieri che raccontano nei loro profili la storia dell’evoluzione. La roccia madre sporge appena sotto i 50 centimetri di suolo che la vita vegetale ha creato nei secoli dei secoli. Terrazzamenti collegati da scalinate sterrate determinano una rete di orti e capanne che decora il fianco della collina. Come ciliegina sulla torta una yurta gigantesca, sospesa da una palizzata a non so quanti metri di altezza su un dislivello, inglobata ad un albero possente. Qui dormirà Emanuele.
Verso la fine della camminata quando stiamo per ritornare ‘alla 1’ visitiamo anche un’altra struttura in legno che dal sentiero si sporge sul dirupo sottostante, viene utilizzata principalmente come deposito attrezzi e officina, ma la vista da qui è talmente panoramica che decidiamo di occuparla anche per le riunioni di questi giorni.

Un roboante suono dal sentore medievale richiama la nostra attenzione. Dalla cucina a valle qualcuno sta suonando una grossa conchiglia a spirale soffiandoci dentro sapientemente per farla tuonare, è segno che il pranzo è pronto.
I ragazzi dell’Ecovillaggio hanno preparato tante prelibatezze che oggi diventano il nostro nutrimento. Mangiamo tutti assieme nutrendoci anche di discorsi importanti e profondi così come di chiacchierine tranquille.

Nel pomeriggio ci raggiungono Stefania ( dal Molise ), Carlo e Luciano ( dal Piemonte ) e Gaetano ( dalla toscana )
[Gaetano l’avevo già incontrato nel 2017 a Montepulciano nel corso in cui ho assistito Antonio dalla Laura Bianconi, il cui marito ha un fratello, appunto: Gaetano, che a sua volta ha una fidanzata: Félicita, che ha partecipato al corso in quel vicino/lontano 2017]

E’ giunta l’ora della prima riunione ufficiale per questo incontro della Scuola e con gioia torniamo all’officina in legno con vista sulla valle.

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In questo frangente, tra i tanti argomenti discussi è riecheggiata anche un’idea che da tempo aleggiava nell’aria e questa volta torna al centro del cerchio con nuova forza, come un seme all’arrivo della primavera.
Si parla della possibilità di organizzare un corso annuale ospitato in questo Ecovillaggio con un programma strutturato da incontri mensili, ogni incontro sarà tenuto da uno o più docenti che esporranno un argomento specifico da approfondire. Stiliamo una bozza con un programma di 9 incontri stilati nell’ordine:
Marzo con il tema dell’Acqua affrontato da Antonio De Falco e Luciano Furcas;
– Aprile con Anna Fanton e Anna Benzoni sul tema del Suolo con la potenziale partecipazione del pedologo Fabio Primavera;
– Maggio con Luciano Mastroleo, Antonio De Falco e Alessio Mancin sul tema della prima realizzazione delle aiuole con impianto di irrigazione ed una parentesi sull’apicoltura tenuta da Anto Quitadamo;
– Giugno con Marco Naldini e Marilia Zappalà accompagnati da Luca Puri per approfondire i principi della Permacultura, infatti questo percorso annuale vorrebbe essere strutturato in modo da valere sia come corso avanzato in Agricultura Sinergica e sia come PDC ( Corso di Design in Permacultura ) d’altronde in fondo, mi dico, Agricoltura Sinergica, Permacultura, ma anche Agricoltura Naturale, Agricoltura Sintropica, Agricoltura Bio Attiva, Agricoltura Organica Rigenerativa, Agricoltura Elementare, Agricoltura Biologica, Agricoltura Simbiotica e chi più ne ha più ne metta: sono tutte facce della stessa medaglia. Sono tutti nomi diversi per intendere un’unica nota di fondo che risuona in uno specifico suono, il suono dell’armonia;
– Luglio sul tema dell’Orto che cura con Luciano Mastroleo;
– Agosto sul tema della Salvaguardia dei Semi con me, in compagnia di Antonio De Falco e Anna Garofalo per indagare il tema della trasformazione e la fermentazione dei prodotti in cucina;
– Settembre sull’effetto margine con Gabriel Didoni e Alessio Mancin;
– Ottobre con Anna Fanon e Laura Leone sul semenzaio e sulla semina dei cereali;
– Novembre con Michele Rosetti e Janneke Gisolf sul tema del forest gardening con conclusione del corso, dopodiché teorizziamo il prossimo incontro della scuola in terra di Romagna ospitati proprio dal silvantropo Michele.

Man mano che parliamo e il progetto prende forma si sente un denso entusiasmo all’idea di vivere questa nuova esperienza sperimentale che la Scuola affronterà. Carichi di fiducia seminiamo nell’universo questa volontà affinché con i tempi del possibile nei prossimi mesi possa compiersi diventando una realtà.

D’un tratto l’attenzione di tutti è richiamata dal celtico richiamo dalla cucina che torna a tuonare, questa volta alle ultime luci del tramonto mentre la luna piena si leva all’orizzonte. Percorriamo il sentiero in discesa fino a raggiungere la cucina illuminata da candele che emanano una luce calda e pastosa, ma soprattutto: vibrante! Mentre ceniamo continuiamo a parlare, questa volta ad un ritmo più lento e contemplativo mentre nell’aria si respira un’atmosfera di altri tempi.

Nel dopocena guardiamo il cielo. Emanuele ci parla della teoria di Gurdjieff sulla Luna e i discorsi si diramano in molteplici finestre di dialogo parallele, finché qualcuno inizia a ritirarsi nelle proprie stanze. Ben presto arriva anche il mio turno, mi dirigo verso la tenda lungo il sentiero nel pieno silenzio, i miei passi sulle foglie sono l’unico suono percepibile.
Mi distendo accerchiato dagli alberi e respiro a pieni polmoni dell’aria vera. Lentamente l’udito si equalizza sulle frequenze più sottili e mi rendo conto che in verità attorno alla tenda il bosco e le sue creature stanno suonando come un’orchestra. Per un’istante inciampo nell’illusione dell’inquietudine e il secondo successivo mi rendo conto che quell’inquietudine è semplicemente il frutto di impressioni inconsce raccolte in anni di suggestioni fiabesche e televisive secrete da una società post industriale e progressista. Probabilmente in un universo parallelo in cui il presente è dominato da una cultura resiliente e simbiotica lo storytelling attribuisce la suggestione dell’inquietudine alle città, ai centri commerciali, ai condomini, alle discoteche, ai call center. Non ai boschi.
Mi abbandono al dolce grembo vibrante della collina e sprofondo in un sonno riconciliante. Al mattino mi sento veramente ricaricato, come non mi capitava da un pezzo.

Continuano le fruttuose riunioni e continuano i richiami roboanti dalla cucina ad evocare pasti festosi seguiti da necessarie pennichelle. Antonio e Luciano così come tanti altri all’interno della Scuola conoscono molto bene questo Ecovillaggio poiché hanno contribuito a farlo nascere. Emanuele ed io andiamo con loro a fare una passeggiata leggermente fuori dai sentieri, attraversando barriere di vegetazione nerboruta, camminando su tratti di antiche mura coperte di muschio spesso 4 dita, fino ad arrivare a un piccolo spiazzo sopra il corso di un fiume, un posto ideale per fare una siesta.

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In questo frangente

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DIPLOMA

Diario Dell’Orto Entelekia – anno 6

Sulla scia della video narrazione e del sintropico entelekiko continuo mutamento evolutivo, per questo sesto anno dell’Orto Entelekia Momentaneamente organizziamo un unico post ( questo ) in cui inseriamo mese dopo mese i video che raccontano le gesta agretsi del 2019:

Gennaio

***

Febbraio

***

Marzo

***

Aprile

***

Maggio

***

Giugno

***

Luglio

continua …

 

Diario Dell’Orto – quinto anno – capitolo 11 (Novembre – Dicembre)

Non ci sono scuse.
Il tempo resta fermo, ma noi, al suo interno scorriamo sempre più veloci.
Le giornate continuano a durare mai più di 24 ore e quotidianamente l’attenzione viene riposta su un multiverso di realtà in costante aumento.

Ergo: non riuscendo a seguire tutto con la desiderata efficienza al momento ci ritroviamo a non aver ancora compiuto con risolutezza gli ultimi capitoli del Diario Dell’Orto Entelekia per l’anno 2018.
Con gli Hard Disk intasati di foto e video che non aspettano altro di essere sbobinati e messi in un ordine presentabile, per il momento riprendiamo il filo narrativo di questo quinto anno dell’Orto Entelekia inserendo cronologicamente i video realizzati nel mese di Novembre e di Dicembre,

rimandando al futuro il momento propizio in cui preparare in maniera adeguata gli articoli così come abbiamo fatto per i post precedenti.

In questo capitolo 12 siamo ancora al punto di coincidenza con la fine di un ciclo e l’inizio di uno nuovo. Le ultime impronte dell’orto estivo cedono il passo alle popolazioni invernali. Nel fosso lungo la recinzione sud vediamo le radici di consolida maggiore produrre vigorosamente nuove foglie fresche, dopo il passaggio del trinciatore. Oltre a consolidare il terreno in discesa proteggendolo dalle frane, la consolida tappezzerà come pacciamatura viva tutto il versante del fosso adiacente all’orto, togliendo luce e spazio a tutte le altre erbe spontanee, o almeno questo è quello che speriamo. Inoltre sarà una fascia tampone sempre disponibile da cui attingere foglie per uso alimentare o per ingrediente da aggiungere alla stazione di compostaggio aerobico, o da usare come pacciamatura frescsa. Poi torniamo all’orto e vediamo che l’aiuola adiacente alla recinzione riattivata nel capitolo 11 sta già facendo balzi quantici incredibili. I piselli sono nati in maniera esplosiva e i radicchi si piazzano con decisione mentre l’aglio, lento ma deciso, si risveglia. Passiamo a un’aiuola dell’orto in cui stiamo osservando un fenomeno interessante: questa aiuola nacque nel 2014 come bancale rialzato di terra madre argillosa; nel 2015 e nel 2016 (periodo in cui pacciamavamo esclusivamente con paglia e residui degli ortaggi) lo abbiamo visto gradualmente abassarsi fino a tornare a livello terra, così come tante altre aiuole di quest’orto; da fine 2016 ad oggi (2018) abbiamo iniziato ad aggiungere alla pacciamatura anche foglie e cippato di legna, e in questo periodo abbiamo visto che alcune aiuole iniziano a rialzarsi spontaneamente per la lievitazione dovuta all’alchimia di umificazione grazie alla pacciamatura maggiormente biodiversificata. Così l’aiuola sembra iniziare ‘volontariamente’ un percorso verso il tornare ad essere un’aiuola alta, costituita questa volta non più da terra madre, ma da humus generato anno dopo anno, coltivazione dopo coltivazione. In questa aiuola presentiamo un pattern più fedele all’Orto Sinergico di Emilia Hazelip, che approcciamo cominciando da una distinzione semplice tra due aree: il centro e il bordo. Iniziamo dall’osservazione del bordo, dove il concetto di linea 2 e 3 ( dedicate alle piante da radice o da bulbo ) e il concetto di linea 2,5 ( dedicata alle piante da foglia o da fiore ) si fondono in due semplici linee in cui presenziano alternandosi a zig zag sia fiori/foglie e sia radici/bulbi. La parte centrale per adesso la descriviamo con una semplice linea ( la famosa linea 1,5 destinata sempre alle piante da foglia o da frutto ) in cui mettiamo i cavoli, vicino ai sedani che erano già presenti e rimangono molto a ridosso del bordo. L’aiuola ora è pronta per essere bombardata di semine di riempimento multivarietale e ad essere pacciamata con cippato autoprodotto. Se da un lato piantiamo in orto, dall’altro seminiamo in serra, cercando di sostenere un ritmo di produzione continua ( in questo caso di insalate ). Sempre in serra troviamo i frutti dei peperoncini che come addobbi profetici evocano un sentore natalizio crescente. Li raccogliamo e questa volta li mettiamo nell’essiccatore, per non fargli fare la fine dei primi raccolti che una volta intrecciati con amore e appesi in serra sono ammuffiti a causa degli imminenti giorni di pioggia e di guazza. In fine recuperiamo i semi di pomodoro che nel frattempo hanno compiuto la fermentazione e procediamo con il filtraggio per mezzo dell’acqua e della forza di gravità in sinergia con il principio di archimede. Filtriamo con un colino ( e se occorre risciacquiamo con acqua corrente ) e poi stendiamo il tutto su un piatto ad asciugare per qualche settimana.


In questo capitolo 13 iniziamo con la felice semina dell’aglione della Valdichiana, in compagnia dei nostri amici Alex e Laura che in questi anni ci hanno accompagnato molte volte nelle avventure dell’Orto Sinergico Entelekia.
Posizioniamo i bulbi lungo i bordi di tre aiuole non ancora riattivate, intervenendo delicatamente con la trivella manuale in concomitanza con la posizione destinata all’aglione: questo per demotivare simbolicamente i topazzi che hanno ricreato un complesso sistema di gallerie sotto le aiuole.
La speranza è quella di guastargli le suddette gallerie a favore dell’incolumità del nostro aglione adorato. In seguito passiamo a controllare lo stadio di crescita delle semine di riempimento propugnate negli scorsi capitoli e con piacevole sorpresa vediamo che la rucola va che vola!
Interveniamo tagliandola ( praticando il taglio più in alto rispetto al ‘cuore’ delle piantine ) svolgendo così un lavoro di manutenzione ( favorendo il passaggio della luce per le altre piantine come insalate, cavoli, piselli, aglio e cipolla ) ottenendo come ‘effetto collaterale’ uno straordinario raccolto di rucola fresca e vitaminica. Nell’aiuola accanto, avviata precedentemente, le insalate hanno già iniziato a svilupparsi e tengono testa alla rucola.
Avendo già bottinato con la rucola, da questa aiuola prendiamo delle foglie di lattuga a mungitura, ponendo il focus sull’importanza di queste due tecniche di raccolta:
– la raccolta da taglio e – la raccolta a mungitura entrambe preziosissime per la manutenzione efficace di un orto sinergico. Slittiamo ora in un’altra aiuola che riattiviamo, nell’ordine:
-tagliando a livello terra le erbe spontanee scapigliate -sistemando le piante ancora piene di buone intenzioni come i radicchi e i finocchi rinati dalla radice dopo essere stati tagliati in estate poiché erano andati a seme precocemente; ora infatti li rincalziamo sia per il piacere di valorizzare il loro impegno e sia per contemplare la libertà di poter compiere un gesto che prima di tutto testimonia a noi stessi un’importante capacità che stiamo sviluppando: andare oltre al nostro stesso approccio a volte estremamente rigido soprattutto per quanto riguarda l’applicazione dei principi fondamentali dell’Agricoltura Sinergica.
– ripiantando nuove insalatine seminate a inizio ottobre in serra e interrando profondamente le cipolle che hanno 1 anno di età, per lo sviluppo di ‘porrotti’ primaverili da raccogliere prima che vadano in fiore Resta solo da pacciamare, ma questo lo faremo a breve, per questa volta abbiamo finito e rientriamo in casa, contemplando i peperoncini raccolti negli scorsi capitoli che finalmente sono secchi e pronti per diventare un olio che ci lascerà a bocca aperta! Prima di salutarci però ci teniamo a sottolineare che il gesto del rincalzo, propugnato in questo video, non è un invito a infrangere i principi dell’Agricoltura Sinergica (come ad esempio “Non disturbare il suolo”), bensì è un pro-memoria, un invito a ricordarci che la cosa più importante è il sentirsi liberi.
Altrimenti che Libera Agricoltura Sinergica sarebbe? 🙂

 


In questo capitolo 14 vediamo la nascita di nuove aiuole nel terreno insediato dal bambuseto che quest’anno ha visto come protagonista il mais multivarietale nel progetto ‘culla genetica’. Dopo la raccolta abbiamo iniziato a preparare il terreno per ricavare delle nuove aiuole sinergiche con le tecniche presentate nel capitolo 1 e 2.
Durante le operazioni di dissodamento con la vanga forca troviamo i rizomi di bambù che tessono una fitta rete molto faticosa da guastare, ma con un po’ di pazienza e di perseveranza ad oggi siamo riusciti a liberare lo spazio per 3 aiuole di cui 2 ospitano l’aglio biancone di romagna e lo scalogno tondo.
Nella terza aiuola finalmente entrano in gioco i bulbi delle cipolle di Alife raccolti questa estate.
Li mettiamo a dimora lungo un solco che percorre tutta l’aiuola, posizionando i bulbi molto fitti. Richiudiamo il solco e speriamo bene, che tutto vada per il meglio. Manca solo da azionare il cippatore e produrre la pacciamatura triturando le potature delle siepi per coprire questa terza aiuola così come sono state coperte le altre due.
Prima però apriamo una parentesi sui semi di mais raccolti dall’esperimento ‘culla genetica’ che per noi è stato un vero successo.
Ebbene, le esperienze ci insegnano che non è sufficiente che il raccolto sia abbondante, poiché è altrettanto fondamentale la corretta conservazione delle sementi. A temperatura ambiente le sementi naturali che non sono state trattate con dei veleni dopo un certo tempo possono essere danneggiate da larve e/o insettini che si schiudono dal loro interno.
Oltrepassiamo la soglia della determinazione e agiamo per trasformare il problema in soluzione, così dapprima valorizziamo tutti i semi rimasti sani e intatti, poi li mettiamo sottovuoto e per ultima cosa li mettiamo in un luogo dove le temperature siano inferiori agli zero gradi centigradi.
Per il momento siamo sprovvisti di un congelatore così li teniamo fuori sotto l’influsso del gelo invernale, ma ci ripromettiamo presto di recuperare un congelatore appositamente dedicato alla conservazione dei semi.
E se da un lato ci occupiamo dei semi da salvare, dall’altro è arrivato il momento di occuparci dei semi da piantare. Siamo arrivati ai primi giorni di gennaio, iniziamo a seminare cavoli, lattughe, aromatiche, sedano, fiori, cardi, carciofi e altro, consapevoli che le basse temperature potrebbero tenere ancora in uno stato di dormienza i semi, ma confidiamo anche nel fatto che in serra quando c’è il sole sembra primavera, quindi forse qualcosa nascerà!
Questa semina ‘di capodanno’ qui a campomadre sta diventando una tradizione gustosa anche perché in base a ciò che nasce e a ciò che non nasce possiamo trarre informazioni importanti dal punto di vista del calendario fenologico. E’ un semenzaio, ma in qualche modo è anche un termometro che ci segnala l’arrivo reale delle giuste temperature per la nascita di una determinata varietà in un determinato momento.
Affianco a questo semenzaio vediamo di sfuggita anche il cassone realizzato recentemente dove ora insalate e scalogno iniziano a trovare il loro posto al mondo. Per concludere facciamo una carrellata su alcune delle aiuole avviate nel capitolo 11 e constatiamo che tutto sta andando bene. Le semine di riempimento di rucola tappezzano il suolo efficacemente. I cavoli, i sedani, gli agli, le cipolle e i piselli crescono lentamente ma inesorabilmente.
Le insalate invece ci forniscono un dato importante: laddove abbiamo scelto di trapiantare i radicchi stiamo vedendo che la crescita è meno rigogliosa rispetto a dove abbiamo scelto di trapiantare le lattughe.
In altre parole stiamo constatando che se ci si trova a fare dei trapianti di insalate in tardo autunno è propizio scegliere le lattughe al posto dei radicchi. Ridendo e scherzando si è compiuto un anno, tante cose sono successe e tante cose ancora devono succedere, ma in questo attimo presente sta succedendo la cosa più importante: arriva un respiro e con esso una nuova possibilità di essere felici

Maccarese – Settembre 2018 – L’esame Finale con Anna Fanton

Da quel Gennaio 2018 passano 4 mesi prima del successivo incontro con i membri della Libera Scuola di Agricoltura Sinergica ‘Emilia Hazelip’, questa volta nel Lazio all’azienda agricola ‘Nemus’ dove Anna Fanton sta realizzando un orto sinergico nei terrazzamenti affacciati su quella che un tempo era la bocca di un vulcano e che oggi è diventato il Lago di Nemi.
Qui la terra è nera, spugnosa e ricca di materia organica, ma al tempo stesso scheletrica e fortemente drenante. L’atmosfera è onirica, l’aria è intrisa di richiami medievali e sullo specchio del lago brillano vibranti i raggi riflessi della Stella Madre. In questo contesto ritrovo Antonio, Anna Fanton, Marilia, Marco, Laura, Luciano, Alessio e al tempo stesso conosco Anto Quita, new entry del Piemonte e Gabriel, insegnante della Scuola di vecchia data. Parlando con quest’ultimo scopro che condividiamo l’interesse per il giuoco degli Scacchi e così già la prima sera ci troviamo a fare una partita dove con i pezzi bianchi imbastisco un attacco inizialmente arrogante e aggressivo, ma successivamente titubante di codardia, tanto da tornare sulle mie mosse perdendo velocemente e giustamente!

La notte la passo a casa di Anna Fanton che gentilmente mi offre la sua ospitalità. Quella notte in quel letto e tra quelle mura e il mattino dopo nell’orto di quella casa respiro a pieni polmoni una percezione densa, come essere dentro ad una cavità dell’albero madre da cui l’Agricoltura Sinergica ha iniziato a diffondere originariamente i suoi rami e i suoi semi. Respiro la netta sensazione di essere dentro ad un pezzo di storia.
Mentre Anna sta finendo di prepararsi per andare al Nemus intanto delicatamente cammino scalzo sulla rugiada che ricopre l’orto e metto mano alle aiuole di sofficissima terra umico-sabbiosa, sfilando alcune erbe spontanee che guarniscono educatamente le patate e le maestose zucchine. Sembra  un sogno essere qui, anzi, proprio non mi sembra vero per quanto è surreale.
In questo incontro di Maggio al Lago di Nemi viene a trovarci anche Daniele, un ragazzo di Roma che ho conosciuto al corso di Radicofani e Stefania, una ragazza intenzionata a diffondere l’Agricoltura Sinergica nella sua regione, il Molise.
Nel sali-scendi tra le gradinate del Nemus incontro anche un personaggio chiamato ‘Lo Stregone’ dotato di uno scapigliato fascino fumettistico e di una profonda conoscenza delle erbe spontanee, intento nella sua meticolosa perlustrazione lungo i muretti a secco che scandiscono i terrazzamenti.
E’ in questo contesto, tra questi dislivelli, questi profumi atavici e questi molteplici pezzi di storia che mi ritrovo a parlare con Anna Fanton riprendendo il discorso iniziato a Gennaio a Borgo Taro.

Per compiere assieme il passo finale del percorso di formazione con la Libera Scuola ‘Emilia Hazelip’, mi dice, occorre che io conduca un corso in cui lei possa affiancarmi come Docente Accompagnatore valutando con occhio fresco il mio modo di insegnare. Tra le varie possibilità prese in considerazione mi propone di fare questo esame finale durante un corso che dovrà tenere a Settembre, a Maccarese ( Fiumicino ) nell’azienda agricola ‘A Casa di Alice’ dalla sua allieva Alice Stopponi, dove precedentemente avevano già avviato un orto.44585407_989037534608145_1220796358844219392_oDa quel Maggio passano 6 mesi affinché questa idea espressa nel regno de potenziale possa germogliare mettendo radici nel regno del reale finché un bel giorno ci rincontriamo, questa volta all’Orto di Alice.
È Settembre 2018 e sono con Anna Fanton, Giusi, Rafael, Giorgia, Emma, Emanuele, Renato e Claudia, persone venute fin qui appositamente per imparare a fare l’orto sinergico.

41788415_970071269838105_1934242670692007936_oAnna ed io decidiamo di adattare lo schema ‘classico’ dell’esame finale ( ovvero con io che conduco il gruppo e lei che osserva come docente silente ) alla nostra necessità ( ovvero di conoscerci reciprocamente ) così ci diamo la possibilità di osservarci l’un l’altro conducendo assieme questo corso in modo paritario, permettendo ai partecipanti di vedere due modi simili e diversi di vivere e approcciare l’agricoltura sinergica.

Una differenza su tutte salta all’occhio: la diversa ‘scuola’ di appartenenza estetico morale nei confronti della formazione delle aiuole. Se da un lato io porto l’approccio parsimonioso al rialzare la terra madre, incoraggiando così la formazione di aiuole basse o ancor meglio a livello terra (almeno nei primi approcci all’orto sinergico); dall’altro Anna incarna la fierezza trionfante delle aiuole alte, contestualizzate nella visione antroposofica secondo cui rialzare il terreno verso l’essere umano ne facilita il contatto favorendo la percezione dell’elemento terra che in questo modo diventa inequivocabilmente visibile.
“Di fronte un’aiuola alta _ dice Anna _ non puoi non renderti conto che sei di fronte a un’orto, diventa lampante, anche per i bambini”.
Così da un lato Anna e dall’altro io avviamo la formazione di due nuove aiuole che arricchiscono l’orto già esistente, riprendendo ed ampliando la sua linearità. Il gruppo dei partecipanti si divide, alcuni seguono Anna e alcuni seguono me, mentre Emanuele va e viene tra le due aiuole poiché non vuole perdersi niente!

44707934_989037424608156_471640705349976064_oGrazie al cielo ( ma soprattutto alla terra ) ci troviamo su un terreno sabbioso e questo mi rasserena nel momento in cui formiamo le aiuole, pertanto l’aiuola a me dedicata la facciamo un po’ più alta di quello che normalmente preferirei, forti del fatto che questo tipo di suolo avendo poco limo e poca argilla non è fisicamente soggetto al compattamento, o almeno, lo è, ma in modo diverso.
Se da un lato in assenza di sufficiente materia organica umificata l’argilla e il limo si compattano a cominciare dalla superficie, dall’altro la sabbia tende a rimanere più sciolta in superficie, ma non essendo capace di darsi una struttura inevitabilmente tende a compattarsi man mano che si scende in profondità. In entrambi i casi quindi ci diciamo che l’elemento imprescindibile e fondamentale è l’humus ed ogni gesto è bene volgerlo verso la rigenerazione di questo prezioso organo della terra, capace di ripristinare la fertilità, la respirazione, l’equilibrio e la struttura naturale de suolo.
Ancora una volta vediamo che quando si mette in moto un flusso di lavoro che ha a che vedere con l’orto, i bambini entrano subito in sinergia dando il loro contributo, diventando subito parte attiva del gioco.
41645136_970071389838093_657737004015943680_oSull’onda della sperimentazione ed in concomitanza con un disguido tecnico eccoci intenti a trasformare un problema in soluzione: siccome al negozio di materiale idraulico hanno rimasto un quantitativo limitato di ala gocciolante abbiamo recuperato anche un altro tipo di tubo mai provato prima d’ora, sprovvisto di singoli gocciolatori, ma completamente costituito di un materiale dotato di micro pori da cui l’acqua ‘suda’ in maniera omogenea per tutta la lunghezza. Dopo averlo inizialmente guardato con sguardo dubbioso e incerto alla fine lo azioniamo e vediamo che bagna bene, ad un primo approccio sembra valido!impianto_lowEssere all’interno di un orto già esistente da un lato ci da la possibilità di ampliarlo ‘dando vita’ a nuove aiuole e dall’altro ci da anche la possibilità di affrontare aiuole già ‘vive’ facendo così esperienza di quelle pratiche di manutenzione ordinaria nella gestione di un orto sinergico. Questo aspetto mi piace molto poiché da la possibilità ai partecipanti di vivere un assaggio di quello che un giorno li aspetterà una volta che avvieranno il loro orto di casa.
41873030_971597129685519_6901579563508170752_o Riflettendo su questo piccolo (ma significativo) valore aggiunto mi dico che questo corso non è semplicemente un primo livello, in qualche modo permette di fare esperienza di una parte della parte pratica di un corso di secondo livello, rimanendo però nell’ambito della prima esperienza, quindi è qualcosa di difficile da definire precisamente con le parole e forse non ce n’è davvero bisogno, ma la vibrazione che risuona in questo ambito la riconosco e mi piace e guardando i ragazzi sembra che anche loro ne stiano gioendo.
41682340_970071346504764_7028456702773035008_oQuesto luogo, mi racconta Alice, ha un clima veramente particolare, basti pensare che è possibile fare fino a 3 raccolti di patate: in estate, in autunno e in inverno! Allucinante, visto che in Romagna l’unica possibilità più o meno è una semina in tardo inverno o inizio primavera con un’unica raccolta in estate!
Il flusso del lavoro così si estende dall’orto alle aree ancora libere che costeggiano le aiuole. Avviamo una piccola patataia interrando dei tuberi di una varietà locale e poi visto che abbiamo ancora tempo ed energia avviamo una piccola zafferanaia: un’aiuola preparata con la minima lavorazione del suolo (illustrata anche nel diario dell’orto) dedicata unicamente ai bulbi di zafferano!
44748438_989037414608157_7208855302119096320_oCome spesso accade, e così anche questa volta, il tempo è volato e siamo già giunti al termine dell’esperienza. Ci riuniamo prima dei saluti e durante il cerchio di confronto di fine corso guardo negli occhi i partecipanti e nelle loro espressioni riconosco ‘quella luce’, la stessa che c’era sul mio viso e su quello di tutti i partecipanti ad ogni corso in cui ho seguito Antonio a partire dal 2015 a Ronchi dei Legionari. Quella vibrazione che emana una nitida percezione, che il ‘seme’ dell’agricultura sinergica è stato trasmesso con successo e lo si legge chiaramente nel volto di Giusi, di Claudia, di Giorgia, di Emma, di Emanuele, di Rafael e di Renato. Con le loro parole confermano questa percezione, dichiarando sentitamente un sentimento di apprezzamento e gratitudine che in cuor mio risuona evocando altrettanto apprezzamento e altrettanta gratitudine per questa bellissima esperienza.
In fine ci salutiamo e ognuno riprende il proprio cammino mentre Anna ed io partiamo alla volta dell’Ecovillaggio di Corricelli (continua il racconto)

Nel frattempo l’orto di Alice continua a crescere e lo vediamo dalle foto che ogni tanto ci manda.

44128992_326942651222966_2238956229382635520_nLe semine e i trapianti delle due aiuole realizzate durante il corso sbocciano e prosperano. Parallelamente anche lo zafferano inizia a svegliarsi…45320860_995341130644452_5735523804097019904_o… e  ben presto ci allieta con la sua pittorica ed aromatica fioritura onirica …45555750_997051320473433_6169908021796274176_oSuccessivamente in concomitanza del passaggio di Antonio presso l’orto di Alice arrivano anche gli operatori del TG2 per la realizzazione di un servizio televisivo con intervista ambientato in quest’orto46068693_1000096656835566_5489273670952026112_o

48971533_1026046097573955_2345333292175196160_o.. e il tempo continua a passare ..51121259_1048144998697398_9031415435702042624_o.. anzi, noi continuiamo a passare nel tempo ..29873105_863090567202843_7858513574625095013_o.. mentre la meraviglia si manifesta.. attimo dopo attimo ..38124045_934648436713722_797542948324507648_o

.. respiro dopo respiro ..

… continua

Gennaio 2018 . L’incontro con la Libera Scuola di Agricoltura Sinergica ‘Emilia Hazelip’

Una volta tornato in terra di Romagna rientro giorno dopo giorno nei ritmi dell’Orto Entelekia e intanto l’Autunno avanza, divenendo Inverno. Una bella mattina di nebbia e di sonno ricevo una chiamata di Antonio che mi dice: ‘Hey Alex, come stai? A gennaio c’è il prossimo incontro tra i docenti della Scuola. Gli ho parlato di te e gli ho detto che ti avrei invitato per presentarti ufficialmente. Vuoi venire?’.
Non mi sembra vero. Mi trafigge un’emozione che mi toglie il fiato e quasi tutte le parole, ma dal diaframma riesco ad esclamare ‘Assolutamente sì!’.
In quel momento la mia percezione del tempo subisce un duplice mutamento, da un lato sembra che tutto si sia fermato; dall’altro i giorni passano in un lampo, tant’è che mi trovo già in viaggio verso Borgo Taro, destinazione fissata per questo incontro. Al volante c’è il silvantropo Michele, al passeggero c’è l’elfica Erica e nei sedili dietro ci sono io assieme alle valige e alle verdure raccolte con fierezza dai nostri orti.
Il viaggio dura più di quello che immaginavo infatti avrei giurato d’esser giunto in alta Italia, ma poi scopro che Borgo Taro è sempre in Emilia-Romagna! Pazzeschissimo!!..

Accompagnati dalla luce del tramonto che combacia con l’apparizione delle prime stelle arriviamo al  casale, situato in mezzo alle colline in un panorama incontaminato e mozzafiato. Stefania ci accoglie e ci fa strada verso l’ingresso.
Accanto alla porta ci sono due sacchi stracolmi, uno di noci e uno di mandorle, visione che emana prosperità e ricchezza. Percorriamo un breve corridoio che termina con una porta a vetri attraverso cui si intravedono le sagome di alcune persone, tra cui riconosco Antonio. Entriamo, la stanza è intrisa di una luce calda e di un’atmosfera accogliente. C’è un tavolo lunghissimo messo in diagonale in cui sono seduti i membri della Scuola. Gli unici posti ancora liberi sono i nostri e lungo il tragitto per raggiungerli facciamo un giro di saluti.

La prima persona che incontro è Anna Fanton. Nel momento in cui ci presentiamo stringendoci la mano e guardandoci negli occhi sento risuonare una vibrazione sottile e nitida al tempo stesso. Per quanto sia veloce la tempistica rimango profondamente colpito da questa percezione e la continuo a portare dentro mentre incontro le altre due Anna (la Satta e la Benzoni), Angelo, Luciano, Marco, Lello e Alessio. Ritrovo con grande piacere anche Marilia e Laura che avevo già conosciuto al primo corso a Ronchi dei Legionari nel 2015 e in fine ecco Antonio che con uno sguardo e un abbraccio, in un istante concilia questi mesi di lontananza.

Pongo attenzione in questo attimo e nel tempo di un respiro contemplo quanto sia veramente incredibile il fatto di essere qui, immerso in una realtà che fino a ieri studiavo sui libri e vedevo nei video, ma ora ci sono dentro, dal vivo. Sto respirando la stessa aria che respirano loro, le persone che hanno conosciuto direttamente Emilia e che hanno dato vita alla Libera Scuola di Agricoltura Sinergica. Se sono qui è prima di tutto grazie ad Antonio. Ancora una volta mi fa sentire la fiducia che ripone in me e questo ha un valore inestimabile.
Mentre un senso di calda gratitudine mi pervade la schiena e il torace  mi accingo a prendere posto, è il momento di iniziare la riunione. Mi colpisce fin da subito l’atmosfera calma e lenta con cui si affrontano i punti del programma che sembrano essere veramente troppi per un incontro di appena 3 giorni!

Iniziamo a raccontarci, uno alla volta, presentando la propria identità, la propria storia, il proprio percorso, i propri progetti, le proprie intenzioni.
Esordio ringraziando tutti per l’accoglienza ed esprimo il valore che questo incontro ha per me, a partire dal fatto che mi aiuta a ricordarmi che ci sono altre persone a muoversi nella stessa direzione in cui mi sto muovendo io, cioè verso la terra, in risonanza con la natura. Li ringrazio perché in questo mi fanno sentire meno solo. Luciano rompe l’attimo di silenzio che si era creato con la sua voce gentile e calda dicendomi sorridente “no Alex, non sei solo”.

Slittiamo in questa atmosfera di condivisione e tranquillità fino a notte fonda mentre gradualmente ogni tanto qualcuno si ritira per dormire e l’assemblea muta spontaneamente in un dialogo dinamico che si sposta dal tavolo all’angolo della stanza dove ci ricollochiamo. Mi trovo nuovamente con Anna Fanton che mi racconta di una tecnica da lei utilizzata: la semina di senape e facelia messa lungo un piccolo solco che segue il perimetro esterno dell’aiuola. Mi spiega che queste piante creano una barriera viva capace di frenare l’avanzata delle erbe spontanee che dai camminamenti cercano sempre di ricolonizzare le aiuole. Ovviamente questa tecnica va consociata comunque al controllo manuale delle erbe spontanee, ma è veramente molto interessante! Mi dico che la proverò sicuramente!
Continuiamo a chiacchierare in questa bella atmosfera di convivialità finché diventa veramente troppo tardi e ci auto obblighiamo ad andare a dormire anche se tutti saremmo voluti rimanere svegli a oltranza.

Raggiungo la camera che condivido con Luciano, coricato in un letto singolo, e Lello, nel suo sacco a pelo nel letto matrimoniale. Mi sistemo accanto a lui muovendomi lentamente, con assoluta delicatezza per non rischiare di disturbare minimamente il suo sonno. Come una piuma appoggio la testa al cuscino e faccio un respiro profondo che sboccia in un sentimento di contemplazione. Nella camera riecheggia il russare di Luciano e di Lello in una melodia piacevole che concilia il sonno, poi improvvisamente Lello fa uno scatto nervoso e quasi mi arriva con un gomito in faccia. Lo guardo e capisco subito che non sarà un episodio autoconclusivo, infatti passa tutta la notte tra il respiro affannato e i pericolosi scatti involontari. Cerco di appisolarmi, ma cerco di non chiudere mai completamente gli occhi e tengo la guardia alzata per parare i colpi provenienti dal suo sonno tormentato.
Al mattino risvegliatomi sano e salvo gli dico ‘Lello non ho mai visto nessuno dormire in maniera così affannata come te questa notte!’ e lui risponde un po’ divertito e un po’ imbarazzato, con un sorriso intriso di energia distesa e serena, del tutto pacifica e benevola, assolutamente non riconducibile all’imprevedibilità del combattente notturno!

Scendiamo raggiungendo gli altri, qualcuno sta facendo colazione, qualcuno è fuori a prendere un raggio di luce proveniente dalla Stella Madre che sorge benevola. Tra questi c’è Antonio e colgo il momento per raccontargli dell’orto fatto a ottobre ad Avignonesi; di come lui mi sia mancato in quei giorni e di come al tempo stesso abbia sentito a distanza la sua presenza che mi ha dato forza e coraggio per affrontare quell’esperienza, spaesante senza la sua vicinanza fisica, ma nel complesso una bella e importante avventura che mi ha fatto crescere. Gli racconto degli esperimenti fatti con le aiuole pacciamate in due strati (prima il cippato e poi la paglia) e dell’irrigazione in 4 linee (posizionata sotto la paglia, ma sopra al cippato). Lui esprime apprezzamento incoraggiandomi a sperimentare, a esplorare le sconfinate possibilità dell’Agricultura Sinergica, ricordandomi però di essere chiaro nel momento in cui parlo di queste cose ad altre persone, specificando bene il confine tra le tecniche codificate da Emilia e quelle che invece fanno parte della mia personale ricerca. Questa considerazione mi fa rendere conto di come coi gesti di tutti i giorni mi stia inoltrando in un territorio in un certo senso ancora inesplorato e questo mi trasmette entusiasmo intenso. Mi evoca l’immagine di un albero possente, solido, dalle radici profonde, dai rami strutturati e al tempo stesso in continua crescita, in continua evoluzione.

Proprio in quel momento dico ad Antonio che non vedo l’ora di vivere una nuova esperienza con lui, un nuovo corso insieme, e proprio in quel momento lui mi fa capire che potremmo andare avanti così una vita intera, ma è giunto il momento di concludere il mio percorso di formazione iniziando un cammino in equilibrio sui miei passi. Nel frattempo si è fatta l’ora di riprendere l’assemblea e ci richiamano all’appello. Durante tutta la mattinata sento muovermisi dentro un dualismo: da un lato un senso di tristezza all’idea che quest’esperienza con Antonio finisca qui; dall’altro la metaforica consapevolezza che una gravidanza dura più o meno 9 mesi e ad un certo punto bisogna pur fare il ‘salto di fede’. Nel pomeriggio dopo la pausa pranzo riprendiamo il discorso e, con la profonda pacatezza che lo caratterizza, Antonio mi fa riflettere sul fatto che il mio passaggio da allievo a insegnante non determinerà la fine né del nostro rapporto umano, né del nostro percorso. Avremo ancora occasione di vivere nuove esperienze assieme.
Le sue parole mi arrivano dentro riecheggiando in profondità e dissolvono la tristezza, rimane unicamente il colore e il profumo della fiducia verso quello che verrà.
Come ultima cosa Antonio mi dice che per compiere il prossimo passo di questo percorso devo chiedere ad uno dei docenti della Scuola di accompagnarmi come ‘supervisore’ in un corso dove io condurrò gli allievi nell’esperienza teorica e pratica didattica. Così il docente accompagnatore potrà valutare con sguardo imparziale il mio grado di capacità e di predisposizione all’insegnamento dell’Agricoltura Sinergica. Dentro di me sento chiaramente chi è la persona con cui vorrei vivere questa esperienza e compiere questo passo.

L’assemblea riprende e prosegue serenamente fino all’ora di cena dove degustiamo ancora una volta le prelibatezze preparate con cura da Stefania e Luca, accompagnate dalle insalatone fatte con le verdure provenienti dall’azienda di Michele e dall’orto sinergico Entelekia (fierezza!).
Dopo cena si ricrea una situazione di chiacchiere tranquille e mi trovo nuovamente vicino ad Anna Fanton, le racconto ciò che mi ha detto Antonio e le esprimo il mio sentire: vorrei che fosse lei ad accompagnarmi nell”esame finale”. Mentre le parlo guardandola negli occhi sento nuovamente quella vibrazione positiva che mi ha evocato nel momento in cui l’ho incontrata per la prima volta. Lei sembra contenta per questo mio slancio e si rende disponibile a questa opportunità.

Ancora una volta non mi sembra vero. A pensarci bene è disarmante la naturalezza con cui tutto questo sta accadendo, la spontaneità con cui quel desiderio, espresso qualche anno fa, attimo dopo attimo sta diventando sempre più una vivida realtà.
Ancora una volta nel mio giardino interiore sboccia la gratitudine.

Passo la notte in un sonno beato, ma così beato da contagiare il buon Lello che questa volta risuona con me nella compostezza pacifica.
Al mattino è giunto il tempo delle conclusioni e dei saluti. Ci diamo appuntamento per ritrovarci a maggio nel lago di Nemi dove Anna Fanton sta curando un mega orto sinergico, poi gradualmente ognuno riprende la via di casa. Lungo il viaggio di ritorno mi accompagna la calda sensazione di fiducia che Antonio ripone in me e ancora una volta rimango senza parole. Mi rimane unicamente la voglia di dimostrargli che la sua fiducia è ben riposta.

Ritorno in terra di Romagna segnato indelebilmente. Porto con me il calore che questo incontro mi ha regalato, riassunto in una fotografia: questa esperienza voglio ricordarla così.

sinergici

continua …

Diario Dell’Orto _ quinto anno _ capitolo 10 (agosto-ottobre)

Agosto continua sulla scia di Luglio: il caldo incessante sfiappolisce la voglia di lavorare mentre le giornate volgono alla contemplazione e alla raccolta.
Una plumbea mattina di inizio Settembre quando sta per piovere ci turbofiondiamo nell’orto a raccogliere l’agognato mais multivarietale

SONY DSCVista l’uggiosità di questa estate _ che ci ricorda tanto quella del 2014 _ raccogliamo le pannocchie anche se non sono completamente secche: preferiamo farle asciugare al riparo dalle piogge obnubilanti che a questo punto rischiano solo di generare muffe o marciume!SONY DSCEd eccoci in uno di quei momenti di antica e nuova tradizione contadina: l’attimo prima di aprire il sigillo in cui la Natura ha confezionato i chicchi di Mais. Sfoderando le foglie che rivestono le pannocchie riviviamo la sensazione di entrare a contatto con qualcosa di straordinariamente nuovo, appena sfornato, fresco di stampa, come quando da bambini sbustavamo le figurine o quando spacchettavamo i regali di natale: infervorati dalla curiosità di vedere quale rarità ci attende..

 

Un’esperienza sublime sboccia dalla visione delle forme e dei colori che testimoniano la miracolosa magnificenza della biodiversità

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Tutto questo non è scontato, anzi..
è un vero successo!!

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Queste poche pannocchie incarnano lo sforzo delle piante più rustiche e più adattive del progetto ‘Culla Genetica’ avviato con la semina primordiale ad Aprile. Una volta che saranno ben asciutte selezioneremo i migliori chicchi conservandoli per l’anno prossimo, ma intanto _ visto che dall’orto continuiamo a raccogliere pomodori _ incominciamo salvando i loro semi.SONY DSCTra le numerose varietà antiche coltivate quest’anno troviamo anche delle sorprese inaspettate: delle nuove varietà nate in sede Entelekia grazie alle imprevedibili impollinazioni incrociate. Tra queste, due ci colpiscono in particolare e guardando attentamente i loro frutti ipotizziamo l’albero genealogico dei loro genitori

 

Per il momento una la cataloghiamo come l’incrocio tra il Ropreco con il Cuore di Mamma e l’altra come l’incrocio tra il Cuore di Mamma e il Grappolo Plus ( che a sua volta era già una selezione di una variante del Grappolo Abruzzese ). Entrambe le varietà sono caratterizzate da una polpa soda e carnosa tipica del Cuore di Mamma. Per i sapori invece… non ci sono parole per descriverli!
Riponiamo i bicchierini con i semi al buio in attesa che avvenga l’alchemica fermentazione

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Fine Agosto, un bel giorno nell’esatto momento tra la piena fruttificazione estiva e il nitido concretizzarsi del sentore autunnale, improvvisamente si apre un portale verso un lungo viaggio …

[ link prossimamente disponibile ]

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Dal lungo viaggio ritorno solo a inizio Ottobre, trovando l’orto nella sua fascinosa, trasandata e introspettiva veste autunnale addobbata fedelmente dai funghi nati spontaneamente tra la pacciamatura legnosa intenta a decomporsi 

 

Ad accompagnare questo magico momento _ intriso di intensi profumi caratteristici della gloriosa ciclicità stagionale _ è il pungente e balsamico pepe rosa, nato da un seme ricevuto in dono qualche anno fa da Angelo del Giardino Botanico Officinale del Duomo di RavennaSONY DSCPrima di farne esperienza, non avremmo mai potuto capire come il semplice fatto di aggirarsi in un piccolo orto possa diventare un viaggio attraverso lo spazio-tempo, verso le memorie risvegliate dalle connessioni umane, instaurate con le persone incontrate nel cammino della vita ed impresse negli strati più profondi della propria interiorità.
SONY DSCOttobre, certi giorni il vento spazza via le nubi e la luce della stella madre torna a farci sentire l’estate. Le creature della terra rispondono prontamente

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Sotto questa luce calda contempliamo la fragrante abbondanza che si sta manifestando nell’orto sinergico Entelekia:
Eccone alcuni assaggi!

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radicchio rosso a palla
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cicoria catalogna
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radicchio rosso pintone
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broccoletti
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cavoletti di bruxelles (in arrivo)
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zucche ( figlie della patisson e padre ignoto )
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cavolo cappuccio bianco
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cavolo riccio
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cavolo verza

Mentre contempliamo la loro forma compiuta
ricordiamo il momento in cui a maggio li seminavamo
vedendoli venire al mondo.

Un altro respiro arriva
e con esso
la delicatissima percezione
della straordinaria magia
che regola tutto ciò

continua …

 

 

Diario dell’Orto _ quinto anno _ capitolo 9 (luglio)

SONY DSCLuglio, giorno dopo giorno le piogge diminuiscono ed il caldo aumenta, così spossante da sciogliere completamente la voglia di lavorare. Ci sentiamo sfiappoliti, sgnappiti, sghimberlati.
Luglio, mese di raccolta e di osservazione.
SONY DSCCominciamo dalla serra-veliero, dove un pomodore ‘Cuore di Mamma’ socializza con le ‘Cipolle di Alife’. Da questo panorama possiamo ora spostarci simultaneamente verso due frangenti:SONY DSC

1
I POMIDORI

 

Mentre in serra hanno cominciato a maturare a metà giugno, nell’orto hanno iniziato ai primi di luglio. Le prime varietà che arrivano a colorare l’estate sono appunto il ‘Cuore di Mamma’ e il ‘Verna Orane’

 

Subito dopo arrivano a maturare anche i primi pomodori nel ‘tappeto volante’ avviato a maggio. Con queste piccole grandi ondate di raccolto avviamo le prime autoproduzioni di conserve per l’inverno
(che soddisfazione)

 

2
LE CIPOLLE DI ALIFE

 

Quando le cipolle ‘abbassano la testa’ capiamo che è il momento di raccoglierle e man mano che le tiriamo fuori dalla Terra rimaniamo sempre più meravigliati!
Sono cresciute in 4 mesi, in appena 3 metri di aiuola, grazie al Sole, alla Terra, all’Acqua e alla Magia che rende possibile tutto ciò
SONY DSCDopo un periodo di essiccagione prima al sole e poi al riparo, è il momento di intrecciare. I primi bulbi intrecciati sono i piu ‘belli’, i più ‘rustici’, quelli che teniamo ‘da seme’ per riprodurre le nostre varietà adorate, tra cui appunto la Cipolla di Alife, ma anche l’Aglio Biancone di Romagna che ora è già alla seconda generazione in sede Entelekia!SONY DSCAnche per lo Scalogno Tondo Americano questo è il secondo anno di rinnovamento varietale con tecniche di Agricoltura Sinergica. Volta dopo volta queste varietà diventano sempre più adatte al nostro terreno, al nostro modo di coltivare, alla nostra energiaSONY DSCE poi torniamo nell’orto, dove troviamo i pennacchi del mais e le prime pannocchie ad accoglierci festosamente, queste piante erano state seminate quasi scherzosamente un po’ quì e un po là.
Osservando ci accorgiamo di una dinamica molto significativa…

 

Prendiamo come punto di riferimento “l’aiuola lunga nord”.
Nel primo tratto vediamo che il mais cresce rigoglioso fino a sconfinare nelle fronde della vegetazione arborea che ricopre l’aiuola (frangente A)

 

Pochi passi più avanti invece, appena usciti dal tratto riattivato a marzo, il mais si presenta drasticamente sottosviluppato (frangente B).

dsc02993.jpgEbbene, il seme di mais utilizzato è lo stesso, seminato nello stesso momento. Anche le consociazioni sono le stesse. L’unica cosa che cambia nei due frangenti è il modo in cui è stato preparato il suolo:
nel frangente A
il suolo è stato recuperato a marzo partendo da un terreno rimasto inerbito per decenni, lavorato con tecniche finalizzate a valorizzare l’humus superficiale e a rispettare la stratificazione del suolo (infatti l’aiuola è a piano terra);
nel frangente B
il suolo è stato recuperato nel 2014 partendo dallo stesso terreno rimasto inerbito per decenni, ma all’epoca avevamo sbadilato e sbidonato per formare l’aiuola rialzata.
Ad oggi di fronte a questo significativo risultato arriviamo a capire, o a pensare, che un elemento estremamente determinante per la crescita delle piante è l’integrità dell’humus superficiale (quando c’è) o comunque l’integrità della stratificazione del suolo.
SONY DSCSull’onda del mais sperimentale andiamo nello squadro in cui facemmo la semina primordiale per il progetto ‘culla genetica’ (frangente C)
Qui il terreno praticamente non ha traccia di humus, e qui non abbiamo fatto alcun tipo di intervento sul suolo tranne un foro praticato nel terreno per inserire il seme di mais. Ebbene, qui le piante sono meno sviluppate e meno produttive rispetto al frangente B, ma sono più sviluppate e più produttive di quelle nel frangente A.
Questo terzo risultato ci conferma quanto affermato pocanzi riguardo all’importanza dell’integrità della stratificazione del suolo.

 

A pochi passi dal mais primordiale, con la stessa logica avevamo piantato le patate con la trivella manuale, lasciando indisturbato il suolo tranne nel punto esatto in cui dovevamo inserire il seme nel terreno.
Dopo pochi mesi dalla semina ecco che raccogliamo le prime patate, sode e saporite come non mai
e soprattutto, totalmente naturali.

SONY DSCE ora torniamo nelle aiuole dell’abbazia dei pomodori, dove l’inerbimento tappezza i camminamenti ( e in realtà si espande anche sulle aiuole ). Ricordiamo che a maggio avevamo trapiantato in via sperimentale delle bietole, dei sedani, dei cavoli vari nella linea 2,5 mentre l’aglio e lo scalogno erano ancora rigogliosi nelle linee 2 e 3. Dopo la raccolta dell’aglio e dello scalogno, le piante nella linea 2,5 hanno ricevuto più luce e sono cresciute recuperando velocemente.

SONY DSCAllo stesso modo anche le piante trapiantate in linea 1 dopo la raccolta delle fave stanno crescendo bene. Aggirandoci nelle aiuole vediamo però che ci sono diverse zone rimaste vuote dalla raccolta delle alliacee, così scostiamo un po’ la pacciamatura legnosa e praticando delle aperture con la trivella manuale mettiamo a dimora nuove piante di bietola, lattuga, finocchio e cicoria, comprate gratis dal nostro vivaio autoprodotto.

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SONY DSCEcco, adesso sì.
Adesso su ogni aiuola si sta innescando ‘il ciclo delle età’, dove coesistono piantine giovani, piante già avviate, piante prossime al raccolto e piante andate a seme, ora verso il termine del loro percorso vitale.

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Un altro mese arriva al tramonto, e la gratitudine continua ad accompagnarci in questo percorso nell’orto entelekia
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continua …