FUORI DAGLI SCHEMI – Consociazioni ed Orto Sinergico con Matteo Cereda (orto da coltivare) ed Alessandro Montelli (orto entelekia)

Da qualche tempo sono entrato in contatto con Matteo Cereda verso cui ho sentito sinergia (o per meglio dire, risonanza) fin dalle prime fasi della nostra corrispondenza epistolare.

Per chi non lo sapesse (ma secondo me lo sapete) Matteo è il curatore del sito Orto da Coltivare, un portale dedicato alla coltivazione biologica, ricco di consigli pratici su come produrre ortaggi sani e nutrienti, dal più delicato e sacrale momento della semina, al più glorioso atto del raccolto, passando ovviamente per tutte le fasi della preparazione del suolo in termini di lavorazione e concimazione naturale. Non mancano le indicazioni su come attuare la difesa biologica da patologie e parassiti, ma anche sui momenti giusti in cui poter fare degli interventi a calendario di semine, trapianti e sessioni di manutenzione per orto e frutteto. Insomma, un sito completo ed efficiente, o per meglio dire: Efficace.

Nelle ultime settimane abbiamo parlato della possibilità di organizzare un incontro online dove poter confrontarci su temi inerenti al vasto mondo delle Agriculture Evolutive, e proprio pochi giorni fa mi ha lanciato un invito estemporaneo per prendere parte alla diretta facebook organizzata con il suo gruppo di Orto da Coltivare. Mercoledì? Sì, sono libero, di questi tempi il mio unico impegno è l’incontro zoom della domenica con il gruppo del progetto Campomadre per l’evento Dall’Orto all’Agro Foresta, dunque mercoledì va benissimo.

Con qualche giorno di anticipo, molto gentilmente, Matteo mi ha inviato una mail con la scaletta dei temi che avrebbe voluto affrontare assieme a me, ma in quel momento ero totalmente immerso nella modalità “frenesia dell’ortolano moderno“. Perso dietro a mille cose da fare, la mia attenzione aveva la stessa risolutezza di una mosca impazzita, che se Fukuoka mi avesse visto si sarebbe adirato in un’espressione di austero disappunto misto a tacito rimprovero, come a dire “ragazzo, dov’è finito il tempo per riposare nel pomeriggio e per scrivere poesie!?” Dunque dopo aver letto, o per meglio dire, sbirciato fugacemente la scaletta, ho risposto con un automatizzato “ok alla grande” ed in un lampo lo scorrere del flusso degli eventi concatenati ci ha subito portati a quel mercoledì sera. Era il 17 febbraio 2021.

Con qualche minuto di anticipo sull’inizio ufficiale dell’evento ci connettiamo e finalmente abbiamo la possibilità di ‘guardarci in faccia’ e di sentire il colore delle nostre voci. Perfetto, il collegamento funziona, cominciamo. Matteo inizia dicendo qualcosa come: “eccoci qui a parlare di sinergie, perché parliamo di sinergie e perché lo facciamo con Alessandro?ed io, solo in quel momento, ritornato al presente, mi domando “infatti Matteo, perché proprio io? Io che sono stato spesso definito come Il Lato Oscuro dell’Agricoltura Sinergica? Io che quando apro bocca sugli schemi codificati non posso fare a meno di smantellarli, al fine di raggiungerne la più intima e distillata essenza intrinseca? Io che preferisco far crollare i teatrini, a costo di deludere chi si era illuso, a favore di un approccio che possa rimanere il più possibile a contatto con la realtà agricola?”

e lui continua: “in giro l’informazione su queste tematiche non è perfetta, a me non piace per niente lo schemino della consociazione, le tabelle a matrice che scandiscono il buono e il cattivo, le consociazioni, il bancale, la pacciamatura […] in realtà in agricoltura non è così. Allora mi sono cercato qualcuno che divulga su queste tematiche in maniera secondo me molto profonda […]e non ho voluto scrivere ‘orto sinergico’, ma ‘sinergie’ per sottolineare tutte queste realzioni che ci sono e che avvengono mentre noi coltiviamo

Queste parole mi tranquillizzano, poiché mi danno la netta percezione che, forse, Matteo ed io siamo sulla stessa lunghezza d’onda. Infatti dopo una breve presentazione e contestualizzazione su come è avvenuto il mio ritorno alla terra, mosso dalla necessità di capire il suo punto di vista, gli domando: “tu poco fa dicevi che lo schemino delle consociazioni rigide o dell’orto sinergico classico non ti piace più di tanto, ebbene, mi permetto di chiederti: perché non ti piace più di tanto?

Matteo risponde: “non mi piace più di tanto perché non ci invita a capire cosa c’è dietro, non mi piace la rigidità di uno schema che a volte ci fa da barriera o ci limita nel ragionamento” ma spiega anche che la sua è un po’ una provocazione volta ad animare un dibattito costruttivo, e ci troviamo subito d’accordo col fatto che “è una questione di approccio” poiché in effetti gli schemi sono degli strumenti neutri, forgiati dalla volontà di diffondere delle informazioni utili al prossimo; dunque a fare veramente la differenza forse è il modo in cui l’individuo riceve, elabora e mette in pratica uno schema, un’informazione, un principio, un’indicazione, qualunque essa sia.

Così, ben presto arriviamo a porre l’attenzione sull’importanza della responsabilizzazione: una possibilità a disposizione di ogni individuo. La possibilità di interagire con ogni schema, senza farlo diventare una gabbia, ma valorizzandolo come strumento utile per avvicinarsi al vivere un’esperienza concreta volta a una reale riconnessione con la terra e con la tradizione contadina. Ed è proprio sotto al segno di questa considerazione che si svolge l’evento, in cui questa chiave di lettura diventa il sottofondo di tutte le tematiche affrontate, dalle consociazioni alle successioni di coltivazione; dalle sinergie alle tipologie di pacciamatura; dall’auto produzione dei semi alla produzione di piantine in semenzaio o vivaio domestico; dalle fonti di fertilità organica alle tecniche di rigenerazione del suolo (e dell’humus); dal ricordo benevolo e colmo di gratitudine verso il lavoro degli intramontabili maestri come Masanobu Fukuoka, Emilia Hazelip, Bill Mollison e tanti altri; alla consapevolezza di come il loro indispensabile ruolo sia strettamente connesso al frutto della loro epoca, e di come oggi tocca a noi fare tesoro dei loro insegnamenti per compiere un altro piccolo passo nella storia dell’evoluzione agricola.

Il dialogo scorre nell’armonia, con Matteo e con i partecipanti che intervengono attraverso i messaggi condivisi nella chat, e ben presto il tempo che abbiamo a disposizione arriva al termine. Infatti a un’ora e mezza dall’inizio ci troviamo a salutare tutti augurando la buona notte, ma io – abituato ormai alle serate col gruppo di Campomadre in cui generalmente non se ne parla di fare incontri più brevi di 3 o 4 ore – sento di avere ancora voglia di condivisione, di dialogo, di confronto, di essudati umani e cognitivi, così prendo tempo continuando a fare domande a Matteo che accoglie di buon grado la mia spudorata insistenza.
Così, a ‘telecamere spente‘ ha luogo un’altra importante sessione di confronto, in cui affiorano la rilassatezza e la spontaneità, in un flusso di tematiche semplici e al tempo stesso profonde. Avendo io lasciato attiva la registrazione nel programmino che solitamente utilizzo per le dirette, a fine serata mi ritrovo con un contenuto extra che mi sembra troppo prezioso per non inserirlo nella registrazione destinata alla pubblicazione.
Allorché informo tempestivamente Matteo su questa idea per chiedergli un parere, ma anche il suo benestare. Con grande piacere in risposta ricevo la totale accoglienza di questa iniziativa, e non da meno, l’apprezzamento per la modalità ‘candid camera’ che gli ha permesso di raccontarsi.

Mi sento felice di aver incontrato Matteo, che ho percepito come un ragazzo attento e sensibile, protetto da un velo di timidezza che racchiude una profonda umanità, oltre che una vasta conoscenza del mondo agricolo.

Con altrettanta felicità condivido con voi la registrazione di quella serata, con tanto di contenuto extra dietro le quinte ‘rubato’ dalla ‘telecamera nascosta’

Dall’orto Entelekia, per il progetto Campomadre, per ora è tutto
buon attimo presente e alla prossima 🙂

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