Ecovillaggio Corricelli – Settembre 2018 – Diplomato alla Scuola Emilia Hazelip

Il prossimo incontro con la Libera Scuola di Agricoltura Sinergica Emilia Hazelip è previsto all’Ecovillaggio di Corricelli. Mentre Anna Fanton ed io confabuliamo per pianificare il viaggio, il buon Emanuele esprime la volontà di venire con noi e propone di andare tutti e tre assieme con la sua macchina. Accettiamo con gioia la sua proposta e dopo aver lasciato trascorrere un’altra notte, al primo mattino dal Lazio partiamo alla volta della Toscana.

L’auto di Emanuele, che guida con encomiabile concentrazione, è insonorizzata e produce un effetto sordo che sommato all’intrascurabile percezione della velocità innesca un ossimoro percettivo contrastante, tale da farci sentire come all’interno di una bolla, fluttuanti lungo la strada illuminata dai raggi della Stella Madre mentre il panorama lentamente muta sotto ai nostri occhi e un altro respiro arriva.

Man mano che l’andamento diviene sempre meno lineare e sempre più dinamico realizzo che stiamo giungendo in Terra di Toscana, anzi ci siamo ormai addentrati pienamente nelle sue inconfondibili e caratteristiche colline sognanti.

Periodicamente telefono ad Antonio per aggiornarci sulle rispettive posizioni, lui, Marilia e Marco sono già arrivati al punto di incontro mentre noi siamo un pelo in ritardo poiché abbiamo sbagliato strada un paio di volte ed a una certa ci siamo pure fermati a fare uno spuntino, degustato assieme alla presa di coscienza che non era certo il caso di fermarsi a mangiucchiare!
(Mia Mamma da ostetrica commenterebbe: “come i bambini appena nati che vogliono mangiare ogni due ore”).

Ripartiamo determinati a raggiungere in fretta la destinazione ormai prossima, ma alla visione del cartello stradale che dice ‘Cantagallo’ Emanuele accosta, scende dalla macchina dicendo ‘devo fare una cosa’ e dagli specchietti retrovisori lo ammiriamo incamminarsi verso il cartello (ormai 20 metri più indietro) intento a fotografarlo, poi con passo soddisfatto e contraddistinto dalla sua intrinseca calma ritorna in macchina e ci spiega che sta scrivendo una canzone intitolata ‘Senso Comune’ in cui il testo è strutturato su giuochi di parole realizzati sui nomi dei Comuni. Il videoclip sarà realizzato con le immagini dei cartelli segnaletici che riportano appunto i nomi dei Comuni citati nella canzone, tra cui ora anche ‘Cantagallo’.

Lungo il tragitto ci fermiamo un altro paio di volte a fotografare degli imperdibili cartelli segnaletici ed in fine, finalmente, arriviamo al punto di incontro dove incontriamo Antonio, Marilia e Marco un po’ preoccupati e un po’ interdetti dal nostro ormai grossolano e gozzovigliato ritardo, ma la cosa importante è esserci ritrovati e con un giro di sguardi e di abbracci tutto si armonizza in una bella risonanza. In questo frangente mi dico che è bello poter riguardarli negli occhi.

Assieme riprendiamo la rotta verso la nostra destinazione ormai inesorabilmente sempre più vicina, finché ad un bel momento lungo il fianco della strada trafficata appare un grande arco sconnesso da qualunque altra struttura, come una reliquia antica, come il portale verso un altro mondo e noi ovviamente svoltiamo proprio lì, passand sotto all’arco e iniziando a risalire una via sterrata e sassosa che si addentra nella collina.
Man mano che avanziamo si sente un graduale cambiamento nell’aria e ad un certo punto diventa tangibile il momento in cui varchiamo il confine invisibile del bosco che ci accoglie nel suo grembo.

Il tragitto è lungo e piacevole, quando d’un tratto la nostra auto (l’auto di Emanuele) inizia a soffrire la ripida salita. Emanuele da gas e la macchina va su di giri, Anna ed io gli chiediamo se non preferirebbe accostare e farci venire a prendere dai ragazzi dell’Ecovillaggio, ma lui, tra fiducia ed ostinazione, rincalza dando gas. L’aria diventa irrespirabile dalla puzza di bruciato. Emanuele con fare sbalordito e preoccupato decide di fermare la macchina e continuiamo la salita assieme ad Antonio, Marilia e Marco, muniti della loro auto a 4 ruote motrici.
Orbene, passiamo il proverbiale guado e dopo le ultime curve imbrocchiamo la salita definitiva, ed ecco che nonostante le numerose peripezie, gloriosamente approdiamo alla nostra destinazione: quella che chiamano ‘La 1’ ovvero la casa base di riferimento per tutto l’Ecovillaggio.

Arrivano ad accoglierci Anja ed Enzo e ci accompagnano lungo un sentierino in ripida discesa che arriva in un terrazzamento dove troviamo una bellissima struttura in legno open space in cui atmosfera interna ed esterna si compenetrano osmoticamente grazie alle pareti che dalle ampie aperture lasciando entrare il profumo del bosco e la luce dell’orizzonte. L’atmosfera è fantastica in tutti i sensi del termine.

Anja mi conduce oltre questo luogo che è sia una cucina, sia una sala da pranzo, sia una sala riunioni e percorrendo un sentiero pianeggiante che costeggia il crinale giungiamo ad uno spiazzo in cui con disinvoltura apro la tenda pop-up sul basamento di pancali e cartoni che delinea l’area destinata.

Mi stendo un attimo per contemplare il presente e da questo momento in poi la percezione del tempo si sveste del formale abito cronologico rivelandosi nella sua essenza dinamicamente eterna. Il bosco ed il cielo sono le lancette dell’orologio cosmico che scandisce i momenti, la luna e le stelle sono il nostro calendario lucente.

Ritorno dagli altri, facciamo una passeggiata visitando i vari luoghi che compongono l’anatomia di questo Ecovillaggio, bellissimi spazi verdi e sentieri che raccontano nei loro profili la storia dell’evoluzione. La roccia madre sporge appena sotto i 50 centimetri di suolo che la vita vegetale ha creato nei secoli dei secoli.

Terrazzamenti collegati da scalinate sterrate determinano una rete di orti e capanne che decora il fianco della collina. Come ciliegina sulla torta: una yurta gigantesca, sospesa da una palizzata a non so quanti metri di altezza su un dislivello, inglobata ad un albero possente. Qui dormirà Emanuele.
Verso la fine della camminata quando stiamo per ritornare ‘alla 1’ visitiamo anche un’altra struttura in legno che dal sentiero si sporge sul dirupo sottostante, viene utilizzata principalmente come deposito attrezzi e officina, ma la vista da qui è talmente panoramica che spontaneamente decidiamo di occuparla anche per le riunioni di questi giorni.

Un roboante suono dal sentore medievale richiama la nostra attenzione. Dalla cucina a valle qualcuno sta suonando una grossa conchiglia a spirale soffiandoci dentro sapientemente per farla tuonare, è segno che il pranzo è pronto.
I ragazzi dell’Ecovillaggio hanno preparato tante prelibatezze che oggi diventano il nostro nutrimento. Mangiamo tutti assieme nutrendoci anche di discorsi importanti e profondi così come di chiacchierine tranquille.

Nel pomeriggio ci raggiungono Stefania ( dal Molise ), Carlo e Luciano ( dal Piemonte ) e Gaetano ( dalla toscana ) che avevo già incontrato nel 2017 a Montepulciano nel corso in cui ho assistito Antonio da Laura Bianconi.

E’ giunta l’ora della prima riunione ufficiale per questo incontro della Scuola in approccio simbiotico con l’Ecovillaggio Corricelli, così torniamo all’officina in legno con vista sulla valle.

corricelli1

In questo frangente, tra i tanti argomenti discussi è riecheggiata anche un’idea che da tempo aleggiava nell’aria e questa volta torna al centro del cerchio con nuova forza, come un seme all’arrivo della primavera.
Si parla della possibilità di organizzare un corso annuale ospitato in questo Ecovillaggio con un programma strutturato da incontri mensili, ogni incontro sarà tenuto da uno o più docenti che esporranno un argomento specifico da approfondire. Stiliamo una bozza con un programma di 9 incontri stilati nell’ordine:
Marzo con il tema dell’Acqua affrontato da Antonio De Falco e Luciano Furcas;
– Aprile con Anna Fanton e Anna Benzoni sul tema del Suolo con la potenziale partecipazione del pedologo Fabio Primavera;
– Maggio con Luciano Mastroleo, Antonio De Falco e Alessio Mancin sul tema della prima realizzazione delle aiuole con impianto di irrigazione ed una parentesi sull’apicoltura tenuta da Anto Quitadamo;
– Giugno con Marco Naldini e Marilia Zappalà accompagnati da Luca Puri per approfondire i principi della Permacultura, infatti questo percorso annuale vorrebbe essere strutturato in modo da valere sia come corso avanzato in Agricultura Sinergica e sia come PDC ( Corso di Design in Permacultura ) d’altronde in fondo, mi dico, Agricoltura Sinergica, Permacultura, ma anche Agricoltura Naturale, Agricoltura Sintropica, Agricoltura Bio Attiva, Agricoltura Organica Rigenerativa, Agricoltura Elementare, Agricoltura Biologica, Agricoltura Simbiotica e chi più ne ha più ne metta: sono tutte facce della stessa medaglia. Sono tutti nomi diversi per intendere un’unica nota di fondo che risuona in uno specifico suono, il suono dell’armonia;

– Luglio sul tema dell’Orto che cura con Luciano Mastroleo;
– Agosto sul tema della Salvaguardia dei Semi con me, in compagnia di Antonio De Falco e Anna Garofalo per indagare il tema della trasformazione e la fermentazione dei prodotti in cucina;
– Settembre sull’effetto margine con Gabriel Didoni e Alessio Mancin;
– Ottobre con Anna Fanon e Laura Leone sul semenzaio e sulla semina dei cereali;
– Novembre con Michele Rosetti e Janneke Gisolf sul tema del forest gardening con conclusione del corso, dopodiché teorizziamo il prossimo incontro della scuola in terra di Romagna ospitati proprio dal silvantropo Michele.

Man mano che parliamo e il progetto prende forma si sente un denso entusiasmo all’idea di vivere questa nuova esperienza sperimentale che la Scuola affronterà. Carichi di fiducia seminiamo nell’universo questa volontà affinché con i tempi del possibile nei prossimi mesi possa compiersi diventando una realtà.

D’un tratto l’attenzione di tutti è richiamata dal celtico richiamo dalla cucina che torna a tuonare, questa volta alle ultime luci del tramonto mentre la luna piena si leva all’orizzonte. Percorriamo il sentiero in discesa fino a raggiungere la cucina illuminata da candele che emanano una luce calda e pastosa, ma soprattutto: vibrante! Mentre ceniamo continuiamo a parlare, questa volta ad un ritmo più lento e contemplativo mentre nell’aria si respira un’atmosfera di altri tempi.

Nel dopocena guardiamo il cielo. Emanuele ci parla dell Luna e i discorsi si diramano in molteplici finestre di dialogo parallele, finché qualcuno inizia a ritirarsi nelle proprie stanze. Ben presto arriva anche il mio turno, mi dirigo verso la tenda lungo il sentiero notturno illuminato dal bagliore lunare, nel pieno silenzio, i miei passi sulle foglie sono l’unico suono percepibile.

Mi distendo accerchiato dagli alberi e respiro a pieni polmoni dell’aria vera. Lentamente l’udito si equalizza sulle frequenze più sottili e mi rendo conto che in verità attorno alla tenda il bosco e le sue creature stanno suonando come un’orchestra.

Per un’istante inciampo nell’illusione dell’inquietudine, ma il secondo successivo mi rendo conto che quell’inquietudine è semplicemente il frutto di impressioni inconsce raccolte in anni di suggestioni fiabesche e televisive secrete da una società post industriale. Probabilmente in un ipotetico universo parallelo in cui il presente è l’espressione di una cultura resiliente e simbiotica: lo storytelling attribuirebbe la suggestione dell’inquietudine alle città, ai centri commerciali, ai tragici condomini, alle discoteche, ai call center. Non ai boschi.
Mi abbandono al dolce grembo vibrante della collina e sprofondo in un sonno riconciliante. Al mattino mi sento ricaricato, come non mi capitava da un pezzo.

Continuano le fruttuose riunioni e continuano i richiami roboanti dalla cucina ad evocare pasti festosi seguiti da necessarie pennichelle. Antonio e Luciano così come tanti altri all’interno della Scuola conoscono molto bene questo Ecovillaggio poiché hanno contribuito a farlo nascere. Emanuele ed io andiamo con loro a fare una passeggiata leggermente fuori dai sentieri, attraversando barriere di vegetazione nerboruta, camminando su tratti di antiche mura coperte di muschio spesso 4 dita, fino ad arrivare a un piccolo spiazzo sopra il corso di un fiume, un posto ideale per fare una siesta e parlare d’amore.

In questo contesto, nel divenire del flusso del tempo, arriviamo al momento della conclusione ufficiale del mio percorso di formazione con la Libera Scuola di Agricoltura Sinergica Emilia Hazelip.
Mentre ci riuniamo in cerchio ogni respiro mi arriva come l’onda di una mareggiata che riporta alla memoria tutte le stagioni di questo viaggio iniziato circa 10 anni fa quando un bel giorno mia madre tornò a casa con un vassoio di piantine aromatiche di tutti i tipi: dall’incenso, al basilico verde, al basilico rosso, all’origano, al timo, alla maggiorana, ma forse anche alla salvia e a qualcos’altro.
Istintivamente, come un piccolo apide, mi ci fiondai a braccia aperte, respirando profondamente. In quel frangente, la visione dei loro colori e la percezione dei loro aromi furono come vedere per la prima volta una porta che si apre verso un nuovo orizzonte, un nuovo mondo che mi chiamava, che mi invitava ad esplorarlo.

Da quel momento affiorò spontaneamente l’interesse a riprendere in mano e a sfogliare quel libro che un amico di famiglia ci aveva donato qualche tempo prima.  Il titolo diceva:”La rivoluzione del filo di paglia” scritto da un misteriso autore giapponese.
Attraverso quella lettura percepii un senso di familiarità e di fratellanza nei confronti dell’autore con cui sentivo di condividere gli stessi pensieri e lo stesso animo nonostante l’appartenenza a due epoche e due parti del mondo molto lontane tra loro.

Così molte altre porte si aprirono, molti nuovi semi germogliarono dentro e fuori di me, dalle prime sperimentazioni di orto in vaso nel cortile di cemento in pieno centro città, al desiderio di mettere le mani nella terra vera, al desiderio (esaudito da mia madre) di acquistare un piccolo spazio nelle aridenti campagne romagnole in cui poi (grazie all’aiuto di mio fratello) nacque l’orto entelekia, in cui ho potuto sperimentare la riconciliazione con il grembo terrestre e con il sentore di uno stile di vita passato, ma ancora molto presente nel sangue che mi scorre dentro.

Dopo qualche anno di tentativi istintivi e improvvisati, bilanciati da una costante ricerca e studioso approfondimento, incontrai indirettamente il lavoro della Libera Scuola Emilia Hazelip attraverso i video correlati su YouTube, apparsi in seguito alle visioni dei video di Masanobu. Dalla visione di Antonio rimasi folgorato, tanto da contattarlo scrivendogli per mail un messaggio in segno d’amicizia a cui rispose con nostra grande sorpresa e felicità ( nostra= mia e di tutte le persone a cui ‘ho fatto una testa tanta’ parlando con entusiasmo di Antonio, a cominciare da mia madre e mio fratello ).
Ci demmo appuntamento varie volte, ma per vari motivi non riuscimmo mai a trovarci, finché decisi di andare a trovarlo a colpo sicuro: in uno dei suoi corsi.
Così nell’aprile 2015 coinvolsi il mio atavico amico Pimpiorl Zion ( Gigi ) e andammo alla volta dell’altissimo Friuli, per il puro piacere di guardare Antonio negli occhi e poter attingere dalla saggezza racchiusa nella sua lunga barba.
Fu una bellissima esperienza, intensa, riconciliatoria, rincuorante. Trovare tante persone con interessi e valori affini mi diede la nitida percezione di non essere solo in questo cammino di ritorno alla terra pacifico e resiliente. Compresi il valore della comunità, della sinergia tra una pluralità di individui ed arrivai a dire che un orto sinergico è tale solo se lo coltivi con altre persone.

Rientrato in romagna volli ripetere l’esperienza, questa volta organizzando l’evento in prima persona ed ospitando Antonio che accolse l’invito con piacere. Ancora una volta una bellissima esperienza resa possibile dalla vicinanza di tante persone diverse, unite dalla stessa scelta che nasce dal cuore. In quel frangente dissi ad Antonio che volevo mettermi a servizio per la divulgazione dell’Agricoltura Sinergica e lui mi diede la possibilità di seguirlo come assistente nei 2 anni successivi ai corsi a Campiano, Montepulciano e Radicofani, al cui termine mi invitò a concludere il percorso di formazione nella Scuola per inziare il mio percorso individuale.
Nel frattempo in quegli anni misi in pratica nella vita di tutti i giorni tutti gli insegnamenti che apprendevo, sia in ambito di piccola agricoltura familiare, sia in alcuni progetti ambiziosi su larga scala a cui presi parte come collaboratore esterno. Nella quotidianità, la risposta concreta della terra di fronte al mio approccio pieno di teoria fu una lezione fondamentale per affinare lo sguardo sulle dinamiche reali e le implicazioni intrinseche ai processi ecosistemici coinvolti in agricoltura.
Così in orto Entelekia misi a punto tutte le tecniche necessarie per soluzionare i vari problemi riscontrati mettendo in pratica i principi dell’agricoltura Naturale e Sinergica arrivando a comprendere come ‘il non fare’ non sia un punto di partenza, bensì, un punto di arrivo a seguito di un percorso di evoluzione tra suolo, piante ed uomo.

Elaborai il frutto della mia ricerca in una tesina centrata sul tema del miglioramento del suolo argilloso attraverso l’uso della pacciamatura mista, ponendo l’accento sull’aspetto pratico volto all’ottenere risultati concreti nel giro di un breve e determinato arco temporale, al cui termine il suolo presenta le caratteristiche fisiche e chimiche per permettere di mettere di rispettare tutti e 4 i principi dell’agricoltura naturale e sinergica.

Portai questa tesina il giorno in cui a Borgo Taro mi presentai alla Libera Scuola nel gennaio 2018, momento in cui conobbi tutto il corpo insegnanti e chiesi ad Anna se avrebbe voluto accompagnarmi nella fase finale del mio percorso, la quale accettò.
Poi arrivò il corso di maccarese, ed ora eccoci qua.

Incrocio lo sguardo di persone incontrate nelle fasi avanzate di questo viaggio, come i ragazzi di Corricelli, Emanuele, Gaetano, Carlo, Luciano, Marco ed Anna, e ritrovo lo sguardo delle persone con cui tutto ha avuto inizio: Laura, Marilia, Antonio – che mi conferisce il diploma con un grande sorriso dicendo “in qualità di presidente onorario, sono onorato nel darti questo diploma”.

A seguire, grandi abbracci, strette di mano virili, pacche sulle spalle, congratulazioni ed occhi via via sempre più lucidi.

Qualcuno si accorge che nel testo del diploma stampato manca la voce “titolo della ricerca” e dice “che peccato, sarà necessario aspettare la prossima assemblea per diplomarlo!” ma interviene Anna che trasforma il problema in soluzione aggiungendo la dicitura scrivendola di suo pugno, poi mi lancia un’occhiata come per dire “va bene lo stesso anche se è scritto a mano, no?”. Socchiudo gli occhi come per dire “assolutamente sììì”.

DIPLOMA

Così in questo 21 settembre, sul margine che conclude l’estate ed accoglie l’autunno, anche per me si conclude un percorso. Nell’aria, nei raggi del sole e nei lacci delle mie scarpe si percepisce vibrante una nuova porta che si apre verso un nuovo orizzonte che mi chiama, che mi invita ad esplorarlo.
Dopo i saluti, calorosi ed affiatati come non mai, riprendo la strada per il viaggio di ritorno, con il cuore pieno di gratitudine – verso tutti i miei compagni di viaggio – e pieno di fiducia – verso il fato provvidenziale che attraverso il filo di questo respiro sta già tessendo la trama di un nuovo attimo presente, pieno di potenzialità.

Continua …

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