Diario dell’Orto _ quinto anno _ capitolo 1 (novembre)

SONY DSCArrivati alle porte del quinto anno siamo intenzionati a far risorgere l’orto entelekia mettendo in pratica tutto ciò che abbiamo compreso fino ad oggi. Dapprima rimuoviamo le strutture di bambù ormai decadenti e passiamo con il tagliaerba su tutta la superfice.SONY DSCA novembre è il momento buono per piantare aglio, scalogno, cipolle, fave, piselli e carciofi. Mentre prepariamo con cura i bulbini contempliamo una gioia immensa: quest’anno per la prima volta riusciamo a ripiantare i nostri bulbi, raccolti quest’estate.SONY DSCCosì inizia la seconda generazione in sede entelekia per lo scalogno romagnolo, il francese, l’americano; per l’aglio rosso, il bianco e il ‘biancone di romagna’. A loro si aggiungono lo scalogno romano e l’aglione toscano della Valdichiana, ricevuti in dono da persone care, giusto in tempo per essere seminati!SONY DSCDopo la preparazione del suolo, per tredici lune tutte le aiuole (tranne la numero 1) sono state ‘a riposo’ sotto la pacciamatura multistrato composta da cippato, paglia e foglie. Sotto al tappeto, le radici di tutte le piante ( coltivate e spontanee ) in sinergia con gli abitanti del suolo hanno dato inizio alla digestione ed umificazione della materia organica superficiale.SONY DSCPassiamo con il tagliaerba elettrico che spinge come un cippatore a scoppio triturando tutto ciò che di organico si trova al di sopra del suolo. La paglia, le foglie, l’erba spontanea, i residui degli ultimi ortaggi, vengono rimescolati alla parte superficiale del cippato ottenendo un manto dorato che copre la terra. Scostando delicatamente questo manto osserviamo la presenza dei funghi che stanno mangiucchiando la sostanza organica.

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le bianche ife dei miceli saprofiti

Con una mano indiscutibilmente sul cuore, ci appropinquiamo a compiere un’azione che appare del tutto eretica, dissacrante, blasfema, ed incoerente a quelli che sono i principi filosofici dell’agricoltura naturale di Masanobu Fukuoka e dell’agricoltura sinergica di Emilia Hazelip.SONY DSCCiò che andiamo a fare è una ‘minima lavorazione del suolo’. Composta da un leggero passaggio di vancaforca seguita da una zappettata superficiale.

Ma uno dei principi non era ‘nessuna lavorazione del suolo’ ?

SONY DSCInnegabilmente se la lavorazione del suolo viene reiterata senza sosta in un terreno lo si impoverisce di anno in anno fino alla desertificazione _ E questo è il caso dell’agricoltura industriale che accetta il presupposto di dover lavorare la terra nei secoli dei secoli senza voler comprendere e considerare veramente l’indispensabilità dell’humus.

Osserviamo l’aiuola numero 2 come esempio illustrativo:

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fase 1 – dopo il tagliaerba, il tappeto dorato

Nel nostro caso invece, mentre effettuiamo questa prima lavorazione del suolo dopo 4 anni dalla nascita dell’orto entelekia, abbiamo chiaro in mente il fatto che questo intervento fa parte di un’azione mirata che si sviluppa in un breve arco temporale, il cui fine è quello di ricreare le condizioni affinché il suolo argilloso diventi sufficientemente organico riuscendo così sia a innescare in maniera efficace i processi di autofertilità del suolo e sia ad essere meno soggetto al compattamento. Durante questa lavorazione, la materia organica aggiunta l’anno scorso viene ora rimescolata alla parte superficiale della terra madre fino ad ottenere una risultato tendenzialmente uniforme.

 Alla base di questa scelta ci sono varie considerazioni ed intenzioni.

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fase 2 – scostiamo il tappeto dorato

Citando dal libro ‘Agricoltura Sinergica – le origini, l’esperienza, la pratica’ :

“è nella natura stessa del suolo gonfiarsi e diventare più poroso con il passare degli anni […] se l’uomo lascia che il suolo si prenda cura di se stesso, questo si nutre, diventa più fertile e si ammorbidisce con il solo potere della natura […] Quando le radici penetrano nel terreno, acqua e aria si infilano con loro. Quando si seccano e muoiono, cominciano a profilerare milioni di microorganismi. Quando questi muoiono vengono rimpiazzati da altri, accrescendo la quantità di humus e ammorbidendo il suolo. […]

Per l’esperienza fatta nei primi tre anni ( il tempo minimo che Masanobu consiglia per dare una possibilità all’agricoltura naturale ) tutte le condizioni sopra riportate non sono state sufficienti ad aumetare in maniera determinante l’humus.

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fase 3 – passaggio leggero di vancaforca

Nel 2014 abbiamo avviato queste aiuole rialzando la terra madre argillosa, ma fino ad ora rispettando il principio di ‘nessuna lavorazione del suolo’ ad ogni estate ci siamo ritrovati con un suolo compattato, ogni volta con considerevoli conseguenze sulla salute e crescita delle piante.

 Questo fenomeno lo abbiamo riscontrato nell’orto entelekia così come in molti altri orti che tentano di seguire gli stessi principi della cosiddetta ‘agricoltura del non fare’ applicandoli sulle aiuole di terra madre rialzata. Quindi da un lato l’idea di partenza è ottenere dei benefici tramite la non lavorazione del suolo, ma dall’altro lato il compattamento per mancanza di humus crea uno svantaggio considerevole, così arriviamo a domandarci:

in questo frangente cosa è ‘peggio’? il compattamento? o la minima lavorazione del suolo (da considerarsi sempre e comunque associata all’apporto di materia organica e contestualizzata in un’azione mirata che si sviluppa in un breve arco temporale) ?
Poiché, ricordiamo che ogniqualvolta il terreno si compatta, automaticamente si sta ‘infrangendo’ il quarto principio dell’Agricoltura Sinergica: Nessun Compattamento del Suolo; allorché per noi diventa un dovere morale trovare soluzioni efficaci per arrivare alle condizioni necessarie che permettano il trionfo del quarto principio dell’Agricoltura Sinergica, assieme al primo, al secondo ed al terzo, n’èvero?

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fase 4 – zappettamento superficiale

Un suolo privato dell’humus primordiale, ridotto a terra madre, per rigenerarsi in autonomia necessita di un tempo molto lungo, ma l’idea è quella di coltivare con successo mentre questo tempo si compie. Allora quello che proviamo a fare è accorciare i tempi aiutando la terra a recuperare più velocemente l’humus, ottenendo come effetto collaterale positivo una migliore tessitura del suolo che _ arricchito di materia organica _ dovrebbe essere meno soggetto al compattamento estivo poiché le finissime molecole di argilla e limo ora sono mescolate alle più grandi molecole organiche.

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fase 5 – traccia del sesto d’impianto e semina

Quando il suolo ritorna ( o almeno si avvicina ) ad essere una spugna di humus, si verifica quello che viene chiamato ‘effetto serbatoio’, ovvero: tutta l’acqua che altrimenti evaporerebbe o ruscellerebbe via viene invece trattenuta nello strato superficiale di materia organica in decomposizione. Quest’ultima produce biossido di carbonio che si mescola con l’acqua formando l’acido carbonico.

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fase 6 – la contemplazione prima di spingere i bulbini nella terra e darle l’ultima carezza.

L’acido carbonico è un potente solvente naturale capace di rendere disponibili per le piante quei minerali del suolo che in presenza di sola acqua si scioglierebbero molto lentamente. Una cosa importante da rispettare durante questa minima lavorazione è non ribaltare gli strati del suolo, ma limitarsi a rimescolare in maniera uniforme lo strato superficiale. Se si facesse una ‘tradizionale’ passata di vanga tutta la materia organica rimarrebbe sotto, sepolta da uno strato di terra madre riportata a galla.SONY DSCIn questo caso il serbatoio spugnoso si formerebbe nel sottosuolo. Quando questo succede l’anidride carbonica rilasciata dalla materia organica in decomposizione satura completamente i micrositi del suolo, poiché l’anidride carbonica essendo più pesante dell’ossigeno ne prende il posto facendolo fuoriuscire nell’atmosfera. Se invece non si ribaltano gli strati, ma si lavora in maniera da creare un unico serbatoio superficiale, l’anidride carbonica ‘galleggia’ in superficie ed il suolo rimane ossigenato in profondità.SONY DSCCitando nuovamente dal libro ‘Agricoltura Sinergica – le origini, l’esperienza, la pratica’ a pagina 58: ” l’unico modo per ammorbidire il terreno [inteso per mezzo della mano dell’uomo] è quello di distribuire del compost [materia organica] e amalgamarlo” e così stiamo facendo. Siamo curiosi di vedere come sarà la situazione del compattamento a luglio. Intanto i primi aglietti e le prime fave si risvegliano, rispondendo al tocco della vita.SONY DSCAl di là delle aspettative, al di là delle tante parole, il primo risultato di questo esperimento lo si può già toccare con mano.

A destra: terra madre dell’aiuola numero 1 dopo 4 anni di non lavorazione.

Al centro e a sinistra: terra di due aiuole dopo 1 anno di rigenerazione con la materia organica e la minima lavorazione del suolo.SONY DSC

continua…

 

 

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