Gennaio 2018 . L’incontro con la Libera Scuola di Agricoltura Sinergica ‘Emilia Hazelip’

Una volta tornato in terra di Romagna rientro giorno dopo giorno nei ritmi dell’Orto Entelekia e intanto l’Autunno avanza, divenendo Inverno. Una bella mattina di nebbia e di sonno ricevo una chiamata di Antonio che mi dice: ‘Hey Alex, come stai? A gennaio c’è il prossimo incontro tra i docenti della Scuola. Gli ho parlato di te e gli ho detto che ti avrei invitato per presentarti ufficialmente. Vuoi venire?’.
Non mi sembra vero. Mi trafigge un’emozione che mi toglie il fiato e quasi tutte le parole, ma dal diaframma riesco ad esclamare ‘Assolutamente sì!’.
In quel momento la mia percezione del tempo subisce un duplice mutamento, da un lato sembra che tutto si sia fermato; dall’altro i giorni passano in un lampo, tant’è che mi trovo già in viaggio verso Borgo Taro, destinazione fissata per questo incontro. Al volante c’è il silvantropo Michele, al passeggero c’è l’elfica Erica e nei sedili dietro ci sono io assieme alle valige e alle verdure raccolte con fierezza dai nostri orti.
Il viaggio dura più di quello che immaginavo infatti avrei giurato d’esser giunto in alta Italia, ma poi scopro che Borgo Taro è sempre in Emilia-Romagna! Pazzeschissimo!!..

Accompagnati dalla luce del tramonto che combacia con l’apparizione delle prime stelle arriviamo al  casale, situato in mezzo alle colline in un panorama incontaminato e mozzafiato. Stefania ci accoglie e ci fa strada verso l’ingresso.
Accanto alla porta ci sono due sacchi stracolmi, uno di noci e uno di mandorle, visione che emana prosperità e ricchezza. Percorriamo un breve corridoio che termina con una porta a vetri attraverso cui si intravedono le sagome di alcune persone, tra cui riconosco Antonio. Entriamo, la stanza è intrisa di una luce calda e di un’atmosfera accogliente. C’è un tavolo lunghissimo messo in diagonale in cui sono seduti i membri della Scuola. Gli unici posti ancora liberi sono i nostri e lungo il tragitto per raggiungerli facciamo un giro di saluti.

La prima persona che incontro è Anna Fanton. Nel momento in cui ci presentiamo stringendoci la mano e guardandoci negli occhi sento risuonare una vibrazione sottile e nitida al tempo stesso. Per quanto sia veloce la tempistica rimango profondamente colpito da questa percezione e la continuo a portare dentro mentre incontro le altre due Anna (la Satta e la Benzoni), Angelo, Luciano, Marco, Lello e Alessio. Ritrovo con grande piacere anche Marilia e Laura che avevo già conosciuto al primo corso a Ronchi dei Legionari nel 2015 e in fine ecco Antonio che con uno sguardo e un abbraccio, in un istante concilia questi mesi di lontananza.

Pongo attenzione in questo attimo e nel tempo di un respiro contemplo quanto sia veramente incredibile il fatto di essere qui, immerso in una realtà che fino a ieri studiavo sui libri e vedevo nei video, ma ora ci sono dentro, dal vivo. Sto respirando la stessa aria che respirano loro, le persone che hanno conosciuto direttamente Emilia e che hanno dato vita alla Libera Scuola di Agricoltura Sinergica. Se sono qui è prima di tutto grazie ad Antonio. Ancora una volta mi fa sentire la fiducia che ripone in me e questo ha un valore inestimabile.
Mentre un senso di calda gratitudine mi pervade la schiena e il torace  mi accingo a prendere posto, è il momento di iniziare la riunione. Mi colpisce fin da subito l’atmosfera calma e lenta con cui si affrontano i punti del programma che sembrano essere veramente troppi per un incontro di appena 3 giorni!

Iniziamo a raccontarci, uno alla volta, presentando la propria identità, la propria storia, il proprio percorso, i propri progetti, le proprie intenzioni.
Esordio ringraziando tutti per l’accoglienza ed esprimo il valore che questo incontro ha per me, a partire dal fatto che mi aiuta a ricordarmi che ci sono altre persone a muoversi nella stessa direzione in cui mi sto muovendo io, cioè verso la terra, in risonanza con la natura. Li ringrazio perché in questo mi fanno sentire meno solo. Luciano rompe l’attimo di silenzio che si era creato con la sua voce gentile e calda dicendomi sorridente “no Alex, non sei solo”.

Slittiamo in questa atmosfera di condivisione e tranquillità fino a notte fonda mentre gradualmente ogni tanto qualcuno si ritira per dormire e l’assemblea muta spontaneamente in un dialogo dinamico che si sposta dal tavolo all’angolo della stanza dove ci ricollochiamo. Mi trovo nuovamente con Anna Fanton che mi racconta di una tecnica da lei utilizzata: la semina di senape e facelia messa lungo un piccolo solco che segue il perimetro esterno dell’aiuola. Mi spiega che queste piante creano una barriera viva capace di frenare l’avanzata delle erbe spontanee che dai camminamenti cercano sempre di ricolonizzare le aiuole. Ovviamente questa tecnica va consociata comunque al controllo manuale delle erbe spontanee, ma è veramente molto interessante! Mi dico che la proverò sicuramente!
Continuiamo a chiacchierare in questa bella atmosfera di convivialità finché diventa veramente troppo tardi e ci auto obblighiamo ad andare a dormire anche se tutti saremmo voluti rimanere svegli a oltranza.

Raggiungo la camera che condivido con Luciano, coricato in un letto singolo, e Lello, nel suo sacco a pelo nel letto matrimoniale. Mi sistemo accanto a lui muovendomi lentamente, con assoluta delicatezza per non rischiare di disturbare minimamente il suo sonno. Come una piuma appoggio la testa al cuscino e faccio un respiro profondo che sboccia in un sentimento di contemplazione. Nella camera riecheggia il russare di Luciano e di Lello in una melodia piacevole che concilia il sonno, poi improvvisamente Lello fa uno scatto nervoso e quasi mi arriva con un gomito in faccia. Lo guardo e capisco subito che non sarà un episodio autoconclusivo, infatti passa tutta la notte tra il respiro affannato e i pericolosi scatti involontari. Cerco di appisolarmi, ma cerco di non chiudere mai completamente gli occhi e tengo la guardia alzata per parare i colpi provenienti dal suo sonno tormentato.
Al mattino risvegliatomi sano e salvo gli dico ‘Lello non ho mai visto nessuno dormire in maniera così affannata come te questa notte!’ e lui risponde un po’ divertito e un po’ imbarazzato, con un sorriso intriso di energia distesa e serena, del tutto pacifica e benevola, assolutamente non riconducibile all’imprevedibilità del combattente notturno!

Scendiamo raggiungendo gli altri, qualcuno sta facendo colazione, qualcuno è fuori a prendere un raggio di luce proveniente dalla Stella Madre che sorge benevola. Tra questi c’è Antonio e colgo il momento per raccontargli dell’orto fatto a ottobre ad Avignonesi; di come lui mi sia mancato in quei giorni e di come al tempo stesso abbia sentito a distanza la sua presenza che mi ha dato forza e coraggio per affrontare quell’esperienza, spaesante senza la sua vicinanza fisica, ma nel complesso una bella e importante avventura che mi ha fatto crescere. Gli racconto degli esperimenti fatti con le aiuole pacciamate in due strati (prima il cippato e poi la paglia) e dell’irrigazione in 4 linee (posizionata sotto la paglia, ma sopra al cippato). Lui esprime apprezzamento incoraggiandomi a sperimentare, a esplorare le sconfinate possibilità dell’Agricultura Sinergica, ricordandomi però di essere chiaro nel momento in cui parlo di queste cose ad altre persone, specificando bene il confine tra le tecniche codificate da Emilia e quelle che invece fanno parte della mia personale ricerca. Questa considerazione mi fa rendere conto di come coi gesti di tutti i giorni mi stia inoltrando in un territorio in un certo senso ancora inesplorato e questo mi trasmette entusiasmo intenso. Mi evoca l’immagine di un albero possente, solido, dalle radici profonde, dai rami strutturati e al tempo stesso in continua crescita, in continua evoluzione.

Proprio in quel momento dico ad Antonio che non vedo l’ora di vivere una nuova esperienza con lui, un nuovo corso insieme, e proprio in quel momento lui mi fa capire che potremmo andare avanti così una vita intera, ma è giunto il momento di concludere il mio percorso di formazione iniziando un cammino in equilibrio sui miei passi. Nel frattempo si è fatta l’ora di riprendere l’assemblea e ci richiamano all’appello. Durante tutta la mattinata sento muovermisi dentro un dualismo: da un lato un senso di tristezza all’idea che quest’esperienza con Antonio finisca qui; dall’altro la metaforica consapevolezza che una gravidanza dura più o meno 9 mesi e ad un certo punto bisogna pur fare il ‘salto di fede’. Nel pomeriggio dopo la pausa pranzo riprendiamo il discorso e, con la profonda pacatezza che lo caratterizza, Antonio mi fa riflettere sul fatto che il mio passaggio da allievo a insegnante non determinerà la fine né del nostro rapporto umano, né del nostro percorso. Avremo ancora occasione di vivere nuove esperienze assieme.
Le sue parole mi arrivano dentro riecheggiando in profondità e dissolvono la tristezza, rimane unicamente il colore e il profumo della fiducia verso quello che verrà.
Come ultima cosa Antonio mi dice che per compiere il prossimo passo di questo percorso devo chiedere ad uno dei docenti della Scuola di accompagnarmi come ‘supervisore’ in un corso dove io condurrò gli allievi nell’esperienza teorica e pratica didattica. Così il docente accompagnatore potrà valutare con sguardo imparziale il mio grado di capacità e di predisposizione all’insegnamento dell’Agricoltura Sinergica. Dentro di me sento chiaramente chi è la persona con cui vorrei vivere questa esperienza e compiere questo passo.

L’assemblea riprende e prosegue serenamente fino all’ora di cena dove degustiamo ancora una volta le prelibatezze preparate con cura da Stefania e Luca, accompagnate dalle insalatone fatte con le verdure provenienti dall’azienda di Michele e dall’orto sinergico Entelekia (fierezza!).
Dopo cena si ricrea una situazione di chiacchiere tranquille e mi trovo nuovamente vicino ad Anna Fanton, le racconto ciò che mi ha detto Antonio e le esprimo il mio sentire: vorrei che fosse lei ad accompagnarmi nell”esame finale”. Mentre le parlo guardandola negli occhi sento nuovamente quella vibrazione positiva che mi ha evocato nel momento in cui l’ho incontrata per la prima volta. Lei sembra contenta per questo mio slancio e si rende disponibile a questa opportunità.

Ancora una volta non mi sembra vero. A pensarci bene è disarmante la naturalezza con cui tutto questo sta accadendo, la spontaneità con cui quel desiderio, espresso qualche anno fa, attimo dopo attimo sta diventando sempre più una vivida realtà.
Ancora una volta nel mio giardino interiore sboccia la gratitudine.

Passo la notte in un sonno beato, ma così beato da contagiare il buon Lello che questa volta risuona con me nella compostezza pacifica.
Al mattino è giunto il tempo delle conclusioni e dei saluti. Ci diamo appuntamento per ritrovarci a maggio nel lago di Nemi dove Anna Fanton sta curando un mega orto sinergico, poi gradualmente ognuno riprende la via di casa. Lungo il viaggio di ritorno mi accompagna la calda sensazione di fiducia che Antonio ripone in me e ancora una volta rimango senza parole. Mi rimane unicamente la voglia di dimostrargli che la sua fiducia è ben riposta.

Ritorno in terra di Romagna segnato indelebilmente. Porto con me il calore che questo incontro mi ha regalato, riassunto in una fotografia: questa esperienza voglio ricordarla così.

sinergici

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...