3 anni in 3 parole: un nuovo inizio – 2019-20-21

Il momento presente, in cui mi sto mettendo a scrivere queste righe, corrisponde alle 13:59 del 2 luglio 2021. Fuori la stella madre brilla impetuosa e sebbene le giornate abbiano già cominciato ad accorciarsi, il mio amato autunno è ancora lontano. Metto le cuffie per ascoltare un sottofondo di pioggia registrato in qualche foresta pluviale. Mi aiuta a superare l’estate.

Quanto tempo è passato dall’ultimo racconto? Quante cose sono successe? E soprattutto, in questo tempo quante cose sono cambiate, fuori e dentro di me? Non riesco a contarle. Forse perché sono troppe, o forse perché in realtà nulla è cambiato a parte il mio modo di osservare.
Potrebbe essere ora di fare un piccolo aggiornamento? Tutte le cellule del mio corpo dicono di sì.

Se volessi riassumere questi ultimi 3 anni in 3 parole, probabilmente sarebbero: un nuovo inizio.

Come diceva Raige ai tempi degli One Mic nella canzone Pioggia (canzone che ha segnato il nostro immaginario musicale in epoca adolescenziale): “ogni inizio inizia da una fine” e forse oggi più che mai mi sento in piena risonanza con questa affermazione.

Iniziamo dal principio, da dove eravamo rimasti.

Era il 21 Settembre 2018, mi avevano appena diplomato alla Libera Scuola onorando la conclusione del mio percorso formativo. Dopo i saluti, calorosi ed affiatati come non mai, riprendevo la strada per il viaggio di ritorno, con il cuore pieno di gratitudine verso tutti i miei compagni di viaggio, e pieno di fiducia verso il fato provvidenziale che, attraverso il filo di questo respiro, stava già tessendo la trama di un nuovo attimo presente pieno di potenzialità.

Ecco, sì, eravamo rimasti qui, però non amo narrare al passato, non in questi racconti, dunque ritorno ad una narrazione nel tempo presente, ma voi sapete che siamo ad Autunno 2018.

Ultimamente mi rendo conto che il mio modo di osservare sta mutando. Se prima quando guardavo gli altri vedevo semplicemente gli altri, ora quando li osservo non posso fare a meno di scorgere al contempo anche una parte di me. Come se “l’altro” fosse anche uno specchio, in cui poter guardare un frammento della mia essenza. In tal senso, tutte le esperienze che sto attraversando a partire da questo 2018 assumono una duplice valenza. Ogni evento, seppur rappresentando sé stesso, al contempo sembra offrire l’occasione per conoscermi sempre meglio.

Settembre 2018, Anna mi dice (citando a memoria): “tra pochi giorni dovrei tenere un corso in Molise, ma le circostanze impreviste non me lo permettono. Essendoti appena diplomato, te la senti di condurlo tu ?”. Questo gesto mi arriva come una grande opportunità, come un grande segno di fiducia da parte sua. Sono stanco, provato dal lungo viaggio, ma ne sono profondamente felice. Accolgo e seguo il flusso.

Mentre dal finestrino ammiro la mutevolezza del paesaggio, che dalla morbida collina toscana cede il passo alle taglienti montagne molisane, contemplo il fatto che senza questo pretesto forse non avrei mai avuto occasione di visitare questa misteriosa regione. Non ho mai viaggiato, ma attraverso le iniziative connesse al mondo dell’agricoltura sto avendo l’opportunità di farlo. È bello conoscere nuove realtà, nuovi paesaggi, così diversi eppure anche così simili alla mia Romagna. È bello incontrare nuove persone, per il piacere di conoscerle, e di specchiarmi nei loro occhi.

In questo momento mi sto specchiando nello sguardo di 7 anime sedute davanti a me, sono i partecipanti di questo corso introduttivo. Siamo nel capanno-laboratorio del podere di Stefania dove stiamo vedendo le basi teoriche su cui si fonda il concetto di orto sinergico. Il Molise è ventoso, almeno in questa zona, troppo ventoso per la mia indole sgiugnola, dunque tutte le volte che posso richiamo il gruppo al coperto, e giù di teoria. Gloriosa teoria, salvifica, sì, perché ci ripara dal vento, ma non solo. Gloriosa teoria, perché permette di accedere ad informazioni preziose, indispensabili per comprendere in modo ampio la complessità di un vasto tema come l’agricoltura. Specialmente quando si intreccia con l’ecologia.

Nel mio caso la teoria è stata molto preziosa, tanto quanto la pratica. Certi punti chiave della conoscenza nozionistica mi hanno veramente svoltato la vita. Quindi ora che sono al primo corso ufficiale gestito in autonomia, scelgo di battere il ferro finché è caldo, spolpando gli argomenti che trovo essenziali e ponendo gli accenti nei punti che trovo prioritari.

Mentre parliamo mi sembra di rivedere nei loro volti certe mie perplessità del passato, tipiche di chi si sta avvicinando per la prima volta a un tema immensamente affascinate, ma sconosciuto. Mentre parliamo mi accorgo che la scelta delle parole è connessa ad una semplice e limpida volontà di fondo: essere il più chiaro possibile così da evitare fraintendimenti. Questa esperienza io l’ho già fatta, ormai diversi anni fa. Mi piacerebbe, se possibile, risparmiargliela. Il fatto di farsi illusioni intendo. Mi piacerebbe potergli evitare la fase in cui l’immaginazione lavora senza freni, perché so che poi la forza di gravità ti riporta coi piedi per terra, e a quel punto dipende tutto da come atterri.

I principi di Fukuoka, così come quelli di Emilia, o di Bill, sono pochi e semplici. Eppure basta poco per fraintenderli. Ci vuol niente a capire fischi per fiaschi. A me è già successo, ormai 6 o 7 anni fa.

Durante i 4 giorni che abbiamo a disposizione cerco di fare il possibile per trasmettere ai 7 partecipanti tutto quello che posso, tenendo frenata la mania di onnipotenza e rimembrando una semplice verità: “io posso fare solo quello che posso fare, dopodiché sarà la loro esperienza con la Terra a fare il resto” mi dico “e se vorranno io sarò sempre a disposizione per una chiacchierata, per un confronto, per un chiarimento – o se proprio vogliono – per parlare d’amore. (cit.)

Mentre questa esperienza mi attraversa – come il flusso di un ruscello – nel metaforico setaccio interiore ritrovo due piccole pietre preziose, trattenute dalla corrente. Sul treno di ritorno verso la Romagna – tra me e me – le osservo. Ne contemplo i colori, le sfaccettature, scorgendo al tempo stesso anche il mio riflesso, frammentato tra le crepe e le venature del minerale.

Tutto è andato bene – mi dico – tutto è andato… come sempre! Anzi.

Tutto è andato quasi come sempre. Ebbene non posso fare a meno di osservare un fatto (una di queste metaforiche pietre rimaste nel setaccio) ovvero che per quanto io abbia cercato di fare tutto così come mi è stato insegnato, comunque – inevitabilmente – ci ho messo del mio. E mettendoci del mio, comunque – in qualche modo – ho leggermente cambiato il messaggio che dovrei tramandare. Non è cambiato nel contenuto, ma nella forma. Non nell’intenzione, ma nel modo di essere trasmesso. Mi ascolto dentro e mi sembra una cosa bella. Penso ai miei insegnanti, Antonio e Anna, e mi chiedo se sarebbero fieri di me. Gli scrivo per raccontargli questi 4 giorni, cerco di trasmettergli l’atmosfera che si respirava. Sembrano felici, mi appaiono felici, ma non sono sicuro di riuscire a trasmettergli questo piccolo e significativo dettaglio.

Non so se sto riuscendo a fargli vedere esattamente il colore e le venature di questa piccola pietra preziosa, che non potrei chiamare in nessun altro modo se non: evoluzione.

Mentre il paesaggio molisano cede il passo a quello romagnolo; le montagne – talmente ripide da conficcartisi nella schiena – cedono il passo alla buona vecchia bassa pianura. In questo frangente affiora un’idea, una potenzialità: aprire l’orto Entelekia alle visite, mettendolo a disposizione come luogo di divulgazione, così da poter favorire le persone interessate a rimettere le mani nella terra, ricostruendo un filo con la tradizione agricola.

Questa possibilità è proprio come un seme nel naturale ciclo delle stagioni. Dopo il concepimento rimane in dormienza fino alla primavera 2019 in cui sboccia con un primo gruppo di 6 persone che approdano all’orto Entelekia aprendo la strada ad una serie di eventi a cadenza mensile. A volte arrivano 6 o 7 persone, a volte 2 o 3, in due occasioni ne viene una, beccandosi un corso intensivo super accelerato.

Complessivamente per quest’anno, da marzo a settembre, ho avuto il piacere di incontrare circa 40 persone. Ogni volta entrare in contatto con ognuna di esse è stato in qualche modo disarmante. L’atto di umiltà che praticano persone più grandi di me nel predisporsi ad apprendere da qualcuno di più giovane è un fenomeno degno di nota. L’umana empatia che scorre in questi incontri, è un fenomeno decisamente degno di nota. Questa volontà di sottofondo, ancorata al favorire gli altri nell’avvicinamento alla terra riducendo al minimo l’attrito del fenomeno illusione/delusione, è certamente degna di nota. E lo è altrettanto il fatto che – mese dopo mese – il mio modo di comunicare è via via sempre diverso. In questo 2019 sono testimone di una continua evoluzione – di una perpetuata entelekia – che ha luogo attraverso questi incontri.

Ogni volta, dopo ogni evento, informo Antonio ed Anna rendendoli partecipe della bellezza di ciò che sto vivendo, ma ancora sento che forse non sto riuscendo a trasmettergli quanto profondamente stia cambiando il mio modo di trasmettere il messaggio. Inizia ad essere abbastanza diverso rispetto al loro insegnamento di partenza. Lo vedo sempre più chiaramente: il cambiamento avviene non nella sostanza e non nell’intenzione, bensì nella forma e nella modalità di divulgazione. Prima seguivo loro, mettendomi a servizio della loro voce. Adesso – inevitabilmente – sono a servizio della mia.

Osservo la realtà che mi circonda. Osservo i nostri dialoghi, le risposte che ricevo. La variazione di tonalità. Osservo certi specifici silenzi, certe esitazioni. Osservo l’aria e l’odore che sembra assumere quando cerco di affrontare questo discorso durante le telefonate. Ai miei occhi sono tutti elementi nuovi che in passato non riscontravo. Forse perché non c’erano? O forse c’erano, ma il mio sguardo non era abbastanza affinato? Ma ora ovunque rivolgo l’attenzione scorgo il frammento di un riflesso. Sommando tutti i frammenti ne deriva una percezione: il dubbio che questa cosa possa non piacergli. Il pensiero che i miei insegnanti possano non essere felici del modo in cui trasmetto il loro messaggio. Del modo in cui esso stia evolvendo attraverso di me. A pensarci sembra un timore così irrazionale, eppure la mia pancia dice il contrario.

Parallelamente accadono tante altre cose, troppe da raccontare in queste righe. Troppo dettagliate per poter prenderle in considerazione senza perdere di vista il filo del discorso. So che forse non vi sembra, ma questo discorso ha un filo ben preciso.

Giunto a Ottobre 2019 ormai è come se tutto mi stesse dicendo di fermarmi e di cercare l’occasione per confrontarmi con Anna e Antonio. Per telefono, a distanza, sembra molto complesso capirsi. Il flusso degli eventi ci da una prima possibilità di dialogo nell’incontro annuale della Libera Scuola, questa volta siamo al podere del buon Michele. Da un lato è bello ritrovarsi in terra di Romagna. Dall’altro, si sente proprio che questa pianura sorge su una palude! Quando ci incontravamo in collina, mi dico, l’aria sembrava più frizzante. Sarà la densa nebbia, saranno gli alberi spogli, sarà l’umidità, ma sta volta la bassa si fa sentire in tutta la sua bassezza.

In questa occasione purtroppo Anna non ha potuto presenziare. Cerco di cogliere un momento idoneo per confrontarmi con i presenti. Vorrei rimettermi in discussione e condividere con loro la mia evoluzione nel fare divulgazione. Mi piacerebbe capire chiaramente cosa ne pensano, ma gli argomenti all’ordine del giorno sono tanti e non riesco a trovare il momento idoneo per parlarne. Non come vorrei. Non come avremmo bisogno.

Troppo presto arriva il momento dei saluti, ci diciamo che questi incontri sono sempre così veloci, e che dovremmo farne di più. Incontrarci una o due volte all’anno è troppo poco, sarebbe bello vederci ad ogni stagione. Proponiamo di organizzarci per il 2020. Ricreare più incontri ci aiuterà ad armonizzarci più spesso e ad essere un gruppo unito. Ci salutiamo con questo intento, una mattina di novembre mentre il cielo è plumbeo e una coperta di nubi dense filtrano i raggi della stella madre creando una luce argentea, che permea ogni cosa e non produce ombre. L’atmosfera è incantevole, ma nella mia pancia l’energia è bassa come la pianura, o come la palude.

Il prossimo incontro in programma è per Aprile, dovremmo trovarci da Antonio in Piemonte. Che bello, mi dico, non ho mai visto il Piemonte! Già pregusto un Aprile sognante e soleggiato tra colline, montagne ed aria frizzante. Mi sento molto propositivo. Ho molta fiducia, ma ben presto arrivano le prime notizie dell’avvento pandemico con le conseguenti restrizioni sociali.

Siamo a Marzo 2020, è sera, hanno appena annunciato ufficialmente l’inizio del primo lockdown. Qualcuno dice che saranno solo poche settimane, qualcuno dice che non si può sapere. Se ascolto la pancia sento che questo è l’inizio di un cambiamento epocale per la nostra società, in cui sarà necessario adattarsi. “Adattamento è resilienza, ce lo insegnano le piante, ce lo insegna la Natura” mi dico.

In questa notte senza luna e senza stelle, nel letto penso tra me e me: “sarà il caso di adattarmi a questo cambiamento e magari iniziare a pensare alla vaga possibilità di organizzare qualche evento di divulgazione … online ?!”

Subito dopo mi affiorano un cascata di dubbi, di interrogativi, di problemi apparentemente invalidanti. Del tipo: “eh, ma l’agricoltura mica la si può far capire attraverso il computer” ; oppure: “eh, ma se non si fa un’esperienza dal vivo viene a meno l’essenza più vibrante della divulgazione da essere umano ad essere umano” ; e ancora: “eh, ma già è difficile far capire le cose in 4 o 5 giorni di presenza, figuriamoci attraverso uno schermo senza poter mettere le mani nella terra!“. Insomma, sembra meglio lasciar perdere, senza neanche provarci.

Mi sveglio al mattino, il primo pensiero è volto alla sopravvivenza. Valuto le incognite del periodo che ci attende e conteggio mentalmente i semi a disposizione nel freezer improntando una bozza di programma per coltivare quanto più cibo possibile in modo da valorizzare al massimo lo spazio e il tempo.

Il secondo pensiero richiama quanto contemplato durante la notte: “sarà mica il caso di fare qualche prova di evento online?” l’idea di fermare la divulgazione a causa del lockdown mi rattristava troppo. “Proprio perché siamo in crisi mondiale” – mi dico – “è il momento di facilitare al massimo la divulgazione, così da fornire mezzi teorici e pratici a quante più persone possibile. Così da favorire la coltivazione di balconi, terrazzi, orticelli, giardini, aiuole, aiutando le popolazioni a diventare più resilienti”. Questa, in sintesi, è la forma del mio secondo pensiero.

Apro la mail e leggo un messaggio di due ragazzi, due fratelli, Andrea e Daniele, i quali mi sottopongono un semplice e tagliente quesito: “ciao Alessandro, vorremmo sapere se tu fai corsi o webinar online”. Non posso fare a meno di leggerlo come un segnale. Se ascolto la mia pancia, questa mail è come una porta che si apre verso un nuovo orizzonte. L’impulso è irrefrenabile, la mia risposta è affermativa e da questa scintilla nasceranno degli incontri gratuiti mensili sperimentali, inizialmente di 4 o 5 giorni, per finire ad arrivare alle 2 settimane abbondanti (ciascuno). Tutto questo ha poi dato vita all’evento online iniziato da dicembre 2020 intitolato ‘dall’orto all’agroforesta’.

Mettermi a servzio per questo percorso, per questa sperimentazione (che ancora oggi sta evolvendo) è stato inestimabile. Sono felice e fiero di aver fatto le scelte che ho fatto, poiché da esse è fiorita un’evoluzione inimmaginabile che ha superato di gran lunga ogni aspettativa. A seguito di questi incontri online la divulgazione è potuta continuare, espandendosi a livello nazionale ed internazionale. Inizialmente decine, e poi centinaia e migliaia di persone hanno potuto ricevere il materiale divulgato liberamente, mettendo in pratica le informazioni trasmesse, fino a ottenere risultati molto concreti.

Con questa esperienza è stato segnato un precedente. Una cosa del genere non era mai successa prima, ma facciamo un passo indietro. Torniamo all’inizio del primo lockdown, torniamo al Marzo 2020, con una narrazione al tempo presente.

A seguito dei primi eventi online, carico di entusiasmo per la sperimentazione in corso e per i primi feedback altamente positivi, condivido questi risultati con tutto il gruppo della Libera Scuola durante un incontro avvenuto sul web (appunto per via della situazione pandemica). Mi esprimo, racconto con entusiasmo, ma in risposta ricevo principalmente silenzio, quel tipo di silenzio che forse sottintende un vago dissenso. Dopo qualche giorno a rompere il silenzio è proprio Anna, esprimendosi contraria alla divulgazione dell’agricultura sinergica attraverso eventi online, soprattutto se questi portano il nome della Libera Scuola. Mi invita a rispettare una lenta procedura per regolamentare ed ufficializzare questa sperimentazione, ma l’attrito di un iter burocratico mi sembra fuori luogo. “Il cambiamento è adesso, la pandemia è adesso” – mi dico – “la necessità è adesso. In qualità di libero insegnante diplomato alla Libera Scuola scelgo di non frenarmi, e di portare avanti la sperimentazione” – forse ho troppa fretta, e qualcuno dice che in agricoltura naturale la fretta non è mai una buona cosa, ma non credo sia solo fretta. È più un’urgenza, la stessa che ha una gemma quando arriva la temperatura giusta per la fioritura. Non posso fare a meno di seguire questo impeto, e così continuo.

Parallelamente arriva l’estate, la stretta sulle limitazioni sociali si allenta, tutto ricomincia parzialmente a fluire e si riapre la possibilità di vivere esperienze in presenza. Emanuele, colui che ci aveva accompagnati a Corricelli, propone ad Anna e me un corso di 4 giorni a Cori in cui farci presenziare come co-docenti. Anna è ben disposta a questo incontro, ed io lo sono altrettanto. Ci diciamo che sarà una bella occasione per guardarci negli occhi e metterci in gioco, riarmonizzandoci, o dissonando definitivamente.

Le confesso che per me questo incontro sarà una nuova possibilità di essere ‘messo sotto esame’, ma questa volta mi ci metto volontariamente. “E sarà bello, e denso di significato” – le dico – “farmi esaminare proprio da te, che sei la stessa persona ad avermi conferito il diploma 2 anni fa”. Da un lato cerco di prepararla psicologicamente dicendole “Guarda Annarì che mi vedrai fare cose proibite nell’agrcultura sinergica, sei pronta?” e lei risponde con i suoi “Alessà, e fa un po’ come te pare!” volti a smorzare la mia insostenibile solennità.

E insomma, arriva il tanto atteso corso. Fa un caldo bestiale, ci ripariamo come possiamo all’ombra del vigneto e degli alberi adiacenti all’orto. Spieghiamo ai partecipanti che l’esperienza sarà condotta da Anna, che porta una modalità di approccio un po’ più classicheggiante, e da me, che invece porto una modalità un po’ più sperimentale. Li invitiamo a osservare in modo dinamico entrambe le ‘scuole’ prendendo da ognuna le cose migliori per loro. E via, il gruppo si divide in due, una parte segue Anna, una parte segue me, alternandosi periodicamente così da avere la visione d’insieme il più veritiera possibile. A tratti mi sembra un’esperienza simile a quella di Maccarese, ma se in quel contesto ci tenevo molto ad entrare a far parte della Libera Scuola, questa volta sono totalmente sereno all’idea di prendere un calcio nel culo accademico.

Mentre il team Anna prepara le prime aiuole rialzate, come vuole appunto la scuola della proverbiale Aiuola Alta, il team Ale ci da giù con la forcavanga a spianare delle aiuole in piano, in linea con il pattern estetico morale dell’orto Entelekia. Mentre da un lato si srotolano i balloni di paglia per comporre una scintillante pacciamatura leggera, dall’altro si lacerano sacconi di segatura per iniziare ad improntare una greve pacciamatura pesante.

Ci sono anche i momenti di teoria, in cui mi alterno con Anna che propone i video di Emilia e le testimonianze della sua grande esperienza con gli orti scolastici, mentre io mi trovo a proiettare alcuni video di Fukuoka e di Ernest, per cercare di chiudere il cerchio. Avrei portato un proiettore per fargli vedere delle slide appositamente preparate, ma a causa di un problema tecnico (un’incomprensione) alla fine mi sono ritrovato a portare un rotolo da architetto con dentro 30 gigantografie cartacee. Per la cronaca, le stesse slide sono diventate poi la base per le prime due giornate dell’evento online ‘dall’orto all’agroforesta’.

Sul finale, mentre il team Aiuola Alta è già passato a semine e trapianti, il team Entelekia sta ancora preparando il suolo, manca però il letame. “Il letame?!” domandano, sconquassati, alcuni partecipanti. “Il letame ragazzi, il letame!” rispondo “avete presente il ciclo dell’Azoto? il letame!”. Per nostra fortuna troviamo un maneggio subito dietro la collina, e con la gentile assistenza di Elisa, una partecipante, vado personalmente a caricarne due barili. Meraviglioso letame equino.

Così, mentre agisco, mi osservo da fuori, e osservo le reazioni degli altri. In particolare quelle di Anna. Cerco di leggere in anticipo quale sarà l’esito di questa esaminazione. Già mentre esponevo le slide autoprodotte, mentre forca-vangavo le aiuole in piano e mentre stendevo il cippato, percepivo un silenzio vagamente dissenso. Ma quando abbiamo aperto il bidone del letame le ho visto proprio sgranare gli occhi.

Arrivati al termine di questa avventura i partecipanti ci danno un feedback prezioso, sono tutti d’accordo sulla bellezza e sull’importanza della diversità. Sono complessivamente felici per aver ricevuto due stimoli diversi che li incita a rimanere con la mente aperta. In molti dicono che se così non fosse stato, si sarebbe probabilmente fossilizzati su un singolo metodo.

Arriva il momento dei saluti, una decina di persone che fino a pochi giorni fa erano estranee, ora riprendono le loro strade portando con sé un’inevitabile connessione inestinguibile. Prima della mia partenza Anna e io ci confrontiamo. Sono tutto orecchie, pronto all’esito. In sintesi, mi dice: “Alessà, Emilia ci ha insegnato un’altra cosa. Non usava il letame, non usava il cippato, e faceva le aiuole alte”. In altre parole, dico io: “bocciato!”.

Tutto questo poi va a sommarsi a tante altre dinamiche simili e diverse, ma anche in questo caso prenderle in esame dettagliatamente significherebbe allontanarci dal filo del discorso, che invece ora voglio portare verso una conclusione.

Ricordate quello che dicevo quando mi trovavo per la prima volta a casa di Anna ? Il discorso sull’albero in via di sviluppo; il fatto di sentire nitidamente di essere parte di un organismo in fase di crescita, ben radicato a terra e con i rami in continua espansione? Vi ricordate ? Ecco, ora vorrei esprimermi senza giudizio, osservando nel modo più oggettivo possibile ciò che semplicemente è l’andamento degli eventi. Così come si potrebbero osservare i movimenti dei flussi e dei processi biologici nella vita di un albero in crescita. Magari proprio di quell’albero in continua espansione.

Devo dire che più passa il tempo e più mi sembra che in realtà abbiano sempre tutti ragione. Le persone discutono, portano argomentazioni differenti, eppure sembrano dire la stessa cosa, ma con differenti parole.

Mi viene in mente un’antica storia indiana, raccontata da Prem Rawat durante una conferenza:

Ci sono 4 uomini non vedenti che camminano lungo la strada e per la prima volta nella loro vita incontrano un elefante, accompagnato da un piccolo uomo.

Si rivolgono a lui chiedendogli di poter toccare l’elefante, così da capire finalmente com’è fatto. Il piccolo uomo acconsente e li fa avvicinare.

Il primo uomo tocca la proboscide; il secondo uomo tocca un orecchio; il terzo uomo tocca una zampa e il quarto uomo tocca la coda. Ringraziano e proseguono il cammino.

Poco dopo, il primo uomo (che aveva toccato la proboscide) dice: “ragazzi! non l’avrei mai detto che un elefante avesse la forma di un lungo ramo ricurvo!”. Il secondo uomo (che aveva toccato l’orecchio) risponde: “ma cosa dici? l’elefante ha la forma di una grande foglia di banano!”. Il terzo uomo (che aveva toccato la zampa) esorta: “vi sbagliate, l’elefante ha la forma di un grosso tronco” ed il quarto uomo (che aveva toccato la coda) conclude: “no ragazzi, l’elefante è come un sottile serpente che termina in un ciuffo di pelo”.

I quattro uomini continuarono a camminare, discutendo e portando quattro argomentazioni diverse, eppure tutte vere, filtrate dal fatto che nessuno di loro poteva vedere la vera forma dell’elefante.

Ecco, riportando questa morale al nostro contesto: non penso che qualcuno abbia più ragione di qualcun altro. Non penso che sia meglio la ‘scuola entelekia’ rispetto alla ‘scuola aiuola alta’ o qualunque altra scuola. Non trovo ci siano verità più vere di altre. Penso che abbiamo tutti ragione, ognuno ha una piccolissima ed attendibilissima parte di ragione.

In quanto esseri umani imperfetti (e perfetti nella nostra imperfezione) forse siamo destinati a questo. A non poter osservare razionalmente la realtà nella sua immensa totalità, ma possiamo solo (o addirittura) osservarla parzialmente: chi la proboscide, chi l’orecchio, chi la zampa e chi la coda.

Per questo quando si ha a che fare con gli altri è importante darsi dei feedback periodicamente, per questo è importante capire se si sta continuando ad osservare la stessa parte della realtà. Capire se si sta cercando di raggiungere la stessa destinazione, se si è mossi dallo stesso intento. Se si risuona nella stessa frequenza di base. In fondo dalla zampa alla coda il passo è breve.

Morale della favola:

da quando mi sono avvicinato all’agricoltura con la volontà di fare divulgazione, per me è sempre stato prioritario il fatto di rendere le cose facili e pratiche, a costo di sovvertire principi, insegnamenti, tecniche, tutto. I miei insegnanti e amici della Libera Scuola invece hanno un intento simile, ma diverso. Da quello che mi sembra di aver capito, loro vogliono trasmettere l’insegnamento che hanno ricevuto da Emilia, così come gli è stato tramandato. A pensarci bene, in effetti, questa cosa l’avevo anche letta da qualche parte sul loro sito, e forse anche in qualche libro e/o sentita in qualche video/intervista. Eppure all’epoca questo fatto non contava molto per me, poiché pensavo che sarebbe stata possibile una convivenza, o forse semplicemente non avevo occhi per vederne l’insormontabilità.
Dal mio canto è anche vero che sono stato chiaro fin da subito, dal momento in cui mi sono presentato al primo incontro con una tesina scritta nero su bianco, ricca di argomentazioni evolutive. Ero già allineato su questa volontà anche quando mi diplomavo a Corricelli con la stessa medesima tesina.

A pensarci, era tutto già molto chiaro, eppure, non c’era la circostanza per prenderne atto. Forse la mia indole mi porta a cercare di evitare le separazioni, a non mollare mai, a costo di strapparsi le braccia. Tanto che ci è voluta una lettera di espulsione ufficiale per convincermi a prendere la mia strada. In coincidenza con l’espulsione ho sentito di dover slegarmi dalle formule linguistiche codificate da altri, e ho finalmente deciso di coniare un codice linguistico che rispecchiasse semplicemente il mio modo di intendere l’agricoltura. Così nacque il concetto di “Agriculture Evolutive”.

Ad una prima lettura può sembrare una brusca separazione, ma secondo la metafora dell’albero forse è semplicemente servito il giusto tempo, affinché la linfa grezza potesse essere assorbita dalle radici, trasformata nell’attività fotosintetica e reindirizzata verso la fioritura e la produzione del seme.

E a chi oggi mi chiede “Alessandro ma tu non facevi parte della Libera Scuola? Come mai avete preso strade diverse?” penso che risponderò:

Nel momento in cui il seme è pronto può iniziare l’entelekia – non un attimo prima e non un attimo dopo . Quando è pronto compie un salto di fede e prende il volo verso un viaggio di non ritorno, portando in sé un nuovo codice genetico, verso un nuovo orizzonte in cui radicare e far evolvere la sua specie. Il seme è nel giusto quando prende il volo; e così anche l’albero madre è nel giusto rimanendo radicato lì dov’è. Ognuno fa la cosa giusta seguendo la propria natura. Hanno tutti ragione ed è tutto perfetto.

Anche se abbiamo preso strade diverse, Anna e Antonio saranno sempre i miei insegnanti. Gli sarò sempre profondamente grato e gli vorrò sempre bene, così come ne vorrò a tutta la Libera Scuola. Resto aperto alla possibilità di riabbracciarli il giorno in cui la vita decidesse di intrecciare nuovamente il nostro cammino. Non posso fare a meno di contemplare il fatto che senza di loro, senza averli incontrati, certamente oggi non sarei quello che sono.

Mentre scrivo queste parole l’orologio segna le 23:28 del 2 luglio 2021.

Un altro respiro arriva, e con esso, un nuovo inizio.

articolo in allestimento

Terriccio Universale fai da Te (tutorial)

Saper fare il Terriccio è fondamentale, e fortunatamente..

è Facile!

ma … Come fare?

Una buona Ricetta può fare la differenza tra un risultato Glorioso e uno Disonorevole.
In questo Tutorial vediamo Come Fare, a partire dagli ingredienti e dai principi essenziali per realizzare un ottimo Terriccio Universale con cui Onorare il Semenzaio ed il Vivaio domestico.

Bentornati nell’Orto Entelekia!

Oggi parliamo di come realizzare il Terriccio Universale, elemento indispensabile per coltivare piantine per Orto e Giardino in una logica di Gloriosa Autoproduzione

Cos’è il Terriccio?

Ebbene, il terriccio è una semplice MISCELA composta da più Ingredienti.

La tradizione contadina ci insegna la possibilità di realizzare un ottimo terriccio a partire da Umili Risorse messe a disposizione da un normale Ambito Rurale

Dall’alba dei tempi dell’agricoltura un ingrediente imprescindibile è certamente un buon Concime Organico:
che sia di origine animale come un buon letame maturo, o che sia di origine vegetale come un buon compost domestico

Ma perché il concime?

Qual è la sua funzione?

Proprio come noi, anche le piante sono organismi che hanno bisogno di nutrimento per crescere e per vivere in salute. Ed è proprio questo il ruolo del concime: mettere a disposizione Nutrienti Solubili immediatamente Disponibili per le piante

In questo contesto è importante osservare come il concime sia appunto una frazione ORGANICA del terriccio


Cosa vuol dire Frazione Organica?


Vuol dire che a monte del processo di alchemica trasformazione e decomposizione, c’erano risorse a base di CARBONIO, per cui tutto ciò che deriva dal regno animale e vegetale

Qui all’Orto Entelekia, come primo luogo dove andare a recuperare il concime organico abbiamo il Bambuseto, piccolo ecosistema colonizzato dalle nostre Giurassiche Galline; luogo in cui inevitabilmente vanno a sommarsi gli scarti vegetali, con le loro deiezioni

Ne deriva in fine un buon Compost che posiamo recuperare proprio dalla Lettiera del Bambuseto stesso

Come si può vedere però, la materia Grezza è appunto Grossolana

In questa fase è importante SETACCIARLA, e per questa semplice (ma efficace) operazione, tornano molto utili le cassette di plastica che possono garantire una setacciatura più o meno Raffinata in base alla griglia sul fondo della cassetta stessa

In questo caso preferiamo utilizzare un setaccio a Maglia abbastanza Fine, per escludere la maggior parte della frazione grossolana, destinando al terriccio la parte più raffinata, ovvero quella più decomposta, quella con più nutrimenti disponibili per le piante, quella con la granulometria un po’ più facile da mescolare con gli altri ingredienti

Il residuo che rimane intrappolato nel setaccio, non facciamo altro che ridarlo alla grande compostiera, in modo che – attraverso il flusso del tempo – anch’esso arriverà poi a decomporsi, diventando quindi il prossimo compost che utilizzeremo

a questo punto sorge la domanda:

Ma.. possiamo utilizzare

SOLO il Concime

per produrre le Piantine ?

effettivamente … NO

poiché un eccesso di nutrimento potrebbe facilmente Bruciare le radici e quindi comprometterne la crescita, o ancor peggio, la vita

Da qui nasce la necessità di Diluire la presenza di questo concime, inserendo quindi almeno un altro ingrediente, che la tradizione contadina ci insegna essere la Terra Madre, ovvero la frazione INORGANICA del suolo


Cosa vuol dire Frazione Inorganica?

Vuol dire che all’origine della decomposizione vi era la Roccia Madre, per cui una frazione esclusivamente costituita dalla componente Minerale (il mattone fondamentale della roccia)

La Terra Madre è quella che possiamo andare a identificare nell’orizzonte B della stratificazione del suolo classificata dalla pedologia

Oltre alla funzione di diluizione, l’elemento terra inserito nel terriccio, ha anche lo scopo di far AMBIENTARE le piantine fin da subito, fin dai primi momenti dai nascita e di crescita, a quello che sarà effettivamente il loro Habitat Definitivo.

Per questo risulta interessante prendere dei Campioni di Suolo da vari punti dell’orto in modo da ottenere una rappresentazione il più possibile veritiera di quello che è lo Stato Complessivo del Terreno.

Certamente, inserire questo ingrediente è in qualche modo anche un ‘moto di onestà‘ verso le piantine, cioè: coltivarle solo in un terriccio organico e nutrito, per poi trapiantarle in una terra inorganica e magari argillosa / pesante, sarebbe in qualche modo – se vogliamo – ‘sleale

Invece,

patti chiari e amicizia lunga

sappiate, o piantine, che questa parte del terriccio in cui vi trovate a nascere, è ciò in cui dovrete andare a vivere
Anche in questo caso è importante Setacciare questo ingrediente, proprio per escludere la parte più ‘cudalosa’, più troccolosa, e quindi più avversa all’attività biologica dell’apparato radicale di una pianta

Mantenendo così principalmente quella più Raffinata, più facilmente rimescolabile ed amalgamabile con gli altri ingredienti

C’è però da tenere in considerazione un fatto:

che Storicamente proprio a causa della Potenza del Nutrimento normalmente contenuto dal concime organico si è sempre preferito mettere un po’ meno concime e un po’ più terra madre, proprio per Evitare che le radici possano bruciarsi dall’eccesso di nutrimento

ma se la terra madre di partenza è troppo Pesante (limosa o argillosa) questo farà si che il terriccio alla fine tenderà a COMPATTARSI

e qui entra gloriosamente in gioco il terzo ingrediente

ovvero un elemento che ha principalmente lo scopo di DILUIRE la miscela, Migliorando entrambi i Punti Deboli di entrambi i primi due ingredienti principali.

Un componente perfetto per questo scopo è sicuramente la Torba di Sfagno Neutra (magari con aggiunta di un po’ di sabbiolina)

in questo caso, Neutro è un termine che si riferisce all’essere povero di nutrimenti, per bilanciare il concime, essendo però al tempo stesso fortemente organico, per bilanciare la frazione minerale

Volendo, si potrebbe anche scegliere di non utilizzare la torba, bensì, di autoprodurre delle sostanze organiche neutre, facendo decomporre ad esempio in autunno dei cumuli di Foglie Secche o di Cippato di Pura Legna, lasciandole riposare qualche mese, fino a completa decomposizione

è importante ricordare che raggiungere l’autoproduzione totale per gli ingredienti del terriccio è una cosa facoltativa, potenzialmente molto interessante da raggiungere nel tempo, ma è bene arrivarci poco alla volta.

A mio parere, la cosa più importante è comunque quella di darsi la possibilità di

vivere un’esperienza

mettere le mani nella terra, far nascere i semi, assistere al miracolo della vita e alla magia della natalità

questa è la cosa più importante, è questo che concretamente mi aiuta a connettermi alla terra e alla natura circostante, poi c’è tempo per migliorare nell’autoproduzione degli ingredienti, per cui ci tengo fin da subito a spezzare una lancia in favore della mediazione

non cè bisogno di sfociare in una rigida e inetta autarchia dicendo ad esempio

“farò il semenzaio solo quando avrò autoprodotto tutti gli ingredienti”

no, è adesso che succedono le cose, e non c’è tempo per rimandare

a questo punto è importante capire il discorso dei dosaggi

all’Orto Entelekia tendenzialmente mescoliamo questi tre ingredienti nel dosaggio 1/3 – 1/3 – 1/3, quindi circa il 33,3% per ognuno

ma i dosaggi effettivi si possono, anzi, si Devono registrare e quindi Modificare in base alle Necessità di ognuno

In presenza di un terreno inorganico particolarmente pesante o un concime organico particolarmente potente, avrebbe perfettamente senso Abbassare il Dosaggio di quell’ingrediente

Invece, in presenza di un terreno molto pesante E di un concime molto potente, di conseguenza dovrebbe Aumentare il quantitativo del Diluente organico neutro

il modo migliore per poter trovare il giusto equilibrio tra questi tre ingredienti è sicuramente quello di fare delle prove, e questa è una scelta o una responsabilità di ognuno

Per oggi è tutto, buon attimo presente e alla prossima

Seguono alcuni video di approfondimento sul tema Suolo e Semenzaio

Semine Capillari in Ponderati Semenzai

“Per semi piccoli occorrono semine capillari”
dicevano i vecchi ortolani, autoctoni della tradizione contadina

Bentornati nell’Orto Entelekia,

siamo alle porte di aprile, la primavera è in arrivo, e con essa anche l’entusiasmo per nuove semine.

Parallelamente alla seconda ondata di semina di pomodori, peperoncini, peperoni e melanzane, si apre la stagione per la semina di carote, porri e lattughe, che come tutti sappiamo sono semi molto piccoli, e dunque richiedono attenzione e premura per una flufflosa semina capillare.
In questo contesto, oggi proponiamo il concetto di semenzaio ponderato, ovvero l’altra faccia del semenzaio matto.

Se nei video precedenti abbiamo visto la rutilante rimescolanza genetica volta alla selezione di piante resistenti e rustiche, questa volta vediamo il metodo più classico, più tradizionale, o per meglio dire, volto alla produzione di abbondanti raccolti.

Con tanto di cartellini e nomenclatura per la ogni varietà, iniziano le semine per questa agognata primavera, che già pregusta l’aria fresca dell’autunno con gli agognati raccolti del glorioso pattern 2

FUORI DAGLI SCHEMI – Consociazioni ed Orto Sinergico con Matteo Cereda (orto da coltivare) ed Alessandro Montelli (orto entelekia)

Da qualche tempo sono entrato in contatto con Matteo Cereda verso cui ho sentito sinergia (o per meglio dire, risonanza) fin dalle prime fasi della nostra corrispondenza epistolare.

Per chi non lo sapesse (ma secondo me lo sapete) Matteo è il curatore del sito Orto da Coltivare, un portale dedicato alla coltivazione biologica, ricco di consigli pratici su come produrre ortaggi sani e nutrienti, dal più delicato e sacrale momento della semina, al più glorioso atto del raccolto, passando ovviamente per tutte le fasi della preparazione del suolo in termini di lavorazione e concimazione naturale. Non mancano le indicazioni su come attuare la difesa biologica da patologie e parassiti, ma anche sui momenti giusti in cui poter fare degli interventi a calendario di semine, trapianti e sessioni di manutenzione per orto e frutteto. Insomma, un sito completo ed efficiente, o per meglio dire: Efficace.

Nelle ultime settimane abbiamo parlato della possibilità di organizzare un incontro online dove poter confrontarci su temi inerenti al vasto mondo delle Agriculture Evolutive, e proprio pochi giorni fa mi ha lanciato un invito estemporaneo per prendere parte alla diretta facebook organizzata con il suo gruppo di Orto da Coltivare. Mercoledì? Sì, sono libero, di questi tempi il mio unico impegno è l’incontro zoom della domenica con il gruppo del progetto Campomadre per l’evento Dall’Orto all’Agro Foresta, dunque mercoledì va benissimo.

Con qualche giorno di anticipo, molto gentilmente, Matteo mi ha inviato una mail con la scaletta dei temi che avrebbe voluto affrontare assieme a me, ma in quel momento ero totalmente immerso nella modalità “frenesia dell’ortolano moderno“. Perso dietro a mille cose da fare, la mia attenzione aveva la stessa risolutezza di una mosca impazzita, che se Fukuoka mi avesse visto si sarebbe adirato in un’espressione di austero disappunto misto a tacito rimprovero, come a dire “ragazzo, dov’è finito il tempo per riposare nel pomeriggio e per scrivere poesie!?” Dunque dopo aver letto, o per meglio dire, sbirciato fugacemente la scaletta, ho risposto con un automatizzato “ok alla grande” ed in un lampo lo scorrere del flusso degli eventi concatenati ci ha subito portati a quel mercoledì sera. Era il 17 febbraio 2021.

Con qualche minuto di anticipo sull’inizio ufficiale dell’evento ci connettiamo e finalmente abbiamo la possibilità di ‘guardarci in faccia’ e di sentire il colore delle nostre voci. Perfetto, il collegamento funziona, cominciamo. Matteo inizia dicendo qualcosa come: “eccoci qui a parlare di sinergie, perché parliamo di sinergie e perché lo facciamo con Alessandro?ed io, solo in quel momento, ritornato al presente, mi domando “infatti Matteo, perché proprio io? Io che sono stato spesso definito come Il Lato Oscuro dell’Agricoltura Sinergica? Io che quando apro bocca sugli schemi codificati non posso fare a meno di smantellarli, al fine di raggiungerne la più intima e distillata essenza intrinseca? Io che preferisco far crollare i teatrini, a costo di deludere chi si era illuso, a favore di un approccio che possa rimanere il più possibile a contatto con la realtà agricola?”

e lui continua: “in giro l’informazione su queste tematiche non è perfetta, a me non piace per niente lo schemino della consociazione, le tabelle a matrice che scandiscono il buono e il cattivo, le consociazioni, il bancale, la pacciamatura […] in realtà in agricoltura non è così. Allora mi sono cercato qualcuno che divulga su queste tematiche in maniera secondo me molto profonda […]e non ho voluto scrivere ‘orto sinergico’, ma ‘sinergie’ per sottolineare tutte queste realzioni che ci sono e che avvengono mentre noi coltiviamo

Queste parole mi tranquillizzano, poiché mi danno la netta percezione che, forse, Matteo ed io siamo sulla stessa lunghezza d’onda. Infatti dopo una breve presentazione e contestualizzazione su come è avvenuto il mio ritorno alla terra, mosso dalla necessità di capire il suo punto di vista, gli domando: “tu poco fa dicevi che lo schemino delle consociazioni rigide o dell’orto sinergico classico non ti piace più di tanto, ebbene, mi permetto di chiederti: perché non ti piace più di tanto?

Matteo risponde: “non mi piace più di tanto perché non ci invita a capire cosa c’è dietro, non mi piace la rigidità di uno schema che a volte ci fa da barriera o ci limita nel ragionamento” ma spiega anche che la sua è un po’ una provocazione volta ad animare un dibattito costruttivo, e ci troviamo subito d’accordo col fatto che “è una questione di approccio” poiché in effetti gli schemi sono degli strumenti neutri, forgiati dalla volontà di diffondere delle informazioni utili al prossimo; dunque a fare veramente la differenza forse è il modo in cui l’individuo riceve, elabora e mette in pratica uno schema, un’informazione, un principio, un’indicazione, qualunque essa sia.

Così, ben presto arriviamo a porre l’attenzione sull’importanza della responsabilizzazione: una possibilità a disposizione di ogni individuo. La possibilità di interagire con ogni schema, senza farlo diventare una gabbia, ma valorizzandolo come strumento utile per avvicinarsi al vivere un’esperienza concreta volta a una reale riconnessione con la terra e con la tradizione contadina. Ed è proprio sotto al segno di questa considerazione che si svolge l’evento, in cui questa chiave di lettura diventa il sottofondo di tutte le tematiche affrontate, dalle consociazioni alle successioni di coltivazione; dalle sinergie alle tipologie di pacciamatura; dall’auto produzione dei semi alla produzione di piantine in semenzaio o vivaio domestico; dalle fonti di fertilità organica alle tecniche di rigenerazione del suolo (e dell’humus); dal ricordo benevolo e colmo di gratitudine verso il lavoro degli intramontabili maestri come Masanobu Fukuoka, Emilia Hazelip, Bill Mollison e tanti altri; alla consapevolezza di come il loro indispensabile ruolo sia strettamente connesso al frutto della loro epoca, e di come oggi tocca a noi fare tesoro dei loro insegnamenti per compiere un altro piccolo passo nella storia dell’evoluzione agricola.

Il dialogo scorre nell’armonia, con Matteo e con i partecipanti che intervengono attraverso i messaggi condivisi nella chat, e ben presto il tempo che abbiamo a disposizione arriva al termine. Infatti a un’ora e mezza dall’inizio ci troviamo a salutare tutti augurando la buona notte, ma io – abituato ormai alle serate col gruppo di Campomadre in cui generalmente non se ne parla di fare incontri più brevi di 3 o 4 ore – sento di avere ancora voglia di condivisione, di dialogo, di confronto, di essudati umani e cognitivi, così prendo tempo continuando a fare domande a Matteo che accoglie di buon grado la mia spudorata insistenza.
Così, a ‘telecamere spente‘ ha luogo un’altra importante sessione di confronto, in cui affiorano la rilassatezza e la spontaneità, in un flusso di tematiche semplici e al tempo stesso profonde. Avendo io lasciato attiva la registrazione nel programmino che solitamente utilizzo per le dirette, a fine serata mi ritrovo con un contenuto extra che mi sembra troppo prezioso per non inserirlo nella registrazione destinata alla pubblicazione.
Allorché informo tempestivamente Matteo su questa idea per chiedergli un parere, ma anche il suo benestare. Con grande piacere in risposta ricevo la totale accoglienza di questa iniziativa, e non da meno, l’apprezzamento per la modalità ‘candid camera’ che gli ha permesso di raccontarsi.

Mi sento felice di aver incontrato Matteo, che ho percepito come un ragazzo attento e sensibile, protetto da un velo di timidezza che racchiude una profonda umanità, oltre che una vasta conoscenza del mondo agricolo.

Con altrettanta felicità condivido con voi la registrazione di quella serata, con tanto di contenuto extra dietro le quinte ‘rubato’ dalla ‘telecamera nascosta’

Dall’orto Entelekia, per il progetto Campomadre, per ora è tutto
buon attimo presente e alla prossima 🙂

Percorso Annuale 2021 in Toscana ( San Miniato )

Per il 2021 in Toscana (San Miniato) è in programma un percorso annuale in 7 date con Alessandro Montelli

2020
1) Novembre 4-5-6-7-8 + 9-10
2021
2) Gennaio 6-7-8-9-10 + 11-12
3) Marzo 3-4-5-6-7 + 8-9
4) Maggio 5-6-7-8-9 + 10-11
5) Luglio 7-8-9-10-11 + 12-13
6) Settembre 8-9-10-11-12 + 13-14
7) Novembre 3-4-5-6-7 + 8-9

Le attività del programma si svolgono principalmente nelle 5 giornate iniziali, al cui termine l’insegnante conferirà un attestato di partecipazione.
Chi lo desidera può prolungare la permanenza per altre 2 giornate, assaporando appieno il potenziale di convivialità che questa esperienza offre.

Viste e considerate sia le potenzialità e sia i limiti dei workshop autoconclusivi di 4 o 5 giorni, il percorso annuale nasce dall’esigenza di affrontare in modo approfondito e prolungato le tematiche centrali dell’agricoltura naturale in un’ottica evolutiva.
Questa iniziativa si fonda sulla possibilità di seguire nel tempo il lavoro svolto durante i vari incontri vedendone i risultati di volta in volta.
L’intento è vivere le quattro stagioni delle gestualità agricole affinché possano essere gradualmente assorbite dai partecipanti, sia sul piano teorico, ma ancor di più su quello pratico.

Sebbene il percorso sia volto ad un livello di orticoltura familiare, tutti i principi e tutte le tecniche indagate posono essere volte anche ad un ambito aziendale.

I partecipanti possono prendere parte ad un qualsiasi numero di incontri in una qualunque combinazione, tuttavia per una completa fruizione è suggerita la partecipazione integrale a tutte e 7 le date.

Per informazioni e/o prenotazioni
Giuseppe La Rocca
mail: larocca.lissone@gmail.com
cell: 3452369482

Programma

1° incontro
novembre

  • Realizzazione compostiera aerobica
  • Costruzione serra tunnel
  • Allestimento vivaio in cassone,
    preparazione terriccio e semina lattuga
  • Avvio orto, rilievo terreno e pianificazione
  • Realizzazione aiuole con minima lavorazione del suolo e pacciamatura organica arborea
  • Semina nelle aiuole di leguminosae ed alliaceae invernali ( fave, piselli, ceci […] aglio, scalogno, cipolla )
  • Semina nelle aiuole di sovescio misto ( favino, senape, veccia, ravizzone […] ) in preparazione all’orto estivo
  • Valorizzazione erbe spontanee prelevate dalle aiuole
  • Semina di grani antichi in miscuglio evolutivo

2° incontro
Gennaio

  • Manutenzione orto:
    Controllo manuale e valorizzazione delle erbe spontanee
    Minima lavorazione capillare del suolo
    Gestione della pacciamatura
    Cura delle piante
  • Manutenzione semenzaio:
    Ripicchettamento lattughe
  • Preparazione semenzaio a letto caldo
  • Preparazione terriccio
  • Nuove semine: peperoni, peperoncini, melanzane […]
  • Impianto alberi da frutto ed alberi da biomassa messi a dimora con tecnica essenziale
  • Potatura ristrutturante ( primo taglio ) cicatrizzata con rimedi naturali
  • Attorno agli alberi:
    Piantumazione consolida da biomassa
    Semina di sovescio misto
    Pacciamatura organica arborea

3° incontro
Marzo

  • Manutenzione orto:
    Controllo manuale e valorizzazione delle erbe spontanee
    Minima lavorazione capillare del suolo
    Gestione della pacciamatura
    Cura delle piante
  • Allestimento coperture a tunnel sulle aiuole
  • Trapianti di lattughe sotto tunnel
  • Avvio esperimenti comparati di colture autonome / colture consociate
  • Semine dirette sulle aiuole ( barbabietole, carote, ravanelli […] )
  • Manutenzione semenzaio:
    Ripicchettamnto generale
    Preparazione terriccio
    Nuove semine: pomodori, porri, sedani, bietole, carciofi, fiori […]
  • Impianto patataia
  • Impianto topinamburaia
  • Impianto mais & zucche ( sfidando il freddo )

4° incontro
Maggio

  • Manutenzione orto:
    Controllo manuale e valorizzazione delle erbe spontanee
    Minima lavorazione capillare del suolo
    Gestione della pacciamatura
    Cura delle piante
  • Sfalcio del sovescio invernale ( concimazione verde )
  • Impianto tutori permanenti
  • Progettazione e realizzazione di un impianto di irrigazione a goccia nelle aiuole che lo necessitano
  • Trapianti ortaggi estivi ( peperoncini, peperoni, melanzane, pomodori )
  • Semine dirette in orto: fagioli, girasoli, zucchini, cetrioli […] ( se serve, seconda semina di mais & zucche )
  • Manutenzione semenzaio:
    Preparazione terriccio
    Semine autunno invernali: finocchi, radicchi, cicorie, cavoli […]
  • Manutenzione alberi:
    Potatura ristrutturante ( secondo taglio ) cicatrizzata con rimedi naturali
    Gestione della pacciamatura viva, delle erbe spontanee e della pacciamatura organica
    Allestimento tutori strutturali e legatura astone
  • Raccolta lattughe, cipollotti, fave, piselli […] ( senza aspettative )

5° incontro
Luglio

  • Manutenzione orto:
    Controllo manuale e valorizzazione delle erbe spontanee
    Minima lavorazione capillare del suolo
    Gestione della pacciamatura
    Cura delle piante
  • Raccolta bulbi di cipolla, scalogno, aglio
  • Raccolta baccelli secchi di fave, piselli, ceci, cicerchia […]
  • Riattivazione aiuole:
    Minima lavorazione del suolo
    Pacciamatura organica arborea
    Progettazione e realizzazione di un impianto di irrigazione a goccia nelle aiuole che lo necessitano
    Allestimento tunnel ombreggiato
    Trapianti di ortaggi autunno-invernali ( porri, sedani, cavoli, radicchi, finocchi […] )
    Semine dirette di ortaggi autunno-invernali ( rape, ravanelli, ramolacci, rucola […] )
  • Battitura legumi e salvataggio semi
  • Allestimento essiccatoio per seedsaving
  • Raccolta grano, zucchini, pomodori, fagiolini, fiori di zucca […] ( senza aspettative )
  • Esperienze di seedsaving con lattughe e solanaceae a inizio stagione

6° incontro
Settembre

  • Manutenzione orto:
    Controllo manuale e valorizzazione delle erbe spontanee
    Minima lavorazione capillare del suolo
    Gestione della pacciamatura
    Cura delle piante
  • Manutenzione raccolto alliaceae: intreccio per la conservazione invernale
  • Manutenzione raccolto legumi: messa sotto vuoto e refrigerazione
  • Realizzazione aiuole rialzate per impianto di erbe aromatiche
  • Impianto di erbe aromatiche su aiuole rialzate e sui ciglioni
  • Semine dirette autunno-invernali ( parte 2 )
  • Semina in semenzaio o diretta di cipolle
  • Impianto di una carciofaia per propagazione radicale
  • Impianto di una fragolaia
  • Impianto di una zafferanaia
  • Raccolta di sedani, cavoli a foglia, patate, mais e zucche ( senza aspettative )
  • Esperienze di seedsaving con fagioli, girasoli e solanaceae a media/fine stagione

7° incontro
Novembre

  • Riattivazione orto con alternanza delle successioni:
  • Realizzazione aiuole con minima lavorazione del suolo e pacciamatura organica arborea
  • Semina nelle aiuole di leguminosae autoprodotte ed alliaceae invernali autoprodotte ( fave, piselli, ceci […] aglio, scalogno, cipolla )
  • Semina nelle aiuole di sovescio misto ( favino, senape, veccia, ravizzone […] ) in preparazione all’orto estivo
  • Valorizzazione erbe spontanee prelevate dalle aiuole
  • Semina di grani antichi in miscuglio evolutivo autoprodotti di seconda generazione
  • Impianto alberi da frutto e da biomassa consociati alla consolida e al sovescio misto
  • Esperienze di seedsaving con zucche, mais, zucchini, cetrioli […]
  • Raccolta di cavoli, finocchi, radicchi, porri […] ( senza aspettative )

Per informazioni e/o prenotazioni
Giuseppe La Rocca
mail: larocca.lissone@gmail.com
cell: 3452369482

L’agricultura naturale e il miglioramento dell’essere umano – Semi di Resilienza

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Il buon Masanobu Fukuoka diceva già nel secolo scorso che il fine principale dell’agricoltura naturale, oltre alla produzione di raccolti, è il miglioramento dell’essere umano.

Questo pensiero mi accompagna praticamente ogni giorno da ormai 10 anni, dentro e fuori dall’orto, quando sono solo e quando sono in compagnia, quando tutto è calmo e quando nel flusso della vita si manifestano degli imprevisti potenzialmente burrascosi.
L’orto entelekia nasce nel 2014 e fin dal primo momento per noi è stata chiara l’importanza di ricollegarci al filo della tradizione contadina, la cui fiamma ancora pulsa nella nostra memoria genetica e nel grembo della Terra.
Gli aspetti delle antiche pratiche rurali che principalmente ci affascinano sono certamente la salvaguardia della biodiversità, la riproduzione e lo scambio dei semi in funzione di un’agricultura evolutiva e resiliente.

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A tal proposito, nella quotidianità dell’orto entelekia abbiamo avuto modo fin dai primi anni di scontrarci con alcune realtà più grandi di noi vivendo  circostanze inizialmente destabilizzanti come:
nell’apice della fioritura dei nostri broccoli preferiti, quando già stiamo pregustando la futura raccolta dei loro semi, vedere presentarsi due rappresentanti di una ditta sementiera locale che ci invitano a rimuovere le nostre piante in fiore per evitare le impollinazioni incrociate con i loro campi distanti poche centinaia di metri dall’orto entelekia. Trattandosi di campi con coltivazioni ibride, ci spiegano, è bene che le loro varietà non ricevano pollini esterni, al fine di mantenere la purezza varietale.
A nostra volta, ci diciamo, anche noi preferiremmo che le nostre piante, varietà antiche e resilienti, non vengano impollinate dalle loro linee pure.

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Di fronte al loro invito di estirpare le nostre piante in fiore potremmo agire in due modi:
1) obbedire, magari mossi dalla paura di eventuali ripercussioni legali in caso di disobbedienza;
2) disobbedire, magari mossi dall’impeto arrogante secondo cui: ” chi sono loro per dire a noi cosa possiamo o cosa non possiamo fare?! ”
e in questa circostanza riaffiora alla memoria quella frase di fukuoka:
” il fine ultimo dell’agricoltura naturale, oltre alla produzione di raccolti, è il miglioramento dell’essere umano ”

Ecco, ritrovando questa consapevolezza diventa impensabile scegliere dalle prime due ipotesi appena elencate: impensabile agire mossi dalla paura, impensabile agire mossi dall’arroganza poiché sono entrambi frutti dell’ego, ma il nostro desiderio è quello di migliorarci come esseri umani, preferendo _ quando possibile _ accantonare l’istinto precipitoso dell’ego, a favore di qualcos’altro.
E allora, come agire? Una terza possibilità si rivela:

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agire con la coscienza, cercando prima di tutto il dialogo, la mediazione, e _ ancor prima _ cercando di osservare chi abbiamo di fronte non come fosse un nemico, ma riconoscendolo come un nostro simile.
Così facendo, ad oggi, anno dopo anno, stiamo riuscendo a trovare soluzioni resilienti grazie a cui nessuno viene danneggiato, ma tutti ne risultano soddisfatti.

Le prime gesta avvenute su questo tema si possono trovare nei capitolo 18 e 20 del documentario pubblicato su youtube intitolato “un percorso nell’orto entelekia”, inoltre, da tutto questo nascono anche i due seguenti video realizzati a fine marzo 2020:

Se avete tempo, consigliamo la visione di entrambi a cominciare dal primo, più centrato sugli aspetti tecnici del contesto agricolo

e successivamente il secondo più centrato sugli aspetti riflessivi del contesto umano

Per ora è tutto.
Un saluto dall’orto entelekia con il rinnovato invito di seminare, nel proprio giardino interiore, i semi della resilienza e della pace.
Grazie e a presto.

Ecovillaggio Corricelli – Settembre 2018 – ‘Diplomato’ alla Scuola Emilia Hazelip

Il prossimo incontro con la Libera Scuola di Agricoltura Sinergica Emilia Hazelip è previsto all’Ecovillaggio di Corricelli. Mentre Anna Fanton ed io confabuliamo per pianificare il viaggio, il buon Emanuele esprime la volontà di venire con noi e propone di andare tutti e tre assieme con la sua macchina. Accettiamo con gioia la sua proposta e dopo aver lasciato trascorrere un’altra notte, al primo mattino dal Lazio partiamo alla volta della Toscana.

L’auto di Emanuele, che guida con encomiabile concentrazione, è insonorizzata e produce un effetto sordo che sommato all’intrascurabile percezione della velocità innesca un ossimoro percettivo contrastante, tale da farci sentire come all’interno di una bolla, fluttuanti lungo la strada illuminata dai raggi della Stella Madre mentre il panorama lentamente muta sotto ai nostri occhi e un altro respiro arriva.

Man mano che l’andamento diviene sempre meno lineare e sempre più dinamico realizzo che stiamo giungendo in Terra di Toscana, anzi ci siamo ormai addentrati pienamente nelle sue inconfondibili e caratteristiche colline sognanti.

Periodicamente telefono ad Antonio per aggiornarci sulle rispettive posizioni, lui, Marilia e Marco sono già arrivati al punto di incontro mentre noi siamo un pelo in ritardo poiché abbiamo sbagliato strada un paio di volte ed a una certa ci siamo pure fermati a fare uno spuntino, degustato assieme alla presa di coscienza che non era certo il caso di fermarsi a mangiucchiare!
(Mia Mamma da ostetrica commenterebbe: “come i bambini appena nati che vogliono mangiare ogni due ore”).

Ripartiamo determinati a raggiungere in fretta la destinazione ormai prossima, ma alla visione del cartello stradale che dice ‘Cantagallo’ Emanuele accosta, scende dalla macchina dicendo ‘devo fare una cosa’ e dagli specchietti retrovisori lo ammiriamo incamminarsi verso il cartello (ormai 20 metri più indietro) intento a fotografarlo, poi con passo soddisfatto e contraddistinto dalla sua intrinseca calma ritorna in macchina e ci spiega che sta scrivendo una canzone intitolata ‘Senso Comune’ in cui il testo è strutturato su giuochi di parole realizzati sui nomi dei Comuni. Il videoclip sarà realizzato con le immagini dei cartelli segnaletici che riportano appunto i nomi dei Comuni citati nella canzone, tra cui ora anche ‘Cantagallo’. Bella storia!

Lungo il tragitto ci fermiamo un altro paio di volte a fotografare degli imperdibili cartelli segnaletici ed in fine, finalmente, arriviamo al punto di incontro dove incontriamo Antonio, Marilia e Marco un po’ preoccupati e un po’ interdetti dal nostro ormai grossolano e gozzovigliato ritardo, ma la cosa importante è esserci ritrovati e con un giro di sguardi e di abbracci tutto si armonizza in una bella risonanza. In questo frangente mi dico che è bello poter riguardarli negli occhi.

Assieme riprendiamo la rotta verso la nostra destinazione ormai inesorabilmente sempre più vicina, finché ad un bel momento lungo il fianco della strada trafficata appare un grande arco sconnesso da qualunque altra struttura, come una reliquia antica, come il portale verso un altro mondo e noi ovviamente svoltiamo proprio lì. Passiamo sotto all’arco e iniziamo a risalire una via sterrata e sassosa che si addentra nella collina.
Man mano che avanziamo si sente un graduale cambiamento nell’aria e ad un certo punto diventa tangibile il momento in cui varchiamo il confine invisibile del bosco, è come se ci stesse accogliendo nel suo metaforico grembo.

Il tragitto è lungo e piacevole, quando d’un tratto la nostra auto (l’auto di Emanuele) inizia a soffrire la ripida salita. Emanuele da gas e la macchina va su di giri, Anna ed io gli chiediamo se non preferirebbe accostare e farci venire a prendere dai ragazzi dell’Ecovillaggio, ma lui, tra fiducia ed ostinazione, rincalza dando gas. L’aria diventa irrespirabile dalla puzza di bruciato. Emanuele con fare sbalordito e preoccupato decide di fermare la macchina e continuiamo la salita assieme ad Antonio, Marilia e Marco, muniti della loro auto a 4 ruote motrici.
Orbene, passiamo il proverbiale guado e dopo le ultime curve imbrocchiamo la salita definitiva, ed ecco che nonostante le numerose peripezie, gloriosamente approdiamo alla nostra destinazione: quella che chiamano ‘La 1’ ovvero la casa base di riferimento per tutto il villaggio.

Arrivano ad accoglierci Anja ed Enzo e ci accompagnano lungo un sentierino in ripida discesa che arriva in un terrazzamento dove troviamo una struttura in legno open space in cui atmosfera interna ed esterna si compenetrano osmoticamente grazie alle pareti cariche di ampie aperture che lasciando entrare il profumo del bosco e la luce dell’orizzonte. L’atmosfera è fantastica in tutti i sensi del termine. Sfiora il fantasy.

Anja mi conduce oltre questo luogo che è sia una cucina, sia una sala da pranzo, sia una sala riunioni, e percorrendo un sentiero pianeggiante che costeggia il crinale giungiamo ad uno spiazzo in cui con disinvoltura apro la tenda pop-up sul basamento di pancali e cartoni che delinea l’area destinata.

Mi stendo un attimo per contemplare il presente e da questo momento in poi la percezione del tempo si sveste del formale abito cronologico rivelandosi nella sua essenza eterna. Il bosco ed il cielo sono le lancette dell’orologio cosmico che scandisce i momenti, la luna e le stelle sono il nostro calendario lucente.

Ritorno dagli altri, facciamo una passeggiata visitando i vari luoghi che compongono l’anatomia di questo Ecovillaggio, bellissimi spazi verdi e sentieri che raccontano nei loro profili la storia dell’evoluzione. La roccia madre sporge appena sotto i 50 centimetri di suolo che la vita vegetale ha creato nei secoli dei secoli.

Terrazzamenti collegati da scalinate sterrate determinano una rete di orti e capanne che decora il fianco della collina. Come ciliegina sulla torta: una yurta gigantesca, sospesa da una palizzata a non so quanti metri di altezza su un dislivello, inglobata ad un albero possente: qui dormirà Emanuele.
Verso la fine della camminata quando stiamo per ritornare ‘alla 1’ visitiamo anche un’altra struttura in legno che dal sentiero si sporge sul dirupo sottostante, viene utilizzata principalmente come deposito attrezzi e officina, ma la vista da qui è talmente panoramica che non possiamo fare a meno di occuparla anche per le riunioni di questi giorni.

Un roboante richiamo medievale risucchia la nostra attenzione. Dalla cucina a valle qualcuno sta suonando una grossa conchiglia a spirale soffiandoci dentro sapientemente per farla tuonare, è segno che il pranzo è pronto.
I ragazzi dell’Ecovillaggio hanno preparato tante prelibatezze che oggi diventano il nostro nutrimento. Mangiamo tutti assieme nutrendoci anche di discorsi importanti e profondi così come di chiacchierine tranquille.

Nel pomeriggio ci raggiungono Stefania ( dal Molise ), Carlo e Luciano ( dal Piemonte ) e Gaetano ( dalla toscana ) che avevo già incontrato nel 2017 a Montepulciano nel corso in cui ho assistito Antonio da Laura Bianconi.

E’ giunta l’ora della prima riunione ufficiale per questo incontro dell’associazione Libera Scuola in simbiosi con l’Ecovillaggio Corricelli, così torniamo all’officina in legno con vista sulla valle.

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In questo frangente, tra i tanti argomenti discussi è riecheggiata anche un’idea che da tempo aleggiava nell’aria, e questa volta torna al centro del cerchio con nuova forza, come un seme all’arrivo della primavera.
Si parla della possibilità di organizzare un corso annuale, riprendendo un’idea proposta qualche anno fa da Anna Satta, se la memoria non mi inganna. Ora però l’idea è di fare il corso annuale in questo Ecovillaggio, con un programma strutturato da incontri mensili, ogni incontro sarà tenuto da uno o più docenti che esporranno un argomento specifico da approfondire. Stiliamo una bozza con un programma di 9 incontri stilati nell’ordine:
Marzo con il tema dell’Acqua affrontato da Antonio De Falco e Luciano Furcas;
– Aprile con Anna Fanton e Anna Benzoni sul tema del Suolo con la potenziale partecipazione del pedologo Fabio Primavera;
– Maggio con Luciano Mastroleo, Antonio De Falco e Alessio Mancin sul tema della prima realizzazione delle aiuole con impianto di irrigazione ed una parentesi sull’apicoltura tenuta da Anto Quitadamo;
– Giugno con Marco Naldini e Marilia Zappalà accompagnati da Luca Puri per approfondire i principi della Permacultura, infatti questo percorso annuale vorrebbe essere strutturato in modo da valere sia come corso avanzato in Agricultura Sinergica e sia come PDC ( Corso di Design in Permacultura ) d’altronde in fondo, mi dico, Agricoltura Sinergica, Permacultura, ma anche Agricoltura Naturale, Agricoltura Sintropica, Agricoltura Bio Attiva, Agricoltura Organica Rigenerativa, Agricoltura Elementare, Agricoltura Biologica, Agricoltura Simbiotica e chi più ne ha più ne metta: sono tutte facce della stessa medaglia. Sono tutti nomi diversi per intendere un’unica nota di fondo che risuona in uno specifico suono, il suono dell’armonia;

– Luglio sul tema dell’Orto che cura con Luciano Mastroleo;
– Agosto sul tema della Salvaguardia dei Semi con me, in compagnia di Antonio De Falco e Anna Garofalo per indagare il tema della trasformazione e la fermentazione dei prodotti in cucina;
– Settembre sull’effetto margine con Gabriel Didoni e Alessio Mancin;
– Ottobre con Anna Fanon e Laura Leone sul semenzaio e sulla semina dei cereali;
– Novembre con Michele Rosetti e Janneke Gisolf sul tema del forest gardening con conclusione del corso, dopodiché teorizziamo il prossimo incontro della scuola in terra di Romagna ospitati proprio da Michele.

Man mano che parliamo e il progetto prende forma si sente un denso entusiasmo all’idea di vivere questa nuova esperienza sperimentale che la Scuola affronterà. Carichi di fiducia seminiamo nell’universo questa volontà affinché con i tempi del possibile nei prossimi mesi possa compiersi diventando una realtà.

D’un tratto l’attenzione di tutti è richiamata dal celtico richiamo dalla cucina che torna a tuonare, questa volta alle ultime luci del tramonto mentre la luna piena si leva all’orizzonte. Percorriamo il sentiero in discesa fino a raggiungere la cucina illuminata da candele che emanano una luce calda e pastosa, ma soprattutto: vibrante! Mentre ceniamo continuiamo a parlare, questa volta ad un ritmo più lento e contemplativo mentre nell’aria si respira un’atmosfera di altri tempi.

Nel dopocena guardiamo il cielo. Emanuele ci parla della Luna e i discorsi si diramano in molteplici finestre di dialogo parallele, finché qualcuno inizia a ritirarsi nelle proprie stanze. Ben presto arriva anche il mio turno, mi dirigo verso la tenda lungo il sentiero notturno illuminato dal bagliore lunare, nel pieno silenzio, i miei passi sulle foglie sono l’unico suono che riesco a sentire.

Mi distendo accerchiato dagli alberi e respiro a pieni polmoni dell’aria vera. Lentamente l’udito si equalizza sulle frequenze più sottili e mi rendo conto che in verità attorno alla tenda il bosco e le sue creature stanno suonando come un’orchestra.

Per un’istante inciampo nell’illusione dell’inquietudine, ma il secondo successivo mi rendo conto che quell’inquietudine è semplicemente il frutto di impressioni inconsce raccolte in anni di suggestioni fiabesche e televisive secrete da una società post industriale. Probabilmente in un ipotetico universo parallelo in cui il presente è l’espressione di una cultura resiliente e simbiotica: lo storytelling attribuirebbe la suggestione dell’inquietudine alle città, ai centri commerciali, ai tragici condomini, alle discoteche, ai call center, e non ai boschi.
Mi abbandono al dolce grembo vibrante della collina e sprofondo in un sonno riconciliante. Al mattino mi sento ricaricato, come non mi capitava da un pezzo.

Continuano le fruttuose riunioni e continuano i richiami roboanti dalla cucina ad evocare pasti festosi seguiti da necessarie pennichelle. Antonio e Luciano così come tanti altri all’interno della Scuola conoscono molto bene questo Ecovillaggio poiché hanno contribuito a farlo nascere. Emanuele ed io andiamo con loro a fare una passeggiata leggermente fuori dai sentieri, attraversando barriere di vegetazione nerboruta, camminando su tratti di antiche mura coperte di uno spesso muschio, fino ad arrivare a un piccolo spiazzo sopra il corso di un fiume, un posto ideale per fare una siesta e parlare d’amore.

In questo contesto, nel divenire del flusso del tempo, arriviamo al momento della conclusione ufficiale del mio percorso di formazione con la Libera Scuola di Agricoltura Sinergica Emilia Hazelip.
Mentre ci riuniamo in cerchio ogni respiro mi arriva come l’onda di una mareggiata che riporta alla memoria tutte le stagioni di questo viaggio iniziato circa 10 anni fa quando un bel giorno mia madre tornò a casa con un vassoio di piantine aromatiche di tutti i tipi: dall’incenso, al basilico (verde e rosso), all’origano, al timo, alla maggiorana, ma forse anche alla salvia e a qualcos’altro.
Istintivamente, come un piccolo apide, mi ci fiondai a braccia aperte, respirando profondamente. In quel frangente, la visione dei loro colori e la percezione dei loro aromi furono come vedere per la prima volta una porta che si apre verso un nuovo orizzonte, un nuovo mondo che mi chiamava, che mi invitava ad esplorarlo.

Da quel momento affiorò spontaneamente l’interesse a riprendere in mano e a sfogliare quel libro che un amico di famiglia ci aveva donato qualche tempo prima.  Il titolo diceva: “La rivoluzione del filo di paglia” scritto da un misteriso autore giapponese, un tale Masanobu Fukuoka.
Attraverso quella lettura percepii un senso di familiarità e di fratellanza nei confronti dell’autore con cui sentivo di condividere gli stessi pensieri e lo stesso animo, nonostante l’appartenenza a due epoche e due parti del mondo molto distanti tra loro.

Così molte altre porte si aprirono, molti nuovi semi germogliarono dentro e fuori di me, dalle prime sperimentazioni di orto in vaso nel cortile di cemento in pieno centro città, al desiderio di mettere le mani nella terra vera; al desiderio (esaudito da mia madre) di acquistare un piccolo spazio nelle aridenti campagne romagnole in cui poi (grazie anche e soprattutto all’aiuto di mio fratello Flavio) nacque l’orto entelekia, in cui ho potuto sperimentare la riconciliazione con il grembo terrestre e con il sentore di uno stile di vita passato, ma ancora molto presente nel sangue che mi scorre dentro.

Dopo qualche anno di tentativi istintivi e improvvisati, bilanciati da una costante ricerca e studioso approfondimento, incontrai indirettamente il lavoro della Libera Scuola Emilia Hazelip attraverso i video correlati su YouTube, apparsi in seguito alle visioni dei video di Masanobu. Dalla visione di Antonio rimasi folgorato, tanto da contattarlo scrivendogli una mail in segno d’amicizia a cui rispose amorevolmente con nostra grande sorpresa e felicità ( nostra= mia e di tutte le persone a cui ‘ho fatto una testa tanta’ parlando con entusiasmo di Antonio, a cominciare da mia madre e mio fratello ).
Ci demmo appuntamento varie volte, ma per vari motivi non riuscimmo mai a trovarci, finché decisi di andare a trovarlo a colpo sicuro in uno dei suoi corsi.
Così nell’aprile 2015 coinvolsi il mio atavico amico Pimpiorl Zion ( Gigi ) e andammo alla volta dell’altissimo Friuli, per il puro piacere di guardare Antonio negli occhi e poter attingere dalla saggezza racchiusa nella sua lunga barba.
Fu una bellissima esperienza, intensa, riconciliatoria, rincuorante. Trovare tante persone con interessi e valori affini mi diede la nitida percezione di non essere solo in questo cammino di pacifico e resiliente ritorno alla terra. Compresi il valore della comunità, della sinergia tra una pluralità di individui ed arrivai a dire che un orto sinergico è tale solo quando lo coltivi con altre persone.

Rientrato in romagna volli ripetere l’esperienza, questa volta organizzando l’evento in prima persona ed ospitando Antonio che accolse l’invito con piacere. Ancora una volta una avventura, resa possibile dalla vicinanza di tante persone diverse, unite dalla stessa scelta che nasce dal cuore. In quel frangente dissi ad Antonio di voler mettermi a servizio per la divulgazione dell’Agricultura Sinergica e lui mi diede la possibilità di seguirlo come assistente nei 2 anni successivi ai corsi di Campiano, Montepulciano e Radicofani, al cui termine mi invitò a concludere il percorso di formazione nella Scuola per iniziare il mio percorso individuale.
Nel frattempo, in quegli anni, misi in pratica nella vita di tutti i giorni tutti gli insegnamenti che apprendevo, sia in ambito di piccola agricoltura familiare, sia in alcuni progetti ambiziosi su larga scala a cui presi parte come collaboratore. Nella quotidianità, la risposta concreta della terra di fronte al mio approccio pieno di teoria fu una bella lezione, fondamentale per affinare lo sguardo sulle dinamiche reali e le implicazioni intrinseche ai processi ecosistemici coinvolti in agricoltura.
Così in orto Entelekia misi a punto tutte le tecniche necessarie per soluzionare i vari problemi che avevo riscontrato mentre cercavo di mettere in pratica i principi dell’agricoltura Naturale / Sinergica, arrivando a comprendere come ‘il non fare’ non sia un punto di partenza, bensì, un punto di arrivo, probabilmente a seguito di un percorso di evoluzione tra suolo, piante e uomo.

Elaborai il frutto della mia ricerca in una tesina centrata sul tema del miglioramento del suolo argilloso attraverso l’uso della pacciamatura mista, ponendo l’accento sull’aspetto pratico volto all’ottenere risultati concreti nel giro di un breve e determinato arco temporale, al cui termine il suolo presenta le caratteristiche fisiche e chimiche per permettere di mettere di realizzare tutti e 4 i principi dell’agricoltura Naturale e Sinergica.

Portai questa tesina il giorno in cui a Borgo Taro mi presentai alla Libera Scuola nel gennaio 2018, momento in cui conobbi i membri dell’associazione Libera Scuola e chiesi ad Anna se avrebbe voluto accompagnarmi nella fase finale del mio percorso, la quale accettò.
Poi arrivò il corso di Maccarese, ed ora eccoci qua.

Incrocio lo sguardo di persone incontrate nelle fasi avanzate di questo viaggio, come i ragazzi di Corricelli, Emanuele, Gaetano, Carlo, Luciano, Marco ed Anna, e ritrovo lo sguardo delle persone con cui tutto ha avuto inizio: Laura, Marilia, Antonio – che mi conferisce il diploma con un grande sorriso dicendo “in qualità di presidente onorario, sono onorato nel darti questo diploma”.

A seguire, grandi abbracci, strette di mano virili, pacche sulle spalle, congratulazioni, ed occhi via via sempre più lucidi.

Qualcuno si accorge che nel testo del diploma stampato manca la voce “titolo della ricerca” e dice “che peccato, sarà necessario aspettare la prossima assemblea per diplomarlo!” ma interviene Anna che trasforma il problema in soluzione aggiungendo la dicitura scrivendola di suo pugno, poi mi lancia un’occhiata come per dire “va bene lo stesso anche se è scritto a mano, no?”. Socchiudo gli occhi come per dire “assolutamente sììì”.

DIPLOMA

Così in questo 21 settembre, sul margine che conclude l’estate ed accoglie l’autunno, anche per me si conclude un percorso. Nell’aria, nei raggi della stella madre e nei lacci delle mie scarpe si percepisce vibrante il suono di una nuova porta che si apre, da cui si scorge un nuovo orizzonte che mi chiama e che mi invita ad esplorarlo.
Dopo i saluti, calorosi ed affiatati come non mai, riprendo la strada per il viaggio di ritorno, con il cuore pieno di gratitudine – verso tutti i miei compagni di viaggio – e pieno di fiducia – verso il fato provvidenziale che attraverso il filo di questo respiro sta già tessendo la trama di un nuovo attimo presente, pieno di potenzialità.

Continua …

Diario Dell’Orto – quinto anno – capitolo 11 (Novembre – Dicembre)

Non ci sono scuse.
Il tempo resta fermo, ma noi, al suo interno scorriamo sempre più veloci.
Le giornate continuano a durare mai più di 24 ore e quotidianamente l’attenzione viene riposta su un multiverso di realtà in costante aumento.

Ergo: non riuscendo a seguire tutto con la desiderata efficienza al momento ci ritroviamo a non aver ancora compiuto con risolutezza gli ultimi capitoli del Diario Dell’Orto Entelekia per l’anno 2018.
Con gli Hard Disk intasati di foto e video che non aspettano altro di essere sbobinati e messi in un ordine presentabile, per il momento riprendiamo il filo narrativo di questo quinto anno dell’Orto Entelekia inserendo cronologicamente i video realizzati nel mese di Novembre e di Dicembre,

rimandando al futuro il momento propizio in cui preparare in maniera adeguata gli articoli così come abbiamo fatto per i post precedenti.

In questo capitolo 12 siamo ancora al punto di coincidenza con la fine di un ciclo e l’inizio di uno nuovo. Le ultime impronte dell’orto estivo cedono il passo alle popolazioni invernali. Nel fosso lungo la recinzione sud vediamo le radici di consolida maggiore produrre vigorosamente nuove foglie fresche, dopo il passaggio del trinciatore. Oltre a consolidare il terreno in discesa proteggendolo dalle frane, la consolida tappezzerà come pacciamatura viva tutto il versante del fosso adiacente all’orto, togliendo luce e spazio a tutte le altre erbe spontanee, o almeno questo è quello che speriamo. Inoltre sarà una fascia tampone sempre disponibile da cui attingere foglie per uso alimentare o per ingrediente da aggiungere alla stazione di compostaggio aerobico, o da usare come pacciamatura frescsa. Poi torniamo all’orto e vediamo che l’aiuola adiacente alla recinzione riattivata nel capitolo 11 sta già facendo balzi quantici incredibili. I piselli sono nati in maniera esplosiva e i radicchi si piazzano con decisione mentre l’aglio, lento ma deciso, si risveglia. Passiamo a un’aiuola dell’orto in cui stiamo osservando un fenomeno interessante: questa aiuola nacque nel 2014 come bancale rialzato di terra madre argillosa; nel 2015 e nel 2016 (periodo in cui pacciamavamo esclusivamente con paglia e residui degli ortaggi) lo abbiamo visto gradualmente abassarsi fino a tornare a livello terra, così come tante altre aiuole di quest’orto; da fine 2016 ad oggi (2018) abbiamo iniziato ad aggiungere alla pacciamatura anche foglie e cippato di legna, e in questo periodo abbiamo visto che alcune aiuole iniziano a rialzarsi spontaneamente per la lievitazione dovuta all’alchimia di umificazione grazie alla pacciamatura maggiormente biodiversificata. Così l’aiuola sembra iniziare ‘volontariamente’ un percorso verso il tornare ad essere un’aiuola alta, costituita questa volta non più da terra madre, ma da humus generato anno dopo anno, coltivazione dopo coltivazione. In questa aiuola presentiamo un pattern più fedele all’Orto Sinergico di Emilia Hazelip, che approcciamo cominciando da una distinzione semplice tra due aree: il centro e il bordo. Iniziamo dall’osservazione del bordo, dove il concetto di linea 2 e 3 ( dedicate alle piante da radice o da bulbo ) e il concetto di linea 2,5 ( dedicata alle piante da foglia o da fiore ) si fondono in due semplici linee in cui presenziano alternandosi a zig zag sia fiori/foglie e sia radici/bulbi. La parte centrale per adesso la descriviamo con una semplice linea ( la famosa linea 1,5 destinata sempre alle piante da foglia o da frutto ) in cui mettiamo i cavoli, vicino ai sedani che erano già presenti e rimangono molto a ridosso del bordo. L’aiuola ora è pronta per essere bombardata di semine di riempimento multivarietale e ad essere pacciamata con cippato autoprodotto. Se da un lato piantiamo in orto, dall’altro seminiamo in serra, cercando di sostenere un ritmo di produzione continua ( in questo caso di insalate ). Sempre in serra troviamo i frutti dei peperoncini che come addobbi profetici evocano un sentore natalizio crescente. Li raccogliamo e questa volta li mettiamo nell’essiccatore, per non fargli fare la fine dei primi raccolti che una volta intrecciati con amore e appesi in serra sono ammuffiti a causa degli imminenti giorni di pioggia e di guazza. In fine recuperiamo i semi di pomodoro che nel frattempo hanno compiuto la fermentazione e procediamo con il filtraggio per mezzo dell’acqua e della forza di gravità in sinergia con il principio di archimede. Filtriamo con un colino ( e se occorre risciacquiamo con acqua corrente ) e poi stendiamo il tutto su un piatto ad asciugare per qualche settimana.


In questo capitolo 13 iniziamo con la felice semina dell’aglione della Valdichiana, in compagnia dei nostri amici Alex e Laura che in questi anni ci hanno accompagnato molte volte nelle avventure dell’Orto Sinergico Entelekia.
Posizioniamo i bulbi lungo i bordi di tre aiuole non ancora riattivate, intervenendo delicatamente con la trivella manuale in concomitanza con la posizione destinata all’aglione: questo per demotivare simbolicamente i topazzi che hanno ricreato un complesso sistema di gallerie sotto le aiuole.
La speranza è quella di guastargli le suddette gallerie a favore dell’incolumità del nostro aglione adorato. In seguito passiamo a controllare lo stadio di crescita delle semine di riempimento propugnate negli scorsi capitoli e con piacevole sorpresa vediamo che la rucola va che vola!
Interveniamo tagliandola ( praticando il taglio più in alto rispetto al ‘cuore’ delle piantine ) svolgendo così un lavoro di manutenzione ( favorendo il passaggio della luce per le altre piantine come insalate, cavoli, piselli, aglio e cipolla ) ottenendo come ‘effetto collaterale’ uno straordinario raccolto di rucola fresca e vitaminica. Nell’aiuola accanto, avviata precedentemente, le insalate hanno già iniziato a svilupparsi e tengono testa alla rucola.
Avendo già bottinato con la rucola, da questa aiuola prendiamo delle foglie di lattuga a mungitura, ponendo il focus sull’importanza di queste due tecniche di raccolta:
– la raccolta da taglio e – la raccolta a mungitura entrambe preziosissime per la manutenzione efficace di un orto sinergico. Slittiamo ora in un’altra aiuola che riattiviamo, nell’ordine:
-tagliando a livello terra le erbe spontanee scapigliate -sistemando le piante ancora piene di buone intenzioni come i radicchi e i finocchi rinati dalla radice dopo essere stati tagliati in estate poiché erano andati a seme precocemente; ora infatti li rincalziamo sia per il piacere di valorizzare il loro impegno e sia per contemplare la libertà di poter compiere un gesto che prima di tutto testimonia a noi stessi un’importante capacità che stiamo sviluppando: andare oltre al nostro stesso approccio a volte estremamente rigido soprattutto per quanto riguarda l’applicazione dei principi fondamentali dell’Agricoltura Sinergica.
– ripiantando nuove insalatine seminate a inizio ottobre in serra e interrando profondamente le cipolle che hanno 1 anno di età, per lo sviluppo di ‘porrotti’ primaverili da raccogliere prima che vadano in fiore Resta solo da pacciamare, ma questo lo faremo a breve, per questa volta abbiamo finito e rientriamo in casa, contemplando i peperoncini raccolti negli scorsi capitoli che finalmente sono secchi e pronti per diventare un olio che ci lascerà a bocca aperta! Prima di salutarci però ci teniamo a sottolineare che il gesto del rincalzo, propugnato in questo video, non è un invito a infrangere i principi dell’Agricoltura Sinergica (come ad esempio “Non disturbare il suolo”), bensì è un pro-memoria, un invito a ricordarci che la cosa più importante è il sentirsi liberi.
Altrimenti che Libera Agricoltura Sinergica sarebbe? 🙂

 


In questo capitolo 14 vediamo la nascita di nuove aiuole nel terreno insediato dal bambuseto che quest’anno ha visto come protagonista il mais multivarietale nel progetto ‘culla genetica’. Dopo la raccolta abbiamo iniziato a preparare il terreno per ricavare delle nuove aiuole sinergiche con le tecniche presentate nel capitolo 1 e 2.
Durante le operazioni di dissodamento con la vanga forca troviamo i rizomi di bambù che tessono una fitta rete molto faticosa da guastare, ma con un po’ di pazienza e di perseveranza ad oggi siamo riusciti a liberare lo spazio per 3 aiuole di cui 2 ospitano l’aglio biancone di romagna e lo scalogno tondo.
Nella terza aiuola finalmente entrano in gioco i bulbi delle cipolle di Alife raccolti questa estate.
Li mettiamo a dimora lungo un solco che percorre tutta l’aiuola, posizionando i bulbi molto fitti. Richiudiamo il solco e speriamo bene, che tutto vada per il meglio. Manca solo da azionare il cippatore e produrre la pacciamatura triturando le potature delle siepi per coprire questa terza aiuola così come sono state coperte le altre due.
Prima però apriamo una parentesi sui semi di mais raccolti dall’esperimento ‘culla genetica’ che per noi è stato un vero successo.
Ebbene, le esperienze ci insegnano che non è sufficiente che il raccolto sia abbondante, poiché è altrettanto fondamentale la corretta conservazione delle sementi. A temperatura ambiente le sementi naturali che non sono state trattate con dei veleni dopo un certo tempo possono essere danneggiate da larve e/o insettini che si schiudono dal loro interno.
Oltrepassiamo la soglia della determinazione e agiamo per trasformare il problema in soluzione, così dapprima valorizziamo tutti i semi rimasti sani e intatti, poi li mettiamo sottovuoto e per ultima cosa li mettiamo in un luogo dove le temperature siano inferiori agli zero gradi centigradi.
Per il momento siamo sprovvisti di un congelatore così li teniamo fuori sotto l’influsso del gelo invernale, ma ci ripromettiamo presto di recuperare un congelatore appositamente dedicato alla conservazione dei semi.
E se da un lato ci occupiamo dei semi da salvare, dall’altro è arrivato il momento di occuparci dei semi da piantare. Siamo arrivati ai primi giorni di gennaio, iniziamo a seminare cavoli, lattughe, aromatiche, sedano, fiori, cardi, carciofi e altro, consapevoli che le basse temperature potrebbero tenere ancora in uno stato di dormienza i semi, ma confidiamo anche nel fatto che in serra quando c’è il sole sembra primavera, quindi forse qualcosa nascerà!
Questa semina ‘di capodanno’ qui a campomadre sta diventando una tradizione gustosa anche perché in base a ciò che nasce e a ciò che non nasce possiamo trarre informazioni importanti dal punto di vista del calendario fenologico. E’ un semenzaio, ma in qualche modo è anche un termometro che ci segnala l’arrivo reale delle giuste temperature per la nascita di una determinata varietà in un determinato momento.
Affianco a questo semenzaio vediamo di sfuggita anche il cassone realizzato recentemente dove ora insalate e scalogno iniziano a trovare il loro posto al mondo. Per concludere facciamo una carrellata su alcune delle aiuole avviate nel capitolo 11 e constatiamo che tutto sta andando bene. Le semine di riempimento di rucola tappezzano il suolo efficacemente. I cavoli, i sedani, gli agli, le cipolle e i piselli crescono lentamente ma inesorabilmente.
Le insalate invece ci forniscono un dato importante: laddove abbiamo scelto di trapiantare i radicchi stiamo vedendo che la crescita è meno rigogliosa rispetto a dove abbiamo scelto di trapiantare le lattughe.
In altre parole stiamo constatando che se ci si trova a fare dei trapianti di insalate in tardo autunno è propizio scegliere le lattughe al posto dei radicchi. Ridendo e scherzando si è compiuto un anno, tante cose sono successe e tante cose ancora devono succedere, ma in questo attimo presente sta succedendo la cosa più importante: arriva un respiro e con esso una nuova possibilità di essere felici

Maccarese – Settembre 2018 – L’esame Finale con Anna Fanton

Da quel Gennaio 2018 passano 4 mesi prima del successivo incontro con i membri della Libera Scuola di Agricoltura Sinergica ‘Emilia Hazelip’, questa volta nel Lazio all’azienda agricola ‘Nemus’ dove Anna Fanton sta realizzando un orto sinergico nei terrazzamenti affacciati su quella che un tempo era la bocca di un vulcano e che oggi è diventato il Lago di Nemi.
Qui la terra è nera, spugnosa e ricca di materia organica, ma al tempo stesso scheletrica e fortemente drenante. L’atmosfera è onirica, l’aria è intrisa di richiami medievali e sullo specchio del lago brillano vibranti i raggi riflessi della Stella Madre. In questo contesto ritrovo Antonio, Anna Fanton, Marilia, Marco, Laura, Luciano, Alessio e al tempo stesso conosco Anto Quita, new entry del Piemonte e Gabriel, insegnante della Scuola di vecchia data. Parlando con quest’ultimo scopro che condividiamo l’interesse per il giuoco degli Scacchi e così già la prima sera ci troviamo a fare una partita dove con i pezzi bianchi imbastisco un attacco inizialmente arrogante e aggressivo, ma successivamente titubante di codardia, tanto da tornare sulle mie mosse perdendo velocemente e giustamente!

La notte la passo a casa di Anna Fanton che gentilmente mi offre la sua ospitalità. Quella notte in quel letto e tra quelle mura e il mattino dopo nell’orto di quella casa respiro a pieni polmoni una percezione densa, come essere dentro ad una cavità dell’albero madre da cui l’Agricoltura Sinergica ha iniziato a diffondere originariamente i suoi rami e i suoi semi. Respiro la netta sensazione di essere dentro ad un pezzo di storia.
Mentre Anna sta finendo di prepararsi per andare al Nemus intanto delicatamente cammino scalzo sulla rugiada che ricopre l’orto e metto mano alle aiuole di sofficissima terra umico-sabbiosa, sfilando alcune erbe spontanee che guarniscono educatamente le patate e le maestose zucchine. Sembra  un sogno essere qui, anzi, proprio non mi sembra vero per quanto è surreale.
In questo incontro di Maggio al Lago di Nemi viene a trovarci anche Daniele, un ragazzo di Roma che ho conosciuto al corso di Radicofani e Stefania, una ragazza intenzionata a diffondere l’Agricoltura Sinergica nella sua regione, il Molise.
Nel sali-scendi tra le gradinate del Nemus incontro anche un personaggio chiamato ‘Lo Stregone’ dotato di uno scapigliato fascino fumettistico e di una profonda conoscenza delle erbe spontanee, intento nella sua meticolosa perlustrazione lungo i muretti a secco che scandiscono i terrazzamenti.
E’ in questo contesto, tra questi dislivelli, questi profumi atavici e questi molteplici pezzi di storia che mi ritrovo a parlare con Anna Fanton riprendendo il discorso iniziato a Gennaio a Borgo Taro.

Per compiere assieme il passo finale del percorso di formazione con la Libera Scuola ‘Emilia Hazelip’, mi dice, occorre che io conduca un corso in cui lei possa affiancarmi come Docente Accompagnatore valutando con occhio fresco il mio modo di insegnare. Tra le varie possibilità prese in considerazione mi propone di fare questo esame finale durante un corso che dovrà tenere a Settembre, a Maccarese ( Fiumicino ) nell’azienda agricola ‘A Casa di Alice’ dalla sua allieva Alice Stopponi, dove precedentemente avevano già avviato un orto.44585407_989037534608145_1220796358844219392_oDa quel Maggio passano 6 mesi affinché questa idea espressa nel regno de potenziale possa germogliare mettendo radici nel regno del reale finché un bel giorno ci rincontriamo, questa volta all’Orto di Alice.
È Settembre 2018 e sono con Anna Fanton, Giusi, Rafael, Giorgia, Emma, Emanuele, Renato e Claudia, persone venute fin qui appositamente per imparare a fare l’orto sinergico.

41788415_970071269838105_1934242670692007936_oAnna ed io decidiamo di adattare lo schema ‘classico’ dell’esame finale ( ovvero con io che conduco il gruppo e lei che osserva come docente silente ) alla nostra necessità ( ovvero di conoscerci reciprocamente ) così ci diamo la possibilità di osservarci l’un l’altro conducendo assieme questo corso in modo paritario, permettendo ai partecipanti di vedere due modi simili e diversi di vivere e approcciare l’agricoltura sinergica.

Una differenza su tutte salta all’occhio: la diversa ‘scuola’ di appartenenza estetico morale nei confronti della formazione delle aiuole. Se da un lato io porto l’approccio parsimonioso al rialzare la terra madre, incoraggiando così la formazione di aiuole basse o ancor meglio a livello terra (almeno nei primi approcci all’orto sinergico); dall’altro Anna incarna la fierezza trionfante delle aiuole alte, contestualizzate nella visione antroposofica secondo cui rialzare il terreno verso l’essere umano ne facilita il contatto favorendo la percezione dell’elemento terra che in questo modo diventa inequivocabilmente visibile.
“Di fronte un’aiuola alta _ dice Anna _ non puoi non renderti conto che sei di fronte a un’orto, diventa lampante, anche per i bambini”.
Così da un lato Anna e dall’altro io avviamo la formazione di due nuove aiuole che arricchiscono l’orto già esistente, riprendendo ed ampliando la sua linearità. Il gruppo dei partecipanti si divide, alcuni seguono Anna e alcuni seguono me, mentre Emanuele va e viene tra le due aiuole poiché non vuole perdersi niente!

44707934_989037424608156_471640705349976064_oGrazie al cielo ( ma soprattutto alla terra ) ci troviamo su un terreno sabbioso e questo mi rasserena nel momento in cui formiamo le aiuole, pertanto l’aiuola a me dedicata la facciamo un po’ più alta di quello che normalmente preferirei, forti del fatto che questo tipo di suolo avendo poco limo e poca argilla non è fisicamente soggetto al compattamento, o almeno, lo è, ma in modo diverso.
Se da un lato in assenza di sufficiente materia organica umificata l’argilla e il limo si compattano a cominciare dalla superficie, dall’altro la sabbia tende a rimanere più sciolta in superficie, ma non essendo capace di darsi una struttura inevitabilmente tende a compattarsi man mano che si scende in profondità. In entrambi i casi quindi ci diciamo che l’elemento imprescindibile e fondamentale è l’humus ed ogni gesto è bene volgerlo verso la rigenerazione di questo prezioso organo della terra, capace di ripristinare la fertilità, la respirazione, l’equilibrio e la struttura naturale de suolo.
Ancora una volta vediamo che quando si mette in moto un flusso di lavoro che ha a che vedere con l’orto, i bambini entrano subito in sinergia dando il loro contributo, diventando subito parte attiva del gioco.
41645136_970071389838093_657737004015943680_oSull’onda della sperimentazione ed in concomitanza con un disguido tecnico eccoci intenti a trasformare un problema in soluzione: siccome al negozio di materiale idraulico hanno rimasto un quantitativo limitato di ala gocciolante abbiamo recuperato anche un altro tipo di tubo mai provato prima d’ora, sprovvisto di singoli gocciolatori, ma completamente costituito di un materiale dotato di micro pori da cui l’acqua ‘suda’ in maniera omogenea per tutta la lunghezza. Dopo averlo inizialmente guardato con sguardo dubbioso e incerto alla fine lo azioniamo e vediamo che bagna bene, ad un primo approccio sembra valido!impianto_lowEssere all’interno di un orto già esistente da un lato ci da la possibilità di ampliarlo ‘dando vita’ a nuove aiuole e dall’altro ci da anche la possibilità di affrontare aiuole già ‘vive’ facendo così esperienza di quelle pratiche di manutenzione ordinaria nella gestione di un orto sinergico. Questo aspetto mi piace molto poiché da la possibilità ai partecipanti di vivere un assaggio di quello che un giorno li aspetterà una volta che avvieranno il loro orto di casa.
41873030_971597129685519_6901579563508170752_o Riflettendo su questo piccolo (ma significativo) valore aggiunto mi dico che questo corso non è semplicemente un primo livello, in qualche modo permette di fare esperienza di una parte della parte pratica di un corso di secondo livello, rimanendo però nell’ambito della prima esperienza, quindi è qualcosa di difficile da definire precisamente con le parole e forse non ce n’è davvero bisogno, ma la vibrazione che risuona in questo ambito la riconosco e mi piace e guardando i ragazzi sembra che anche loro ne stiano gioendo.
41682340_970071346504764_7028456702773035008_oQuesto luogo, mi racconta Alice, ha un clima veramente particolare, basti pensare che è possibile fare fino a 3 raccolti di patate: in estate, in autunno e in inverno! Allucinante, visto che in Romagna l’unica possibilità più o meno è una semina in tardo inverno o inizio primavera con un’unica raccolta in estate!
Il flusso del lavoro così si estende dall’orto alle aree ancora libere che costeggiano le aiuole. Avviamo una piccola patataia interrando dei tuberi di una varietà locale e poi visto che abbiamo ancora tempo ed energia avviamo una piccola zafferanaia: un’aiuola preparata con la minima lavorazione del suolo (illustrata anche nel diario dell’orto) dedicata unicamente ai bulbi di zafferano!
44748438_989037414608157_7208855302119096320_oCome spesso accade, e così anche questa volta, il tempo è volato e siamo già giunti al termine dell’esperienza. Ci riuniamo prima dei saluti e durante il cerchio di confronto di fine corso guardo negli occhi i partecipanti e nelle loro espressioni riconosco ‘quella luce’, la stessa che c’era sul mio viso e su quello di tutti i partecipanti ad ogni corso in cui ho seguito Antonio a partire dal 2015 a Ronchi dei Legionari. Quella vibrazione che emana una nitida percezione, che il ‘seme’ dell’agricultura sinergica è stato trasmesso con successo e lo si legge chiaramente nel volto di Giusi, di Claudia, di Giorgia, di Emma, di Emanuele, di Rafael e di Renato. Con le loro parole confermano questa percezione, dichiarando sentitamente un sentimento di apprezzamento e gratitudine che in cuor mio risuona evocando altrettanto apprezzamento e altrettanta gratitudine per questa bellissima esperienza.
In fine ci salutiamo e ognuno riprende il proprio cammino mentre Anna ed io partiamo alla volta dell’Ecovillaggio di Corricelli (continua il racconto)

Nel frattempo l’orto di Alice continua a crescere e lo vediamo dalle foto che ogni tanto ci manda.

44128992_326942651222966_2238956229382635520_nLe semine e i trapianti delle due aiuole realizzate durante il corso sbocciano e prosperano. Parallelamente anche lo zafferano inizia a svegliarsi…45320860_995341130644452_5735523804097019904_o… e  ben presto ci allieta con la sua pittorica ed aromatica fioritura onirica …45555750_997051320473433_6169908021796274176_oSuccessivamente in concomitanza del passaggio di Antonio presso l’orto di Alice arrivano anche gli operatori del TG2 per la realizzazione di un servizio televisivo con intervista ambientato in quest’orto46068693_1000096656835566_5489273670952026112_o

48971533_1026046097573955_2345333292175196160_o.. e il tempo continua a passare ..51121259_1048144998697398_9031415435702042624_o.. anzi, noi continuiamo a passare nel tempo ..29873105_863090567202843_7858513574625095013_o.. mentre la meraviglia si manifesta.. attimo dopo attimo ..38124045_934648436713722_797542948324507648_o

.. respiro dopo respiro ..

… continua