Diario Dell’Orto _ quinto anno _ capitolo 10 (agosto-ottobre)

Agosto continua sulla scia di Luglio: il caldo incessante sfiappolisce la voglia di lavorare mentre le giornate volgono alla contemplazione e alla raccolta.
Una plumbea mattina di inizio Settembre quando sta per piovere ci turbofiondiamo nell’orto a raccogliere l’agognato mais multivarietale

SONY DSCVista l’uggiosità di questa estate _ che ci ricorda tanto quella del 2014 _ raccogliamo le pannocchie anche se non sono completamente secche: preferiamo farle asciugare al riparo dalle piogge obnubilanti che a questo punto rischiano solo di generare muffe o marciume!SONY DSCEd eccoci in uno di quei momenti di antica e nuova tradizione contadina: l’attimo prima di aprire il sigillo in cui la Natura ha confezionato i chicchi di Mais. Sfoderando le foglie che rivestono le pannocchie riviviamo la sensazione di entrare a contatto con qualcosa di straordinariamente nuovo, appena sfornato, fresco di stampa, come quando da bambini sbustavamo le figurine o quando spacchettavamo i regali di natale: infervorati dalla curiosità di vedere quale rarità ci attende..

 

Un’esperienza sublime sboccia dalla visione delle forme e dei colori che testimoniano la miracolosa magnificenza della biodiversità

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Tutto questo non è scontato, anzi..
è un vero successo!!

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Queste poche pannocchie incarnano lo sforzo delle piante più rustiche e più adattive del progetto ‘Culla Genetica’ avviato con la semina primordiale ad Aprile. Una volta che saranno ben asciutte selezioneremo i migliori chicchi conservandoli per l’anno prossimo, ma intanto _ visto che dall’orto continuiamo a raccogliere pomodori _ incominciamo salvando i loro semi.SONY DSCTra le numerose varietà antiche coltivate quest’anno troviamo anche delle sorprese inaspettate: delle nuove varietà nate in sede Entelekia grazie alle imprevedibili impollinazioni incrociate. Tra queste, due ci colpiscono in particolare e guardando attentamente i loro frutti ipotizziamo l’albero genealogico dei loro genitori

 

Per il momento una la cataloghiamo come l’incrocio tra il Ropreco con il Cuore di Mamma e l’altra come l’incrocio tra il Cuore di Mamma e il Grappolo Plus ( che a sua volta era già una selezione di una variante del Grappolo Abruzzese ). Entrambe le varietà sono caratterizzate da una polpa soda e carnosa tipica del Cuore di Mamma. Per i sapori invece… non ci sono parole per descriverli!
Riponiamo i bicchierini con i semi al buio in attesa che avvenga l’alchemica fermentazione

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Fine Agosto, un bel giorno nell’esatto momento tra la piena fruttificazione estiva e il nitido concretizzarsi del sentore autunnale, improvvisamente si apre un portale verso un lungo viaggio …

[ link prossimamente disponibile ]

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Dal lungo viaggio ritorno solo a inizio Ottobre, trovando l’orto nella sua fascinosa, trasandata e introspettiva veste autunnale addobbata fedelmente dai funghi nati spontaneamente tra la pacciamatura legnosa intenta a decomporsi 

 

Ad accompagnare questo magico momento _ intriso di intensi profumi caratteristici della gloriosa ciclicità stagionale _ è il pungente e balsamico pepe rosa, nato da un seme ricevuto in dono qualche anno fa da Angelo del Giardino Botanico Officinale del Duomo di RavennaSONY DSCPrima di farne esperienza, non avremmo mai potuto capire come il semplice fatto di aggirarsi in un piccolo orto possa diventare un viaggio attraverso lo spazio-tempo, verso le memorie risvegliate dalle connessioni umane, instaurate con le persone incontrate nel cammino della vita ed impresse negli strati più profondi della propria interiorità.
SONY DSCOttobre, certi giorni il vento spazza via le nubi e la luce della stella madre torna a farci sentire l’estate. Le creature della terra rispondono prontamente

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Sotto questa luce calda contempliamo la fragrante abbondanza che si sta manifestando nell’orto sinergico Entelekia:
Eccone alcuni assaggi!

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radicchio rosso a palla
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cicoria catalogna
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radicchio rosso pintone
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broccoletti
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cavoletti di bruxelles (in arrivo)
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zucche ( figlie della patisson e padre ignoto )
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cavolo cappuccio bianco
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cavolo riccio
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cavolo verza

Mentre contempliamo la loro forma compiuta
ricordiamo il momento in cui a maggio li seminavamo
vedendoli venire al mondo.

Un altro respiro arriva
e con esso
la delicatissima percezione
della straordinaria magia
che regola tutto ciò

continua …

 

 

Diario dell’Orto _ quinto anno _ capitolo 9 (luglio)

SONY DSCLuglio, giorno dopo giorno le piogge diminuiscono ed il caldo aumenta, così spossante da sciogliere completamente la voglia di lavorare. Ci sentiamo sfiappoliti, sgnappiti, sghimberlati.
Luglio, mese di raccolta e di osservazione.
SONY DSCCominciamo dalla serra-veliero, dove un pomodore ‘Cuore di Mamma’ socializza con le ‘Cipolle di Alife’. Da questo panorama possiamo ora spostarci simultaneamente verso due frangenti:SONY DSC

1
I POMIDORI

 

Mentre in serra hanno cominciato a maturare a metà giugno, nell’orto hanno iniziato ai primi di luglio. Le prime varietà che arrivano a colorare l’estate sono appunto il ‘Cuore di Mamma’ e il ‘Verna Orane’

 

Subito dopo arrivano a maturare anche i primi pomodori nel ‘tappeto volante’ avviato a maggio. Con queste piccole grandi ondate di raccolto avviamo le prime autoproduzioni di conserve per l’inverno
(che soddisfazione)

 

2
LE CIPOLLE DI ALIFE

 

Quando le cipolle ‘abbassano la testa’ capiamo che è il momento di raccoglierle e man mano che le tiriamo fuori dalla Terra rimaniamo sempre più meravigliati!
Sono cresciute in 4 mesi, in appena 3 metri di aiuola, grazie al Sole, alla Terra, all’Acqua e alla Magia che rende possibile tutto ciò
SONY DSCDopo un periodo di essiccagione prima al sole e poi al riparo, è il momento di intrecciare. I primi bulbi intrecciati sono i piu ‘belli’, i più ‘rustici’, quelli che teniamo ‘da seme’ per riprodurre le nostre varietà adorate, tra cui appunto la Cipolla di Alife, ma anche l’Aglio Biancone di Romagna che ora è già alla seconda generazione in sede Entelekia!SONY DSCAnche per lo Scalogno Tondo Americano questo è il secondo anno di rinnovamento varietale con tecniche di Agricoltura Sinergica. Volta dopo volta queste varietà diventano sempre più adatte al nostro terreno, al nostro modo di coltivare, alla nostra energiaSONY DSCE poi torniamo nell’orto, dove troviamo i pennacchi del mais e le prime pannocchie ad accoglierci festosamente, queste piante erano state seminate quasi scherzosamente un po’ quì e un po là.
Osservando ci accorgiamo di una dinamica molto significativa…

 

Prendiamo come punto di riferimento “l’aiuola lunga nord”.
Nel primo tratto vediamo che il mais cresce rigoglioso fino a sconfinare nelle fronde della vegetazione arborea che ricopre l’aiuola (frangente A)

 

Pochi passi più avanti invece, appena usciti dal tratto riattivato a marzo, il mais si presenta drasticamente sottosviluppato (frangente B).

dsc02993.jpgEbbene, il seme di mais utilizzato è lo stesso, seminato nello stesso momento. Anche le consociazioni sono le stesse. L’unica cosa che cambia nei due frangenti è il modo in cui è stato preparato il suolo:
nel frangente A
il suolo è stato recuperato a marzo partendo da un terreno rimasto inerbito per decenni, lavorato con tecniche finalizzate a valorizzare l’humus superficiale e a rispettare la stratificazione del suolo (infatti l’aiuola è a piano terra);
nel frangente B
il suolo è stato recuperato nel 2014 partendo dallo stesso terreno rimasto inerbito per decenni, ma all’epoca avevamo sbadilato e sbidonato per formare l’aiuola rialzata.
Ad oggi di fronte a questo significativo risultato arriviamo a capire, o a pensare, che un elemento estremamente determinante per la crescita delle piante è l’integrità dell’humus superficiale (quando c’è) o comunque l’integrità della stratificazione del suolo.
SONY DSCSull’onda del mais sperimentale andiamo nello squadro in cui facemmo la semina primordiale per il progetto ‘culla genetica’ (frangente C)
Qui il terreno praticamente non ha traccia di humus, e qui non abbiamo fatto alcun tipo di intervento sul suolo tranne un foro praticato nel terreno per inserire il seme di mais. Ebbene, qui le piante sono meno sviluppate e meno produttive rispetto al frangente B, ma sono più sviluppate e più produttive di quelle nel frangente A.
Questo terzo risultato ci conferma quanto affermato pocanzi riguardo all’importanza dell’integrità della stratificazione del suolo.

 

A pochi passi dal mais primordiale, con la stessa logica avevamo piantato le patate con la trivella manuale, lasciando indisturbato il suolo tranne nel punto esatto in cui dovevamo inserire il seme nel terreno.
Dopo pochi mesi dalla semina ecco che raccogliamo le prime patate, sode e saporite come non mai
e soprattutto, totalmente naturali.

SONY DSCE ora torniamo nelle aiuole dell’abbazia dei pomodori, dove l’inerbimento tappezza i camminamenti ( e in realtà si espande anche sulle aiuole ). Ricordiamo che a maggio avevamo trapiantato in via sperimentale delle bietole, dei sedani, dei cavoli vari nella linea 2,5 mentre l’aglio e lo scalogno erano ancora rigogliosi nelle linee 2 e 3. Dopo la raccolta dell’aglio e dello scalogno, le piante nella linea 2,5 hanno ricevuto più luce e sono cresciute recuperando velocemente.

SONY DSCAllo stesso modo anche le piante trapiantate in linea 1 dopo la raccolta delle fave stanno crescendo bene. Aggirandoci nelle aiuole vediamo però che ci sono diverse zone rimaste vuote dalla raccolta delle alliacee, così scostiamo un po’ la pacciamatura legnosa e praticando delle aperture con la trivella manuale mettiamo a dimora nuove piante di bietola, lattuga, finocchio e cicoria, comprate gratis dal nostro vivaio autoprodotto.

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SONY DSCEcco, adesso sì.
Adesso su ogni aiuola si sta innescando ‘il ciclo delle età’, dove coesistono piantine giovani, piante già avviate, piante prossime al raccolto e piante andate a seme, ora verso il termine del loro percorso vitale.

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Un altro mese arriva al tramonto, e la gratitudine continua ad accompagnarci in questo percorso nell’orto entelekia
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continua …

dal deserto alla foresta

Questa storia
parla di una promessa seminata molti anni fa:
‘quel deserto un giorno sarà una foresta’

parla della magia con cui l’universo rimescola costantemente le sue carte fino ad aprire le porte verso la realizzazione di quella promessa

parla della follia con cui il team entelekia si è lanciato, con fiducia, attraverso quelle porte

era il 2010
in quella campagna africana guardandosi attorno si scorgeva polvere e desolazione a 360 gradi

l’incontro con un rabdomante ha permesso di trovare il punto esatto in cui cercare l’acqua

la ricerca prende forma con una serie di problemi insormontabili
e magiche risoluzioni

finché un bel giorno nel 2012 siamo arrivati all’acqua
che è tornata a scorrere sulla terra

da quel momento
la possibilità
è diventata
realtà

il deserto
ha iniziato
la sua
trasformazione

ancora oggi l’universo rimescola le sue carte

e il team entelekia
fiducioso
rimane pronto
a cogliere il momento in cui
nuove porte
si apriranno

Diario dell’Orto – quinto anno – capitolo 8 (giugno)

SONY DSCGiugno, mese di grande rinnovamento per le aiuole dell’orto Entelekia che sono pronte all’alchemica trasformazione transitoria dalla modalità estiva a quella autnnale

SONY DSCcominciamo però osservando come procede l’esperimento del “tappeto volante” avviato a maggio

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I pomidori si mostrano determinati e rigogliosi, il trapianto con la trivella manuale ha permesso un efficace attecchimento delle radici al suolo

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a volte un po’ d’acqua scende dal cielo, altre volte invece glie la diamo noi manualmente. ed ecco già che i primi frutti iniziano a prendere forma

SONY DSCaccanto al tappeto volante ecco l’aiuola 11, avviata a marzo ( vedi secondo capitolo del video percorso ) dove i piselli rampicanti di Zollino sono arrivati alla fine del loro ciclo vitale. Dopo la loro raccolta nella linea 1 potremo già iniziare a trapiantare del cavolo riccio per la raccolta a mungitura durante tutto l’autunno e l’invernoSONY DSCintanto le cipolle di Alife continuano a crescere assieme al sedano e alle erbe spontanee che dalla parte del camminamento iniziano a dilaniare la pacciamatura, ma ormai possiamo aspettare con calma il raccolto delle cipolle senza più bisogno di intervenire nel frattempo con il diserbo manualeSONY DSCnell’aiuola 8 dopo aver raccolto le ultime lattughe a maggio abbiamo trapiantato pomodori, zucchine (in linea 2,5) e mais (in linea 1)SONY DSCsempre con spirito sperimentulo approcciamo diversamente le due metà dell’aiuola: a ovest per ora applichiamo il proverbiale ‘non fare’ lasciando crescere le erbe spontanee in sinergia con le piante coltivateSONY DSCa est invece applichiamo ‘il fare’ e interveniamo sulla crescita del convolvolo e compagnia bella, pacciamando abbondantemente con paglia subito dopo.
Pomodori, zucchine e mais ringraziano vistosamente!
SONY DSCper l’appunto: ad ovest i pomodori sono ancora in fiore mentre ad est stanno già iniziando a fruttificareSONY DSCorbene, arriviamo alle aiuole dell’abbazia laddove scalogno ed aglio sono pronti per il raccoltoSONY DSCnel caso delle scalogne lo capiamo dal fatto che ha ‘piegato la testa’, segnale fenologico così chiaro da abbattere ogni barriera linguisticaSONY DSCestirpiamo il primo ceppo dal terreno come fosse la spada nella roccia e con grande sorpresa troviamo un grappolo di scalogni ben formati e sani.
mossi da entusiasmo implacabile misto a stupore reverenziale procediamo raccogliendo tutta la linea e ci rendiamo conto di come pochi metri di aiuola siano in grado di dare un raccolto significativo!
SONY DSClo scalogno tondo americano ci ha dato grandi soddisfazioni, mentre quello francese è rimasto significativamente più sottosviluppato anche se i suoi sforzi sono comunque molto apprezzabiliSONY DSCl’anno prossimo probabilmente risemineremo in gran parte lo scalogno tondo americano e solo (o addrittura) in piccola parte quello francese per dargli un’altra possibilità all’interno del percorso di adattamento varietale alle tecniche colturali dell’Agricoltura SinergicaSONY DSCcon l’aglio invece il tratto fenologico che ci fa capire il punto di maturazione è il grado di siccità delle foglie. quando a partire dal basso contiamo almeno tre foglie secche allora è per noi il momento di raccogliere, soprattutto se la stagione è frequentemente piovosa come quest’anno ( o come il memorabile 2014 )SONY DSCse la stagione fosse piu asciutta avremmo potuto aspettare ancora un po’ per raccogliere aglio e scalogno, ma in questo caso preferiamo raccogliere un po’ prima avendo un raccolto sano anziché un po’ dopo avendo un raccolto sulla via della marcescenzaSONY DSCallestiamo in un lampo lo spazio per far asciugare il raccolto, conferendo a tutto l’ambiente domestico uno straordinario aroma aglinoSONY DSCogni tanto diamo una rimescolata per rigirare i bulbi affinché possano asciugarsi tutte le eventuali zone umide, ed è proprio mentre siamo intenti a prenderci cura di questo significativo e commovente raccolto che ci balena l’intenzione di fare un bilancio di riferimento per ogni singola aiuola, cominciamo con l’aiuola zero ad esempio, dove in inverno seminammo fave in linea 1 e aglio biancone in linea 2,5 ( un’unica linea poiché a ridosso di un camminamento stretto, con un bulbo seminato ogni 10 centimetri ).SONY DSC su circa 60 bulbi seminati ne abbiamo raccolti ben 50. dei 10 mancanti alcuni li avevamo raccolti precocemente per l’irrefrenabile curiosità di controllarne lo stadio di crescita e gli altri li hanno mangiati i topazzi. a tal proposito considriamo quanto sia stato efficace l’intervento con il coltellaccio per demotivare i rosicchiatori del sottosuolo (vedi capitolo 4 del video percorso)SONY DSC in passato quando di fronte alla presenza di topazzi alzavamo le mani pensando ‘vige la regola del non fare’ arrivavamo a raccogliere forse 10 bulbi su 60,
ma l’enorme differenza che c’è tra l’una e l’altra condizione non è solo in termini di raccolto, ma è prima di tutto in termini di libertà:
nel proprio ‘orto del non fare’
sentirsi liberi di fare
ed è a quel punto che il ‘non fare’ si trasforma: da dogma diventa una scelta,
quindi: essere liberi di scegliere quando fare e quando non fare
SONY DSCcosì di 50 teste d’aglio raccolte ne contiamo 16 fenotipicamente ‘perfette’ ovvero fedeli al loro codice genetico nella massima espressione in un contesto di coltivazione naturale (e di piantumazione fitta). queste 16 le teniamo da seme per riprodurre il gene varietale dalle piante che sono state in grado di dare il massimoSONY DSCi restanti 36 bulbi invece sono quelli destinati all’uso alimentare, di cui 21 sono come gli altri da seme, solo un po’ più piccoli, mentre 13 per la prima volta presentano il gambo duro di chi stava cercando di fiorire: tratto molto insolito per questa varietà che ‘di solito’ non va a seme.
(di questi 13 ce ne sono 3 che hanno sviluppato dei bulbini lungo il gambo, troppo artistici per non essere fotografati).
in questi anni abbiamo visto che l’aglio migliore dal punto di vista della conservazione è proprio quello che va a seme: poiché sviluppa al centro un gambo secco circondato da un unico anello di spicchi ben formati.
SONY DSCinvece quello che non va a seme al centro produce un agglomerato di bulbilli sempre più piccoli, e spesso è da questo globulo che uno di questi spicchietti inizia a marcire intaccando l’intera testa. così ci diciamo che anche da queste 13 piante andate a seme proveremo di ripiantare qualche spicchio l’anno prossimo per vedere prima di tutto se andranno nuovamente a seme, e poi per verificare l’eventuale migliore resistenza nella conservazioneSONY DSCed eccoli i ‘bacchetti’ dell’aglio, ancora distesi nei camminamenti dal giorno della raccolta. li avevamo recisi che il fiore era ancora chiuso, e ora li troviamo magicamente fioriti sebbene siano rimasti buttati là sotto al sole e alla pioggia per giorni, abbandonatiSONY DSCvedere la determinazione incondizionata della vita è sempre.. disarmante

SONY DSCquesti teneri bulbilli, oh come vorremmo che si riseminassero spontaneamente in giro per l’orto per poi spuntare all’improvviso, sorprendendoci (ed è già un’aspettativa)SONY DSCanche un fiore di scalogno rimasto a terra tra i pomodori dell’aiuola lunga sud sta continuando la sua vita fuori dal suoloSONY DSCè veramente sconvolgente la forza di questi fiori che ce la mettono tutta anche in condizioni del tutto irrazionali, nel senso: i bulbi li abbiamo già raccolti! ai fiori non resta che seccarsi ormai! e invece no.. SONY DSC..invece ogni attimo è un momento perfetto per mettercela tutta, fino all’ultimo respiroSONY DSCe così dopo aver raccolto aglio e scalogno (linea 2 e 3) e dopo aver tagliato raso terra le fave e i piselli  (linea 1) spuntano visibilmente i pomodori e l’aglione della Valdichiana in fioreSONY DSCora è il momento di ripopolare tutti gli spazi che si sono liberati grazie al festoso raccoltoSONY DSCci dirigiamo nella serra veliero per ‘comprare gratis’ le piantine autoprodotte nel piccolo vivaio domestico, ma appena entriamo troviamo già delle belle sorpreseSONY DSCi pomodori stanno iniziando a maturare! il primo in assoluto quest’anno è il Verna Orange, varietà indiana (spettacolare) reperita da Kokopelli nel 2014SONY DSCparallelamente constatiamo che i peperoncini (nati a febbraio nella serretta artificiale assieme ai pomodori) dopo essere stati travasati iniziano a ‘piazzarsi’ ben beneSONY DSCalcuni stanno fiorendo, ma altri iniziano già a fare i primi fruttiSONY DSCa differenza dell’anno scorso che per mille motivi i peperoncini andarono maluccio, quest’anno fino ad ora va tutto alla grande! e ne siamo gratiSONY DSCma eccoci nel vivo del vivaio avviato con semi di ‘sativa sementi’ dove troviamo:
bietole da coste gialle, rosse e bianche..
SONY DSC..cavoli ricci, broccoli, cavolini di bruxelles..SONY DSC..cavoli cappucci, cavoli verze, cavoli neri..SONY DSC..finocchi! ecco, iniziamo con loro!SONY DSCriprendiamo la geometria basilare della linea 2 e della linea 3 in cui trapiantiamo i finocchi a zig zag distanziandoli di 25 cm sulla filaSONY DSCallo stesso modo e seguendo le stesse distanze trapiantiamo anche i radicchi, in questo caso non solo nella linea 3 e 2, ma anche nella linea 1 in mezzo all’aglione ed ai mais riemersi dopo la raccolta delle faveSONY DSCcon i cavoli invece raddoppiamo la distanza sulla fila, e anziché metteli a zig zag tra la linea 2 e la linea 3 li mettiamo in una singola fila nella linea 2,5 (a metà tra la linea 2 e la linea 3)SONY DSCquesti sono esempi di come poter gestire ‘la fase alchemica’ che va dall’orto primaverile-estivo all’orto autunno-invernaleSONY DSCin questi casi il pattern che applichiamo è abbastanza ‘monocolturale’, ma se lo contestualizziamo nell’ecologia dell’aiuola in cui ci sono anche pomodori, mais, fagiolini rampicanti e aromatiche, ecco che già suona in un’altra tonalitàSONY DSCsenza contare gli spazi ancora da riempire con altra biodiversità
e senza contare gli spazi già riempiti dalle piante perenni sopravvissute alla fame dei topazzi riseminate liberamente in giro
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continua …

Diario Dell’Orto – quinto anno – capitolo 7 (maggio)

SONY DSCMaggio
il mese delle rose
e del sole
che ancora cede il passo al temporale
SONY DSCil mese in cui avanzare nella selva delle sperimentazioni, infatti nel pratino appena tosato iniziamo un nuovo progetto misteriosoSONY DSCper prima cosa stendiamo il più ampio, antico e prezioso tappeto di mia mamma..SONY DSC.. poi pazientiamo per circa dieci giorni. ora alzando il tappeto vediamo la gramigna sbiancata per la prolungata mancanza di luceSONY DSC
ora che l’impulso creativo delle spontanee è stato un attimino placato,
procediamo impugnando la fantasmagorica trivella manuale con cui facciamo una serie di buchi a circa 50 centimetri tra loro in ogni direzioneSONY DSCricopriamo il suolo con il tappeto, poi con un cutter apriamo una fenditura in corrispondenza di ogni buco sottostanteSONY DSCed ecco i protagonisti dell’esperimento, gli ultimi pomodori ancora in attesa di esser trapiantati, tutti nati da semi di preziose varietà antiche autoprodotteSONY DSCquesto esperimento da un lato è ispirato al metodo di Emilia Hazelip per ‘ripulire un suolo dalle erbe spontanee coltivando le patate sotto il cartone’; dall’altro invece richiama il leggendario metodo che Luciano Furcas usa nell’orto in terrazzo pacciamandolo con i tappetiSONY DSCin questo caso usiamo i pomodori al posto delle patate ed il tappeto al posto del cartone, limitando l’intervento sul suolo alla micro trivellanza seguita da un semplice trapianto innaffiato abbondantemente.
SONY DSCa qualche giorno di distanza ecco che i pomodorini sembrano reagire bene. ora che i nuovi nati sono affidati alla terra è il momento di ‘smollarli’ continuando comunque ad accudirli, ma senza appesantire e frenare il flusso con il peso delle aspettative o delle responsabilità.
SONY DSCcome dice Fukuoka: “il contadino è l’aiutante di Dio”, allora questi pomodori ( come tutto del resto ) cresceranno sì grazie alle nostre cure, bensì anche e soprattutto grazie alle leggi cosmiche e a quel potere da cui tutto nasce e che tutto regola.
ma allora.. non siamo soli ad accudirli!
siamo con l’intero universo!
SONY DSCe forse è questo il cuore della sinergia
è questo a far la differenza tra il far le cose sentendosi da soli e il far le cose sentendo la compagnia del tutto
SONY DSCe sentendo questa compagnia ogni volta che ce ne ricordiamo, ci spostiamo verso ovest dove incontriamo l’aiuola 11 avviata a marzo ( vedi il 2° capitolo del video percorso ) che vede ora il trionfo delle cipolle di alife consociate ai piselli di zollino e a qualche sedano appena arrivato.
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dopo un importante intervento manuale sulle erbe spontanee decidiamo di pacciamare con la paglia, che ora copre la pacciamatura legnosa e protegge l’humus naturale salvaguardato grazie alla particolare tecnica utilizzata per recuperare l’aiuola dal terreno inerbito.

(in questo caso la paglia aiuta anche a dare sostegno alle cipolle che tendevano a sbarandellarsi un po’ per tutti i versi)
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procedendo verso ovest invece, come nell’aiuola 10 ad esempio, per ora continuiamo a tenere la semplice pacciamatura legnosa gestendo periodicamente la crescita delle erbe spontanee tagliandole a livello terraSONY DSCcon gioia vediamo le lattughine trovare il loro posto in mezzo al putiferio dello scalogno da cui spuntano i mais più rustici, a cospetto delle prime freschissime fave, nate dai semi riprodotti e conservati l’anno scorsoSONY DSCa sud di questa aiuola vediamo che per la prima volta il melo cotogno sta facendo i frutti, che emozione sorprendente!SONY DSCprocedendo ancora verso ovest troviamo l’aiuiola 9 dedicata alle alliacee: cipolla estiva, aglio rosso e aglione della Valdichiana. SONY DSCqui avevamo già steso la pacciamatura legnosa ed ora stiamo teorizzando un prossimo intervento di controllo delle erbe spontanee seguito da una pacciamatura di paglia ( come nell’aiuola 11 )SONY DSCl’aiuola 8 invece (quella delle lattughe) è pronta per essere riattivata: tagliamo a livello terra tutte le rimanenze lasciando le radici nel suolo e ci prepariamo a trapiantare zucchine, pomodori e maisSONY DSCmentre ‘ripuliamo’ l’aiuola si sente un forte profumo di sottobosco e funghi, emanato dal suolo che da quando usiamo la pacciamatura legnosa finalmente inizia davvero a rigenerarsi!SONY DSCprocedendo oltre ecco l’aiuola 7, con l’albero di kaki al centro e tutte le varietà di aglio che prosperano, ospitando nel loro ‘sottobosco’ alcuni trapianti di lattughe, bietole e sedano da cui presto potremo già raccogliere foglie a mungituraSONY DSCSONY DSCeccoci giunti nell’abbazia dei pomodori, che ancora dei pomodori non è poiché attualmente ci sono fave e piselli a prosperare nella linea 1 di quasi tutte queste aiuoleSONY DSCquando quest’inverno progettavamo su carta il design ed il pattern per queste coltivazioni prevedevamo un diradamento delle fave e dei piselli in corrispondenza delle postazioni destinate ai pomodori, così da garantire spazio e luce a sufficienza per farli crescere bene fin da subitoSONY DSCperò ora che sarebbe il momento di diradare non ce la sentiamo, ci stringe il cuore all’idea di stroncare prematuramente la vita di queste belle gioie, così ci limitiamo a togliere giusto qualche foglia ( le più ombreggianti ) trapiantando i pomidori nelle posizioni predestinate dove si mimetizzano all’istanteSONY DSCinvece nelle linee 2 e mezzo di queste aiuole ( tra la linea 2 e la linea 3 dove si trovano l’aglio e lo scalogno ) le lattughe, i sedani, le bietole, i cavoli ricci trovano felici il loro posto facendo amicizia e sinergia con le alliacee che le ospitanoSONY DSCl’unica aiuola che non abbiamo imbottito di piante da foglia in mezzo alle alliacee è l’aiuola 3, con scalogno romagnolo (linea 2) e francese (linea 3) nel versante ovest e scalogno romano (linea 2) e americano (linea 3) nel versante estSONY DSCl’idea era nata come una premura soprattutto verso lo scalogno romano e romagnolo in linea 2 per non farli finire avvizziti e stretti come delle sardine tra fave e insalate.. ebbene nonostante tutta la premura e tutto lo spazio e la luce che ricevono stanno andando maluccio. ancora una volta si ottiene proprio ciò che si vuole evitare. SONY DSCancora una volta questo ci insegna che forse non si può evitare ciò che è inevitabile, però si può ottenere ciò che è ottenibile!
forse è meglio muoversi verso ciò che si vuole ottenere anziché verso ciò che si vuole evitare,
ma la differenza è sottile per quanto immensa e l’attenzione per distinguere l’una dall’altra non è mai abbastanza
SONY DSCe un’altro respiro arriva
come una bellissima occasione per proseguire nel sentiero della vita
SONY DSCcome una inestimabile occasione per imparare ad ogni attimo
qualcosa di nuovo
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continua …

Diario Dell’Orto – quinto anno – capitolo 6 (aprile)

Aprile _ dolce dormire _ oscilla tra la calda soleggiata senaszione di un’estate imminente ed il freddo uggioso sentore d’un inverno che non ci abbandona. Questo clima ci riporta al 2014, l’anno in cui nacque l’orto entelekia. Ci fu un inverno molto mite, quasi caldo, seguito da un’estate pluviale, a tratti monsonica. Dopo l’esperienza del 2017 in cui i raggi del sole sembravano uscire da un forno a microonde ora siamo in grado di apprezzare questo tempo indeciso che sembra non voler ‘partire’.
In fondo che fretta c’è?

SONY DSCFiduciosi, abbiamo preparato un miscuglio multivarietale di mais, sia da polenta, sia da popcorn, ed ora ci accingiamo a seminarli con la tecnica ‘primordiale’ provata già l’anno scorso con successo nella terra di tutto e di più.

Con questa tecnica seminiamo tutta la fascia margine che rimane tra la siepe e la recinzione sul lato nord, poi ci estendiamo in questo piccolo squadro di terreno recuperato dal bambuseto che ogni anno si espande come se non ci fosse un domani. Il tentativo di coltivare in questo terreno, compatto, privo di sostanza organica e ricco di rizomi di bambù è una vera sfida entusiasmante.

Schermata 05-2458257 alle 10.59.38Far crescere le piante nate dai semi di varietà antiche in condizioni non propriamente agiate apre la strada alla selezione dei semi delle piante che meglio riusciranno ad adattarsi. Ripetendo questa nuova ed antica tradizione negli anni ci porterà ( se tutto va come speriamo ) ad avere una varietà di mais rustica ed ampiamente biodiversa anche grazie alla libera impollinazione incrociata che permette la ricombinazione genetica evolutiva.

Schermata 05-2458257 alle 11.00.30In questo inizio aprile vibrante di sperimentazioni iniziamo anche una semina di patate piuttosto insolita. Senza intervenire sul suolo con lavorazioni di alcun tipo, ci limitiamo a scavare dei fori ( diametro 15 cm ) con la trivella per interrare le patate che stanno germogliando.

Il nostro compito in fondo è tutto qui, ridare i semi alla terra, e aspettare fiduciosi la nuova vita.

SONY DSCIl ritmo lento della vita nell’orto fa perdere la cognizione del tempo, i giorni si susseguono come un unico lento respiro e intanto sotto ai nostri occhi la meraviglia si manifesta, come se fosse tutto normale, come se non fosse un miracolo intriso di eccezionale rarità.SONY DSC
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Ogni giorno in quest’orto troviamo sempre qualcosa da portare in tavola,
ma il raccolto principale
che nutre l’anima
è la gratitudine.

 

Aspettavamo la nuova vita
ed aggirandoci nei meandri del bambuseto verso la recinzione, intenti ad architettare una recinzione per arginare le galline,
l’abbiamo trovata.

SONY DSCI merli hanno deciso di fare un nido proprio qui da noi, che privilegio inestimabile. Questi pulcini devono essere nati da poche ore, hanno ancora gli occhi praticamente chiusi. Stiamo assistendo ad un’altro miracolo sorprendente. Poi d’un tratto arriva la mamma merla e togliamo il disturbo, indietreggiando fino ad uscire dal bambuseto. Diamo un’occhiata allo squadro dove avevamo seminato, sembra che qualcosa si muove!SONY DSCEccola! La nuova vita! Ci hanno messo il loro tempo, ma finalmente iniziano a nascere i mais del progetto ‘culla genetica’ !

SONY DSCAnche nella fascia tra la siepe e la recinzione qualcosa inizia a spuntare

SONY DSCma più passa il tempo e più vediamo che qui forse c’è troppa poca luce, per non parlare dei topazzi che probabilmente avranno già mangiato un tot di germogli. Stiamo teorizzando di aspettare qualche giorno ancora per vedere meglio il grado di natalità, per poi aggiungere semi di zucca a riempire tutti gli spazi vuoti.

SONY DSCAnche patate seminate con il metodo sperimentale della trivella iniziano a nascere e mostrano un certo vigore anche nelle zone più ombreggiate. Siamo molto propositivi! Cerchiamo comunque di non caricarle di pesanti aspettative. Libere patatine, libere di esprimersi come vogliono.

SONY DSCComunque nel frattempo in cui ci meravigliamo e ci riempiamo il cuore di gratitudine, le piogge, il sole e gli impulsi cosmici stanno dando forza alle erbe spontanee. Non appena riusciremo a richiamare la forza di volontà dall’universo inizieremo a darci una mossa per rimuoverle manualmente.

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SONY DSCOsserviamo che ogni zona dell’orto ha una biodiversità spontanea differente. A volte più rigogliosa e a volte più dimessa. Ci diciamo che studiare il modo in cui si esprimono le erbe spontanee nell’orto potrebbe darci molte informazioni utili..
e forse un giorno inizieremo a studiarlo, ma dobbiamo prima varcare la soglia della determinazione.

SONY DSCe poi ci vien voglia di andare a vedere come stanno i piccoli merli
SONY DSCSono passati pochi giorni, ma hanno già fatto un balzo quantico sconvolgente!

SONY DSCEbbene, è arrivato il momento di iniziare a tagliare un po’ d’erba. Le zone così recuperate saranno un buono stimolo per estendere le coltivazioni dell’orto entelekia fino all’ultimo centimetro di spazio disponibile.

SONY DSCe intanto tutti i residui del prato sfalciato ora iniziano il lento processo di decomposizione, in sinergia con i micro organismi e i funghi saprofiti per arricchire l’humus superficiale, la vera ricchezza della madre terra.

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continua …

 

Diario dell’Orto – quinto anno – capitolo 5 (marzo)

SONY DSCMarzo, torna un raggio di sole e si sente l’estate sulla pelle. Tutto ricomincia a fluire.SONY DSCAnimati dalla stessa energia che fa fiorire il piccolo pesco, ci catapultiamo nell’est side dell’orto entelekia ed interveniamo sul meraviglioso prato inerbito che da decenni prima del nostro arrivo prospera indisturbato.SONY DSCPer prima cosa passiamo il tagliaerba su tutta la superficie, ottenendo il tanto apprezzato ‘tappeto dorato’.SONY DSCPoi tracciamo l’area destinata all’undicesima aiuola.SONY DSCE iniziamo la minima lavorazione del suolo con un leggero passaggio di vanga forca, senza ribaltare gli strati del terreno.SONY DSCEcco, qui si vede come la terra madre argillosa sottostante sia ricoperta da un considerevole strato di humus soffice, risultato degli anni di lavoro delle erbe spontanee.SONY DSCQuesto terreno è ricchissimo di radici, tra cui ci sono molti rizomi di pura gramigna intrecciati come un tappeto persiano, così fitto da rendere impossibile l’intervento con la zappetta. L’unica possibilità è sfilarli a mano, uno per uno.SONY DSCDopo la detessitura del tappeto rizomatoso rimane un suolo altamente humico, soffice, sognante.SONY DSCMissione compiuta, questa accurata minima lavorazione del suolo ci permette ora di poter proseguire con semine e trapianti che troveranno un ambiente molto più ricco e vitale di un convenzionale suolo mineralizzato dall’aratura o fresatura o semplicemente dalla vangatura che ribalta le zolle seppellendo l’humus.SONY DSCNella linea 1 ( quella centrale ) mettiamo piselli rampicanti autoprodotti.SONY DSCNelle file 2 e 3 ( sia a destra e sia a sinistra rispetto alla linea 1 ) mettiamo le cipolle di alife, prodotte dai semi ricevuti in dono da una persona molto cara.SONY DSCI piselli li seminiamo a postarelle distanziate circa 20-25 cm sulla fila, mentre le cipolle le trapiantiamo distanziate 15 cm sulla fila. Ora resta solo da setacciare grossolanamente il ‘cippato di legna’ e pacciamare l’aiuola, proteggendo l’humus dal sole e mantenendo l’umidità del terreno favorendo la vita del suolo.SONY DSCPrima però andiamo a vedere come sta l’aiuola 1 sotto al tessuto non tessuto. Con grande sorpresa e con tanta gratitudine vediamo che tutto sta bene ed anche le lattughine sono sopravvissute alla neve che aveva sepolto tutto durante l’ultima settimana di febbraio.

Ci sono anche un bel po’ di erbine spontanee che tornano a spuntare, cogliamo l’occasione ed interveniamo manualmente per controllarne la crescita a favore delle piante che abbiamo seminato e trapiantato. Un po’ le togliamo a mano e un po’ ci aiutiamo con il coltellaccio.SONY DSCQuesto marzo propositivo e carico di energie costruttive risuona in noi, che incominciamo a videodocumentare questo percorso nell’ortoentelekia. Orbene, siamo felici di presentare il video percorso nell’orto entelekia.

Finalmente andiamo anche nella serra-veliero a vedere come stanno i pomodori sotto al tessuto!Schermata 2018-04-02 a 13.12.14Come pevisto, cotti dal freddo… anche se una parte di gambo è ancora viva e ci lascia speranza in un ‘ricaccio basale’ di nuovi germogli. Per fortuna anticipammo la neve ricoverando in casa tutti i pomodori, i peperoncini e i tomatillo ancora in vasetto. Quelli, per quanto comunque strapazzati dal freddo, ora si stanno riprendendo e potranno presto ripopolare la linea 1 di questa aiuola  nella serra veliero.

Procediamo con dei trapianti di riempimento nelle linee 2 e mezzo (gli spazi tra le linee 2 e le linee 3). Mettiamo a destra lattughe alternate a spinaci e rucola a 15 cm sulla fila. A sinistra mettiamo un misto di cavoli a 30 cm sulla fila.
Queste due linee di riempimento sono principalmente destinate alla raccolta a mungitura delle foglie basali affinché le cipolle possano crescere robuste, dopodiché si potranno provare a lasciare esprimere liberamente anche queste piantine.
SONY DSCEd è proprio in questo frangente che scopriamo ‘per caso’ due pomodori che ci erano passati inosservati! Hanno resistito al freddo dove tutti gli altri hanno dovuto soccombere, dimostrando una forza esemplare.Schermata 2018-04-02 a 16.46.52Confidiamo che possano riprendersi e prosperare con l’arrivo della bella stagione. Raccogliere i semi da queste due piante significherebbe selezionare una generazione di pomodori più resistenti alle basse temperature.SONY DSCQuesta varietà ci fu donata da una persona molto cara nel 2012, e in questi anni abbiamo rinnovato le sementi selezionando le piante che meglio hanno resistito alla siccità, ma ora si apre una entusiasmante nuova frontiera per selezionarle anche in base alla resistenza al freddo!

SONY DSCÈ giunto il momento di intervenire manualmente per dissodare le gallerie sotterranee, autostrade per creature affamate di ortaggi buoni.

Alcune fave e alcuni scalogni sono già stati mangiati con gusto.

Scavando un poco nel suolo si vede un ciuffino, apparentemente uno scalogno che nasce a scoppio ritardato, ma tirando lievemente per le foglie esse vengono via mostrando il rosicchiamento famelico in fondo agli steli.

Le cipolline di Alife sono pronte a riempire gli spazi degli scalogni divorati.SONY DSCPrima però interveniamo con il coltello, facendo attenzione a non scardinare le radici delle piante, entriamo sinuosamente tra le file e tra le singole piante per demolire le gallerie sottostanti. È importante intervenire anche nel ‘piede dell’aiuola’ ovvero lo spazio subito esterno alla fila 3, margine tra aiuola e camminamento.

A differenza di un campo convenzionalmente lavorato come quello della Terra dei Mammut o come quello della Terra di Tutto e di più dove non c’era molta vita nel suolo, negli orti naturali come l’orto entelekia invece la vita abbonda ed è normale la frequente visita da parte di biodiverse forme di vita che apprezzano quanto noi questi prelibati ortaggi.SONY DSCIn questi anni abbiamo osservato che questo sistema ( la demolizione delle gallerie ) è effettivamente efficace. Nel tempo però gli abitanti del sottosuolo torneranno a scavare nuove gallerie e a nutrirsi dei buoni ortaggi, allorché si interverrà di nuovo con questo sistema.
L’agricoltura naturale richiede premura, presenza, costanza.
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continua…

Diario dell’Orto – quinto anno – capitolo 4 (febbraio)

Febbraio, coperto da una trapunta di nuvole dense e lunghe giornate di pioggia. Se da un lato battiamo i piedini e friggiamo dalla voglia di continuare i lavori dell’orto; dall’altro siamo profondamente grati, la terra finalmente torna a bere davvero dopo un anno di siccità tremenda.
A volte il cielo si apre e spunta un raggio di sole a cui la natura risponde, coraggiosa e fedele.
SONY DSCLa terra è troppo bagnata per intervenire sul suolo, ma non è certo una buona scusa per restare a mani scossone!. Anzi, è un  momento perfetto per dedicare cura ed attenzioni al semenzaio nella serretta, al riparo dal diluvio apocalittico.
Siamo nati ora che la fortuna ci ha uniti. Per il viaggio da neonati a bambini, ci serviranno alcune favole.

Con delicatezza ovattata ci dedichiamo ai primi ripicchettamenti del 2018 a cominciare dalle amate lattughe, seguite dal cavolo nero e via via da tutte le altre.dsc01922.jpgNel frattempo i pomodorini ed i peperoncini nati a gennaio si son fatti troppo grandi per rimanere nella micro serra artificiale, è ora di essere rinvasati e di andare nella serretta fredda assieme ai semenzai, con la loro copertina di tessuto non tessuto.

Grazie a qualche giorno di sole verso metà febbraio riusciamo ad iniziare la costruzione della serra in cui intendiamo trapiantare proprio quei pomodori e quei peperoncini (e anche le cipolle di Alife!). Per prima cosa squadriamo il terreno e segnamo il perimetro con spago e picchetti, uno ogni metro e mezzo in ogni lato lungo per segnare i punti da trivellare per ancorare bene al terreno gli archi. SONY DSCScaviamo con una trivella manuale fino a 60 cm di profondità e posizioniamo gli archi, fissandoli al trave principale con degli efficacissimi cavallotti.SONY DSCDopo varie peripezie riusciamo anche a montare il nylon, sta volta sotto il pieno del diluvio mentre il vento si alzava forte. Ha tenuto botta tutta la notte! Molto bene benissimo!SONY DSC

Mentre fuori si alternano giornate di sole e pioggia iniziamo ad attivare la prima aiuola all’interno della serra-veliero, con cipolle di Alife e i primi coraggiosi pomodorini super sperimentali. SONY DSCAl tocco della vita rispondono fedeli anche le erbe spontanee, vederle apparire da sotto il cippato in tutto l’orto ci fa sentire l’arrivo della primavera.

E mentre siamo alla ricerca delle erbe spontanee troviamo le tracce del “sacramento”.

Sono arrivate le talpe, girano alla ricerca di lombrichi ed insetti. Ci sono le entrate delle loro tane su diverse aiuole, proabilmente sotto l’orto è già un’infinità di gallerie. I topi presto colonizzeranno tutto, se non l’hanno già fatto. Per ora ci limitiamo ad osservare, a contemplare il fascino sublime della natura che si manifesta, ma al tempo stesso restiamo pronti per quando la terra sarà più asciutta e l’erba un po’ più cresciuta, momento in cui un buon diserbo manuale con coltellaccio ci permetterà anche di infrangere le gallerie almeno nelle aiuole.

Ed ora una carrellata indagando lo stato attuale di ogni singola aiuola dell’orto Entelekia

Aiuola Lunga Nord

L’aglio “biancone di Romagna” finalmente è nato, ed anche le prime fave che però son molto rade. Se non nasceranno nei prossimi giorni procederemo con una seconda semina per riempire gli ampi spazi vuoti. Forse al posto delle fave questa volta metteremo i piselli rampicanti valorizzando la rete di recinzione che costeggia l’aiuola.


Aiuola Zero
ovvero
la prosecuzione dell’aiuola lunga nord, in fondo a sinistra

Qui l’aglio “biancone di Romagna” e le fave stanno alla grande, essendo stata la prima aiuola piantumata per questo 2018 è quella più rigogliosa.


Aiuola 1

Dopo aver trapiantato le lattughe a fine gennaio l’abbiamo coperta col tessuto non tessuto, l’aglio rosso sta una meraviglia, ma anche le fave e le tenere lattughine.


Aiuola 2

Anche qui abbiamo coperto col tessuto per riparare le lattughe consociate all’aglio rosso che cresce con solo qualche giorno di distacco dall’aiuola 1.
Con grande gioia vediamo spuntare anche l’aglione della Valdichiana, benvenuto in terra di Romagna!


Aiuola 3

Questa aiuola presenta 4 file esterne di scalogno, una per ogni varietà. Di queste sono nate per ora l’Americano e il Francese. Il Romagnolo e il Romano stanno ancora dormendo. Le fave al centro sono proprio come vorremmo che fossero su ogni aiuola: tante e tutte belle!


Aiuola 4

Qui le fave sono circondate da una doppia fila di aglio bianco che coi suoi tempi si sta preparando alla vita.


Aiuola 5

Questa presenta sempre le fave al centro, ma contornate da una doppia fila di scalogno americano.


Aiuola 6

La sorella gemella dell’aiuola 5, con l’unica differenza che nella quarta fila ci sono i 4 bulbi rimasti di una speciale variante dello scalogno Americano, reperito da Domenico Ghetti nelle colline di Brisighella.


Aiuola 7

Qui sta nascendo un tripudio tetravarietale di aglio disposto su 5 file che adorna l’albero di Kaki al centro dell’aiuola, ad oggi pacciamata solo per metà.


Aiuola 8

La micro estensione di lattuga sta superando bene le notti di gelo. Sembra che stiano iniziando a crescere dopo questo periodo di attecchimento.


Aiuola 9

Con immensa felicità vediamo che anche qui tutto procede per il meglio, le cipolle estive nelle doppie file esterne crescono, ed è spuntata anche la fila di aglio centrale con le ultime varietà ricevute.


Aiuola Lunga Sud

SONY DSCQui i cipollotti spadroneggiano, mentre le fave nascono timide e rade lungo la recinzione.

E dopo questa carrellata in orto, andiamo a indagare come stanno crescendo i ripicchettamenti nella serretta-semenzaio.

Anche le lattughine trapiantate prima dell’inverno ( nate dai semi pluri-riprodotti in quest’orto) stanno bene e continuano a darci tenerissime foglie che sono la fine del mondo.

Contempliamo questo tepore e ricordiamo l’antico detto: “Per la santa Candelora se nevica o se plora dell’inverno siamo fora“. Ebbene, il giorno della candelora ( il 2 febbraio ) ha piovuto ininterrottamente. Quindi è fatta! Siamo fuori dall’inverno!SONY DSCDalla sera alla mattina tutto si è coperto di neve. Paradossalmente una bella nevicata non smentisce l’esito della candelora, anzi. Ci piace pensare che sia veramente l’ultima zampata dell’inverno prima della calda stagione.

Il peso di questo candore ha spatagnato di un bel pò i tunnel di tessuto non tessuto, sia delle aiuole 1 e 2, sia delle aiuole 8 e 9. Chissà come stanno le insalatine lì sotto! Ebbene, potremmo farci prendere dalle preoccupazioni, o addirittura dall’ira. SONY DSCPotremmo illuderci che questa sia una buona giustificazione per permetterci di brontolare in preda al disappunto poiché sta succedendo qualcosa di imprevisto, qualcosa che non ricalca esattamente la nostra idea di come dovrebbero andare le cose.
SONY DSCMa è così bello poter abbandonarsi alla fiducia, e semplicemente accettare. Confidare nel fatto che tutto accade per il meglio, e se qualche pianta si cuocerà dal freddo qualcun’altra resisterà! Selezioneremo le più forti e ripianteremo sostituendo quelle che invece non ce l’avranno fatta.
Intanto però la vita scorre, il respiro che ho appena fatto se n’è andato per sempre e me lo sono perso, distratto, con lo sguardo altrove.

Ma è qui che voglio tenere lo sguardo
e voglio sentirlo, questo respiro
e voglio sentirla, la gratitudine.
SONY DSCE come spesso accade, non appena riesco a tornare nel presente il pensiero già mi vuol portare altrove, e mi dice: “e i pomodori e i peperoncini in serra?! e se si son cotti dal freddo?!”

E un’altro respiro arriva

 

continua…

“Avignonesi” Montepulciano – laboratorio sperimentale – ottobre 2017

Ad aprile a Montepulciano ho conosciuto Virginie che già in quei giorni esprimeva il desiderio di realizzare un orto sinergico nella sua “Azienda Biodinamica Avignonesi“.virginieFu quel desiderio a muoverla verso la determinazione di realizzarlo. Venne al corso di Montepulciano accompagnata da un gruppo di ragazzi che lavorano ad Avignonesi per fare quell’esperienza tutti insieme e ripeterla nella loro azienda.  Da allora questo desiderio ha continuato a riecheggiare nell’universo finché una domenica di fine settembre ci risentiamo e mi dicono che è arrivato il momento di trasformare il sogno in realtà.
Grande! Quando cominciate? chiedo io _ questo Giovedì, rispondono.
Poi mi chiedono se voglio partecipare. Accetto con entusiasmo e prendo il primo treno per la Toscana.
1Tengo molto a poter seguire le iniziative di chi incontro in questo cammino di “sinergia” [termine che deriva appunto da ‘synérgo’ ovvero ‘coopero’].
Poter contribuire nel mio piccolo alla realizzazione di questi progetti è un grande dono ed una bellissima possibilità per esercitare il sentimento del cuore e ricordarci quanto bello sia essere umani.
2Una cosa che mi colpisce molto è il fatto che Virginie abbia voluto questo laboratorio appositamente per le persone che lavorano nella sua azienda. È un gruppo in cui quasi tutti scoprono oggi per la prima volta che cosa sia l’agricoltura sinergica. Non mi era mai capitata  una situazione simile, ma è bello e richiede ancora più cura ed attenzione, ad ogni passo.3Questo laboratorio lo conduco assieme a Marta, una ragazza che ha partecipato assieme a Virginie al corso di Montepulciano e che ora sta iniziando a lavorare ad Avignonesi. Sarà principalmente lei a prendersi cura dell’orto che realizzeremo. Abbiamo tre giorni per fare tutto. Iniziamo con un giro di presentazioni e poi ci dedichiamo alla teoria, tanto quanto basta per capire come si struttura un orto sinergico comprendendo le idee e i principi che sono alla base di questo tipo di agricoltura. Allorché iniziamo a disegnare radunandoci in vari gruppi. Ogni gruppo lavora ad un progetto ed in fine a turno li presentiamo tutti e facciamo le votazioni.
4Il terreno in cui sorgerà l’orto è adiacente ad una vigna tonda che si dirama da uno spiazzo con un cipresso al centro.
Viene scelto un disegno che fa coesistere l’aspetto funzionale con quello artistico. Mentre guardo questo disegno e faccio questa considerazione mi tornano alla memoria le parole di Antonio quando al primo corso in Friuli ci raccontava una cosa che diceva Emilia: “l’orto sinergico dev’essere artistico e al tempo stesso funzionale, ma non si deve sacrificare la funzionalità all’artisticità, e non si deve rinunciare all’artisticità per la funzionalità. Ci vuole equilibrio.”
5Parlando con Virginie ed i ragazzi di Avignonesi capisco che la loro intenzione è quella di avviare un orto che lascia spazio alle sperimentazioni, in cui le pratiche biodinamiche possano coesistere con quelle sinergiche ed in cui si possano provare formule diverse osservando nel tempo i vari risultati ottenuti. 6Così iniziamo a tirare i fili di riferimento prolungando i raggi della vigna tonda e procediamo segnando le prime sei file di aiuole che, ridendo e scherzando, sono più di 300 metri quadri di orto sinergico! [ L’equivalente di un orto tradizionale di 900 metri quadri ] Per ora questo è l’orto sinergico più grande che ho visto ed è veramente bello poter aiutare a farlo nascere.8Su 33 aiuole totali che abbiamo delineato decidiamo di farne 11 abbastanza rialzate, 11 poco rialzate e 11 in piano. Seguendo la stessa logica di semine e trapianti su tutte le aiuole potremo poi osservare il comportamento del suolo e la resa produttiva a seconda del tipo di aiuola (alta, bassa o in piano).9C’è chi lavora alle aiuole, chi si da da fare per l’impianto di irrigazione, e chi recupera del cippato grossolano (già parzialmente decomposto) ottenuto dalle potature dei loro vigneti.9bDopo aver finito la preparazione delle aiuole per prima cosa le copriamo con un generoso strato di questa straordinaria materia organica.10.jpgIntanto lungo i camminamenti principali (uno si e uno no) si scavano le tracce per i tubi portanti del sistema di irrigazione. Ogni tubo portante si dirama in manichette gocciolanti che coprono le aiuole adiacenti a destra e a sinistra.11Un bell’esperimento che facciamo è anche riguardo il sistema di irrigazione sulle aiuole: se di solito si mettono due linee questa volta proviamo a metterne quattro. La scelta della quadrupla irrigazione, così come quella di avere un sottofondo di cippato addirittura sotto l’irrigazione stessa, sono mosse dalla volontà di risolvere ed anzi prevenire quelle che in questi anni ho osservato essere le due cause principali di problemi in un orto sinergico: 

  • l’insufficienza di acqua a causa di un’irrigazione non abbastanza efficace;
  • il compattamento primaverile-estivo del suolo a causa di una pacciamatura non sufficientemente efficace (e di una bassa quantità di materia organica nel suolo). 

12Spesso uno dei motivi per cui non si mettono 4 linee di irrigazione (ma solo 2) è proprio intrinseco nell’aiuola di terra madre rialzata:
Laddove c’è bisogno di aumentare l’irrigazione ( sui bordi in discesa ) è proprio il punto più sfavorevole per collocare un tubo ad irrigazione gocciolante poiché goccia dopo goccia si scavano dei piccoli canyon che erodono l’aiuola facendo sgrondare l’acqua sui camminamenti. Quando si verifica questa condizione il risultato è che le aiuole sono asciutte ed i camminamenti sono bagnati. Questo è un problema. Ma è anche vero che un problema è una soluzione…
18Pertanto lo strato di cippato sotto l’irrigazione ha molteplici funzioni:

  • proteggere il suolo dall’impatto delle gocce d’acqua che si infrangono sul reticolo di frammenti organici arrivando a terra più dolcemente (prevenendo il problema dei canyon causati dal gocciolamento sulle discese e permettendo l’uso di 4 ale gocciolanti).
  • separare gli erogatori dell’ala gocciolante dalla terra madre fangosa (prevenendo il problema delle otturazioni).
  • apportare una base di materia organica significativa e proteggere più efficacemente il suolo dall’impatto del sole e del calore estivo (prevenendo il problema del compattamento)

13-e1519639767561.jpgPoi è il turno della paglia, che ricopre cippato e irrigazione favorendo ulteriormente il mantenimento dell’umidità nell’aiuola:

  • limitando l’evaporazione, quindi ottimizzando l’uso dell’acqua.
  • favorendo l’attività degli abitanti del suolo intenti a metabolizzare il cippato ed a legarlo con le molecole di terra madre.
  • aumentando la stratificazione e l’effetto protettivo della pacciamatura.

14La cosa più importante in questa fase è riuscire a coprire in maniera uniforme tutte le aiuole, senza lasciare punti radi od aperture. Avere una base di cippato da una sicurezza in più, ma quando si va a mettere la paglia è comunque meglio abbondare senza però esagerare al punto di soffocare semi e piantine.16.jpgMentre l’irrigazione sta bagnando le aiuole noi procediamo con i trapianti: scostiamo la paglia, apriamo una piccola fenditura nel cippato e nella terra madre sottostante ed inseriamo il panetto di terra delle piantine facendolo aderire per bene, poi richiudiamo delicatamente la pacciamatura. 1719Ce l’abbiamo fatta! In solo tre giorni siamo riusciti a completare l’area che ci eravamo prefissi. Questo è un progetto veramente grande, che si costruirà nel tempo, un passo alla volta, e per ora abbiamo mosso il primo.20In questi pochi giorni ho visto persone entrare in contatto per la prima volta con l’agricoltura sinergica, ho visto la loro trasformazione, ho sentito la loro vibrazione cambiare, mettersi in risonanza con la terra, e gioirne.
22Conoscerli è stato un grande piacere, spero di rivederli presto.panoramicaQualche settimana dopo il mio rientro in Romagna ricevo questa foto dell’orto Avignonesi, che bello vederlo prosperare. 24Anche i feedback sono positivi, fino ad oggi il sistema di irrigazione sul cippato si è comportato bene. Nessun canyon nei lati in discesa delle aiuole rialzate, ed in generale tutto l’orto riesce ad essere ben irrigato. Per il momento la terra è ancora bella soffice, ma è normale essendo autunno-inverno.
Sarà bello vedere le trasformazioni della prossima primavera-estate.
Mi ripassano davanti agli occhi tutti i momenti di questa esperienza e mi rendo conto che è stato strano viverla senza Antonio, ho sentito forte la sua mancanza. Non vedo l’ora di potergliela raccontare.

continua …

Diario dell’Orto – quinto anno – capitolo 3 (gennaio)

SONY DSCGennaio, tempo di semenzaio! Nel cassone centrale della serra semino tutto quello che mi capita tra le mani: lattughe e cavoli di ogni sorta, basilico, calendula, bietola, ombrellifere e tante altre.
Sopra al cassone pende una mensola con le piccole cipolle di Alife che crescono lente, ma inesorabili.SONY DSCSono nate dai semi ricevuti in dono da persone care che da anni riproducono questa rara ed antica varietà salvandola dall’estinzione.
Accanto al cassone osserviamo con gioia il risveglio delle radici provenienti dalla puglia, direttamente dalla carciofaia avviata dalla bisnonna di Giulia tra la fine dell’800 e l’inizio del ‘900.SONY DSCParallelamente mi tornano alla memoria quelle belle e poche patatine blue d’artois che facemmo l’anno scorso. Chissà come stanno! Se fino a qualche settimana fa erano ancora sode ed immacolate come appena raccolte … ora manifestano una tenace voglia di vivere.SONY DSCDelicatamente le districo una alla volta e le taglio in modo da separare i singoli germogli.SONY DSCDopo una notte di riposo per lasciare che il taglio si asciughi, preparo una buona quantità di terriccio mescolando 2 parti di terra madre con 1 parte di foglie parzialmente decomposte, 1 parte di letame-trucciolato maturo e 1 parte di torba (unico ingrediente comperato, che nel tempo voglio arrivare a smettere di comprare). SONY DSCPreparo così 120 vasetti, ognuno con un pezzetto di patata germogliato. Taglio la parte dei germogli che sporge fuori dal terriccio per far ‘ricacciare’ gli internodi inferiori che avranno più vigore, poi le ripongo con cura in serra accanto ai carciofi.
Con il terriccio rimasto riempio qualche altro vasetto e qualche plateau, allestendo una piccola serra artificiale per seminare d’anticipo: peperoncini, pomodori, zucchini, cetrioli, gombo okra e qualche vasetto sperimentale con iperico, liquerizia e basilici rari di cui ho solo pochi semi.
SONY DSCEntro pochi giorni ha inizio il risveglio. Assistere a questo fenomeno miracoloso, ogni volta è sublime.

A meno di due settimane dalla nascita già ci sarebbe qualcuno pronto ad essere trapiantato. Sarà meglio sbrigarsi con i lavori per la nuova serra che vogliamo fare appositamente per loro!SONY DSCIntanto procedono anche i lavori nell’orto. Dopo aver riattivato a dicembre le prime 7 aiuole, ora è il turno di far risorgere l’aiuola n° 8, con la stessa tecnica già illustrata nei capitoli precedenti.

Per questa volta qui facciamo una piccola estensione intensiva di lattughe mosaicate. 38 piantine in circa 3 metri di aiuola strutturata su cinque file distanziate tra loro di 20 cm. La scelta di questa piccola monocoltura è per avere un metro di paragone e ossevare poi la differenza tra la crescita di queste e la crescita di quelle che inseriremo “sinergeticamente” nelle altre aiuole dove già stan crescendo aglio e fave.

Con lo stesso metodo e con la stessa idea di base, nel terreno inerbito da decenni ricaviamo una nuova aiuola, la n° 9, in cui però mettiamo delle cipolle estive (per sta volta comprate in mazzetto al vivaio, ma quest’altranno saranno le nostre fatte da seme, promesso) e nella fila centrale piantiamo gli ultimi spicchi di agli speciali appena ricevuti in dono da amici.

NOTA BENE: [l’aiuola n° 8 è stata per un anno coperta dal multistrato di cippato-foglie-paglia. Solo quest’anno è stato tutto rimescolato nei primi centimetri di terra madre; nell’aiuola n° 9 invece abbiamo aggiunto e rimescolato da subito uno strato di cippato parzialmente decomposto (ma neanche troppo decomposto). Esperimento per vedere la resa di un’aiuola attivata con l’immediata rimescolanza di cippato e compararla con quella delle altre che invece hanno visto questa rimescolanza solo dopo 13 lune dalla pacciamatura multistrato.]

Lungo la recinzione sud i cipollotti si sono ripresi alla grande, tenendo testa alle poche ma rigide gelate notturne.SONY DSCNelle aiuole di scalogno e fave, finalmente con grande emozione vediamo spuntare le prime belle gioie.

Lungo la recinzione ovest (aiuola n° zero) l’aglio biancone di romagna e le fave avanzano con fierezza resistendo anche al passaggio dei gatti di tutto il vicinato che hanno eletto l’orto entelekia come loro parco giochi (anche questa è biodiversità).

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la parte giallina al colletto degli agli al centro della foto è il principio di sbiancamento messo in moto dalla parziale sepoltura di cippato che hanno ricevuto per mano dei felini imbizzarriti.

Ed ora entriamo nel vivo dell’osservazione!

Aiuola n°2
dopo aver avuto per un anno la pacciamatura multistrato (
cippato, foglie, paglia), in seguito alla riattivazione ed alla semina di novembre al momento ospita l’aglio per ora privo di erbe spontanee.SONY DSC

Aiuola n°1
l’anno scorso fu l’unica in cui non mettemmo il multistrato di cippato-foglie-paglia. Rimase con una pacciamatura di solo paglia che permise il compattamento e l’inerbimento totale. Dopo la piantumazione di novembre ora è la prima ad esplodere di erbe spontanee.SONY DSCLe esperienze di questi anni ci hanno fatto capire quanto sia certamente importante frenare la competizione delle erbe spontanee a favore della crescita delle nostre tenere piantine. Non tanto per paura che le spontanee possano sottrarre nutrimenti dal suolo (credenza popolare smentita persino dallo stesso Barone Justus Von Liebig*, che sosteneva l’idea secondo cui le piante impoveriscono il terreno), semplicemente vogliamo evitare che entrino in competizione per la luce.SONY DSCCosì muniti di coltellaccio scalziamo con cura tutte le erbine, appena sotto il livello del suolo e magicamente gli aglietti riemergono.

Vedi nella foto qui sotto (all’interno dell’aiuola delineata dallo spago bianco): a destra è dove sono passato con il coltellaccio senza aver ancora aggiunto il cippato.
A
sinistra è dove ho aggiunto il cippato subito dopo il coltellaccio.
Ad ogni atto di manutenzione del suolo si arricchisce l’aiuola con materia organica, questa trovo che sia una delle chiavi del percorso per rigenerare la terra coltivandola.
SONY DSCUna volta aggiunto il cippato anche a destra per un primo momento copro tutto con del tessuto non tessuto, essenzialmente per tenere fuori i gatti che ci si raviolerebbero come matti. SONY DSCOsserviamo come lo spessore di cippato aggiunto sia abbondante e concentrato verso il centro degli interfilari, lasciando aria al colletto delle piante.SONY DSC Questo nuovo anno l’orto entelekia è risorto con sembianze apparentemente sbilanciate sul rigore pettinato tipico degli orti convenzionali _ ebbene _ un respiro dopo l’altro, rispettando i tempi richiesti da ogni tipo di ortaggio, arriviamo ad attuare le prime consociazioni caratteristiche dell’Agricoltura Sinergica: le fave al centro dell’aiuola e sui bordi l’aglio (piantati a novembre) a cui andiamo ad accompagnare le prime insalate.SONY DSCSi procede con una meticolosa ed accurata opera di trapianto:
1- aprire uno spazio nel cippato dove si intende mettere la piantina.
2-rimescolare (a mano) il cippato rimasto in superficie con la terra madre sottostante.
3- bagnare bene e predisporre il foro che ospiterà la piantina.
4- aggiungere un po’ di terra madre all’interno del foro, affinché le radici inizino a svilupparsi e ad attecchire.
[
La scelta di aggiungere la terra madre al trapianto deriva dall’osservazione dell’anno scorso: Sulle aiuole feci i trapianti direttamente nella pacciamatura multistrato di cippato-foglie-paglia e notai decisamente la loro sofferenza nel trovarsi in un ambiente privo dell’elemento terra]
5- mettere a dimora la piantina.
6- aggiungere un po’ di terra madre anche attorno alla parte sporgente del panetto di terriccio, sempre per favorire il sano radicamento.
7- bagnare ancora un po’.
8- richiudere la pacciamatura di cippato, facendo attenzione a lasciare libero il colletto della piantina.

SONY DSCL’aiuola n°1 ospita una sola fila di insalate esternamente, poiché al centro le fave si prenderanno tutto lo spazio. SONY DSCNell’aiuola n°2 invece la fila centrale ospita l’aglione bianco della valdichiana che non è ancora spuntato, così mettiamo una doppia fila di insalate a cavallo delle file interne di aglio rosso.SONY DSCLe prime due aiuole dell’orto entelekia iniziano ad arricchirsi di biodiversità sinergica. Durante febbraio e marzo popoleremo anche le altre aiuole per avere poi una raccolta a scalare.SONY DSCIl mese è ormai al tramonto, ma la sperimentazione continua nel capitolo 4SONY DSC

In conclusione ci tengo a riportare dal libro ‘Agricoltura Sinergica – Le origni, l’esperienza, la pratica’ il testamento del barone Justus Von Liebig (pag.167)

“Sfortunatamente la vera bellezza dell’agricoltura, con i suoi stimolanti principi intellettuali è quasi misconosciuta. L’arte dell’agricoltura si perderà per colpa di insegnanti ignoranti, ascientifici e miopi, che convinceranno gli agricoltori a riporre tutte le loro speranze in rimedi universali, che non esistono in natura. Seguendo i loro consigli, abbagliati da risultati effimeri, gli agricoltori dimenticheranno il suolo e perderanno di vista il suo valore intrinseco e la sua influenza. Confesso volentieri che l’impiego dei concimi chimici era fondato su supposizioni che non esistono nella realtà. Questi concimi dovevano condurre ad una rivoluzione totale dell’agricoltura. Il concime di stalla doveva essere completamente abbandonato, e tutte le sostanze minerali asportate dalle coltivazioni dovevano venire rimpiazzate con concimi minerali. Il concime avrebbe permesso di coltivare sullo stesso campo, con continuità ed in modo inesauribile, sempre la stessa pianta (il trifoglio, il grano ecc.) secondo il piacere e le necessità dell’agricoltore.
Avevo peccato contro la saggezza del Creatore ed ho ricevuto la giusta punizione.
Ho voluto potare un miglioramento alla sua opera e nella mia cecità ho creduto che nel meraviglioso concatenamento delle leggi che uniscono la vita alla superficie della terra _rinnovandola continuamente_ un anello fosse stato dimenticato e che io, povero verme impotente, dovevo fornire.
La mia ricerca sul suolo mi conduce ora a dichiarare che sulla superficie esterna della terra la vita biologica si svilupperà sotto l’influenza del sole. Il grande Maestro e Costruttore ha dato ai frammenti della terra la capacità di attrarsi e di contenere in sé tutti gli elementi necessari per nutrire piante ed animali, così come un magnete trattiene le particelle di ferro senza perderne neppure una. Il nostro Maestro ha aggiunto una seconda legge alla prima, in base ad essa le piante e la terra con cui sono in relazione diventano un enorme apparato di purificazione per le acque. Con questa particolare abilità, la terra rimuove dall’acqua tutte le sostanze pericolose per l’essere umano e gli animali, tutti i prodotti del decadimento e della putrefazione sia che derivino dagli animali che dai vegetali.
Quello che può giustificare il mio comportamento è la circostanza che l’essere umano è un prodotto del suo tempo, e riesce a liberarsi dalle opinioni comuni solo sotto una violenta pressione che lo spinga a radunare tutte le sue forze per liberarsi da queste catene di errati condizionamenti. L’opinione che le piante dovessero trarre il loro nutrimento da una soluzione formata nel suolo con l’acqua piovana (nota: si riferisce ai fertilizzanti minerali aggiunti, disciolti dalle piogge) era un’opinione diffusa ed era scolpita nella mia mente. È stata questa opinione sbagliata la fonte del mio assurdo compotamento. Quando un chimico sbaglia nella stima dei fertilizzanti, non siate troppo critici verso i suoi errori, perché ha basato la sua conclusione su fatti che non può conoscere dalla sua esperienza, ma piuttosto che ha tratto da testi di agricoltura che considera giusti ed affidabili.
Dopo che ho imparato il motivo per cui i miei fertilizzanti non erano efficaci nel modo giusto mi sono sentito come una persona che ha ricevuto una nuova vita. Finalmente tutti i processi di coltivazione si possono spiegare sulla base di leggi naturali che li governano. Ora che il principio è noto e chiaro agli occhi di tutti, rimane solo lo stupore per non averlo scoperto molto tempo fa.
Ma lo spirito umano è una cosa molto strana, e così quello che non si adatta perfettamente allo schema del pensiero comune, semplicemente non esiste”.