Diario dell’Orto – quinto anno – capitolo 8 (giugno)

SONY DSCGiugno, mese di grande rinnovamento per le aiuole dell’orto Entelekia che sono pronte all’alchemica trasformazione transitoria dalla modalità estiva a quella autnnale

SONY DSCcominciamo però osservando come procede l’esperimento del “tappeto volante” avviato a maggio

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I pomidori si mostrano determinati e rigogliosi, il trapianto con la trivella manuale ha permesso un efficace attecchimento delle radici al suolo

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a volte un po’ d’acqua scende dal cielo, altre volte invece glie la diamo noi manualmente. ed ecco già che i primi frutti iniziano a prendere forma

SONY DSCaccanto al tappeto volante ecco l’aiuola 11, avviata a marzo ( vedi secondo capitolo del video percorso ) dove i piselli rampicanti di Zollino sono arrivati alla fine del loro ciclo vitale. Dopo la loro raccolta nella linea 1 potremo già iniziare a trapiantare del cavolo riccio per la raccolta a mungitura durante tutto l’autunno e l’invernoSONY DSCintanto le cipolle di Alife continuano a crescere assieme al sedano e alle erbe spontanee che dalla parte del camminamento iniziano a dilaniare la pacciamatura, ma ormai possiamo aspettare con calma il raccolto delle cipolle senza più bisogno di intervenire nel frattempo con il diserbo manualeSONY DSCnell’aiuola 8 dopo aver raccolto le ultime lattughe a maggio abbiamo trapiantato pomodori, zucchine (in linea 2,5) e mais (in linea 1)SONY DSCsempre con spirito sperimentulo approcciamo diversamente le due metà dell’aiuola: a ovest per ora applichiamo il proverbiale ‘non fare’ lasciando crescere le erbe spontanee in sinergia con le piante coltivateSONY DSCa est invece applichiamo ‘il fare’ e interveniamo sulla crescita del convolvolo e compagnia bella, pacciamando abbondantemente con paglia subito dopo.
Pomodori, zucchine e mais ringraziano vistosamente!
SONY DSCper l’appunto: ad ovest i pomodori sono ancora in fiore mentre ad est stanno già iniziando a fruttificareSONY DSCorbene, arriviamo alle aiuole dell’abbazia laddove scalogno ed aglio sono pronti per il raccoltoSONY DSCnel caso delle scalogne lo capiamo dal fatto che ha ‘piegato la testa’, segnale fenologico così chiaro da abbattere ogni barriera linguisticaSONY DSCestirpiamo il primo ceppo dal terreno come fosse la spada nella roccia e con grande sorpresa troviamo un grappolo di scalogni ben formati e sani.
mossi da entusiasmo implacabile misto a stupore reverenziale procediamo raccogliendo tutta la linea e ci rendiamo conto di come pochi metri di aiuola siano in grado di dare un raccolto significativo!
SONY DSClo scalogno tondo americano ci ha dato grandi soddisfazioni, mentre quello francese è rimasto significativamente più sottosviluppato anche se i suoi sforzi sono comunque molto apprezzabiliSONY DSCl’anno prossimo probabilmente risemineremo in gran parte lo scalogno tondo americano e solo (o addrittura) in piccola parte quello francese per dargli un’altra possibilità all’interno del percorso di adattamento varietale alle tecniche colturali dell’Agricoltura SinergicaSONY DSCcon l’aglio invece il tratto fenologico che ci fa capire il punto di maturazione è il grado di siccità delle foglie. quando a partire dal basso contiamo almeno tre foglie secche allora è per noi il momento di raccogliere, soprattutto se la stagione è frequentemente piovosa come quest’anno ( o come il memorabile 2014 )SONY DSCse la stagione fosse piu asciutta avremmo potuto aspettare ancora un po’ per raccogliere aglio e scalogno, ma in questo caso preferiamo raccogliere un po’ prima avendo un raccolto sano anziché un po’ dopo avendo un raccolto sulla via della marcescenzaSONY DSCallestiamo in un lampo lo spazio per far asciugare il raccolto, conferendo a tutto l’ambiente domestico uno straordinario aroma aglinoSONY DSCogni tanto diamo una rimescolata per rigirare i bulbi affinché possano asciugarsi tutte le eventuali zone umide, ed è proprio mentre siamo intenti a prenderci cura di questo significativo e commovente raccolto che ci balena l’intenzione di fare un bilancio di riferimento per ogni singola aiuola, cominciamo con l’aiuola zero ad esempio, dove in inverno seminammo fave in linea 1 e aglio biancone in linea 2,5 ( un’unica linea poiché a ridosso di un camminamento stretto, con un bulbo seminato ogni 10 centimetri ).SONY DSC su circa 60 bulbi seminati ne abbiamo raccolti ben 50. dei 10 mancanti alcuni li avevamo raccolti precocemente per l’irrefrenabile curiosità di controllarne lo stadio di crescita e gli altri li hanno mangiati i topazzi. a tal proposito considriamo quanto sia stato efficace l’intervento con il coltellaccio per demotivare i rosicchiatori del sottosuolo (vedi capitolo 4 del video percorso)SONY DSC in passato quando di fronte alla presenza di topazzi alzavamo le mani pensando ‘vige la regola del non fare’ arrivavamo a raccogliere forse 10 bulbi su 60,
ma l’enorme differenza che c’è tra l’una e l’altra condizione non è solo in termini di raccolto, ma è prima di tutto in termini di libertà:
nel proprio ‘orto del non fare’
sentirsi liberi di fare
ed è a quel punto che il ‘non fare’ si trasforma: da dogma diventa una scelta,
quindi: essere liberi di scegliere quando fare e quando non fare
SONY DSCcosì di 50 teste d’aglio raccolte ne contiamo 16 fenotipicamente ‘perfette’ ovvero fedeli al loro codice genetico nella massima espressione in un contesto di coltivazione naturale (e di piantumazione fitta). queste 16 le teniamo da seme per riprodurre il gene varietale dalle piante che sono state in grado di dare il massimoSONY DSCi restanti 36 bulbi invece sono quelli destinati all’uso alimentare, di cui 21 sono come gli altri da seme, solo un po’ più piccoli, mentre 13 per la prima volta presentano il gambo duro di chi stava cercando di fiorire: tratto molto insolito per questa varietà che ‘di solito’ non va a seme.
(di questi 13 ce ne sono 3 che hanno sviluppato dei bulbini lungo il gambo, troppo artistici per non essere fotografati).
in questi anni abbiamo visto che l’aglio migliore dal punto di vista della conservazione è proprio quello che va a seme: poiché sviluppa al centro un gambo secco circondato da un unico anello di spicchi ben formati.
SONY DSCinvece quello che non va a seme al centro produce un agglomerato di bulbilli sempre più piccoli, e spesso è da questo globulo che uno di questi spicchietti inizia a marcire intaccando l’intera testa. così ci diciamo che anche da queste 13 piante andate a seme proveremo di ripiantare qualche spicchio l’anno prossimo per vedere prima di tutto se andranno nuovamente a seme, e poi per verificare l’eventuale migliore resistenza nella conservazioneSONY DSCed eccoli i ‘bacchetti’ dell’aglio, ancora distesi nei camminamenti dal giorno della raccolta. li avevamo recisi che il fiore era ancora chiuso, e ora li troviamo magicamente fioriti sebbene siano rimasti buttati là sotto al sole e alla pioggia per giorni, abbandonatiSONY DSCvedere la determinazione incondizionata della vita è sempre.. disarmante

SONY DSCquesti teneri bulbilli, oh come vorremmo che si riseminassero spontaneamente in giro per l’orto per poi spuntare all’improvviso, sorprendendoci (ed è già un’aspettativa)SONY DSCanche un fiore di scalogno rimasto a terra tra i pomodori dell’aiuola lunga sud sta continuando la sua vita fuori dal suoloSONY DSCè veramente sconvolgente la forza di questi fiori che ce la mettono tutta anche in condizioni del tutto irrazionali, nel senso: i bulbi li abbiamo già raccolti! ai fiori non resta che seccarsi ormai! e invece no.. SONY DSC..invece ogni attimo è un momento perfetto per mettercela tutta, fino all’ultimo respiroSONY DSCe così dopo aver raccolto aglio e scalogno (linea 2 e 3) e dopo aver tagliato raso terra le fave e i piselli  (linea 1) spuntano visibilmente i pomodori e l’aglione della Valdichiana in fioreSONY DSCora è il momento di ripopolare tutti gli spazi che si sono liberati grazie al festoso raccoltoSONY DSCci dirigiamo nella serra veliero per ‘comprare gratis’ le piantine autoprodotte nel piccolo vivaio domestico, ma appena entriamo troviamo già delle belle sorpreseSONY DSCi pomodori stanno iniziando a maturare! il primo in assoluto quest’anno è il Verna Orange, varietà indiana (spettacolare) reperita da Kokopelli nel 2014SONY DSCparallelamente constatiamo che i peperoncini (nati a febbraio nella serretta artificiale assieme ai pomodori) dopo essere stati travasati iniziano a ‘piazzarsi’ ben beneSONY DSCalcuni stanno fiorendo, ma altri iniziano già a fare i primi fruttiSONY DSCa differenza dell’anno scorso che per mille motivi i peperoncini andarono maluccio, quest’anno fino ad ora va tutto alla grande! e ne siamo gratiSONY DSCma eccoci nel vivo del vivaio avviato con semi di ‘sativa sementi’ dove troviamo:
bietole da coste gialle, rosse e bianche..
SONY DSC..cavoli ricci, broccoli, cavolini di bruxelles..SONY DSC..cavoli cappucci, cavoli verze, cavoli neri..SONY DSC..finocchi! ecco, iniziamo con loro!SONY DSCriprendiamo la geometria basilare della linea 2 e della linea 3 in cui trapiantiamo i finocchi a zig zag distanziandoli di 25 cm sulla filaSONY DSCallo stesso modo e seguendo le stesse distanze trapiantiamo anche i radicchi, in questo caso non solo nella linea 3 e 2, ma anche nella linea 1 in mezzo all’aglione ed ai mais riemersi dopo la raccolta delle faveSONY DSCcon i cavoli invece raddoppiamo la distanza sulla fila, e anziché metteli a zig zag tra la linea 2 e la linea 3 li mettiamo in una singola fila nella linea 2,5 (a metà tra la linea 2 e la linea 3)SONY DSCquesti sono esempi di come poter gestire ‘la fase alchemica’ che va dall’orto primaverile-estivo all’orto autunno-invernaleSONY DSCin questi casi il pattern che applichiamo è abbastanza ‘monocolturale’, ma se lo contestualizziamo nell’ecologia dell’aiuola in cui ci sono anche pomodori, mais, fagiolini rampicanti e aromatiche, ecco che già suona in un’altra tonalitàSONY DSCsenza contare gli spazi ancora da riempire con altra biodiversità
e senza contare gli spazi già riempiti dalle piante perenni sopravvissute alla fame dei topazzi riseminate liberamente in giro
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continua …

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