Diario dell’Orto _ terzo anno


SONY DSCIl terzo anno l’orto entelekia assume una forma selvaggia, spettinata, dove le erbe spontanee si esprimono liberamente assieme agli ortaggi che sottovoce tentano di guadagnarsi il loro posto al mondo.SONY DSCArrivare al terzo anno è un piccolo grande traguardo. Ricordo Masanobu quando dice che se si vuole provare il cammino dell’agricoltura naturale bisogna darsi almeno tre anni di tempo prima di poter dire ‘funziona’ o ‘non funziona. Forse non lo vogliamo veramente determinare a parole se questo cammino sia ‘valido’ o ‘non valido’, ma preferiamo osservarne i risultati che continuano a sorprenderci.SONY DSCOsserviamo che l’orto lentamente si sta assestando, le aiuole rialzate due anni fa ora si sono quasi completamente spalmate a livello terra, inerbite come se non ci fosse un domani e popolate da ortaggi e fiori che, coi loro tempi, crescono sani e tranquilli.SONY DSCOsserviamo anche un femoneno che si era già verificato durante il secondo anno e che ora si sta ripresentando puntualmente all’arrivo della calura estiva. Come se il suolo stesse soffrendo dello sbalzo climatico tra l’umidità dell’autunno-inverno e la siccità della primavera-estate.SONY DSCIl risultato è che pur rispettando il principio dell’agricoltura sinergica di non calpestare il suolo coltivato per non compattarlo, il compattamento avviene comunque nei mesi del sol leone. Sembra una conseguenza inevitabile al fatto che la terra madre reagisce a determinate condizioni climatiche in base a semplici e immutabili leggi fisiche.

Leggendo il libro ‘Agricoltura Sinergica – Le origini, l’esperienza, la pratica’  ( prodotto dalla Libera Scuola Emilia Hazelip ) ho trovato diversi passaggi illuminanti, soprattutto per quanto riguarda i capitoli dedicati ai principi ispiratori.SONY DSCÈ riportato un passaggio estratto dal libro ‘La follia dell’uomo che ara’ in cui Faulkner spiega con parole molto semplici l’importanza dello strato di humus che in natura ricopre i terreni. Racconta di come l’agricoltura industriale abbia velocemente distrutto questo vero e proprio organo del suolo che ora non può più giocare il suo ruolo deterimnante sulla regolazione delle funzioni vitali degli organismi che lo abitano.SONY DSC

Adesso è comprensibile, è chiaro, quando il suolo viene privato dell’humus diventa facilmente soggetto alla desertificazione. Torna ad essere la terra madre che era prima dei milioni di anni che ci sono voluti affinché nel corso evolutivo si creasse quel suolo fertile fatto di humus.

L’organismo Terra una volta privato dell’humus è fortemente compromesso. Lo squilibrio diventa tale che da un lato si risveglia l’impulso primordiale delle erbe spontanee pioniere, motivate dal crescere in massa per ricominciare da zero il lavoro di ‘terraformazione’. Dall’altro vengono a mancare le condizioni biologiche affinché possa aver luogo il processo di autofertilità che avviene in natura e tutto ciò ad esso collegato.SONY DSCMasanobu attraverso una vita di agricoltura naturale è riuscito a dimostrare che si possono ottenere raccolti abbondanti e sani senza intossicare ed impoverire il suolo. Anzi, i terreni da lui coltivati, inizialmente inariditi dalle coltivazioni industriali, dopo il suo lavoro sono tornati vivi e lo strato superficiale di humus si è ristabilito. Da questa comprensione in poi ogni gesto che muoviamo verso la terra è accompagnato da un’intenzione di fondo: rigenerare l’humus.

Se si riuscisse a ricreare l’humus anche l’aspetto del compattamento del suolo si risolverebbe. A differenza della terra madre, l’humus non può fisicamente compattarsi. Anche se calpestato, pressato, da asciutto o da bagnato, mantiene la sua struttura friabile. A quel punto sì, il principio ‘non compattare il suolo’ potrebbe essere applicato in maniera efficace.SONY DSC

continua…

 

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